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Perché è doveroso correggere la rotta della politica economica europea

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Bisogna cambiare la politica economica e monetaria della UE:  è la storia ad imporlo. I dati di 150 anni sono la base per riflettere sull’assurdità del pareggio di bilancio in costituzione.

In economia più che le parole contano i numeri. Per impostare la politica di una nazione è importante studiare le serie storiche con i dati fondamentali che ne hanno caratterizzato l’evoluzione nel passato. I dati statistici dimostrano che ciò che vale per le singole famiglie o singole aziende non vale per gli stati.

Qualche esempio:

Analizziamo in passato quando si è raggiunto il pareggio o il surplus di bilancio:

In Italia negli ultimi 150 anni il pareggio di bilancio è stato sostanzialmente raggiunto solo 2 volte: nel 1875 e nel 1925. Se in Italia per  150 anni siamo cresciuti, ci siamo industrializzati, abbiamo trasformato un popolo che nel dopoguerra vedeva oltre il 50% della popolazione attiva impiegata in agricoltura (ora è attorno al 3%), abbiamo eliminato l'analfabetismo, aumentato la durata della vita media che allora era inferiore ai 43 anni ed oggi supera gli 80. Tutto questo, senza mai avere un pareggio di bilancio. Forse una ragione ci sarà stata?

Ma i soliti esterofili comincerebbero a dire che siamo un paese da operetta e che la nostra storia non conta. Allora andiamo a vedere cosa hanno fatto i paesi più rigorosi.

Ecco un grafico che evidenzia il deficit o surplus di bilancio di Germania, Olanda e Regno Unito dal 1995 ad al 2011. (Fonte Eurostat)

Sorpresa il pareggio o surplus di bilancio è l’eccezione e non la regola. E' facile vedere che gli istogrammi sopra lo zero sono pochissimi; vere eccezioni anche per la Germania (2 su 17 anni ) per l'Olanda (4 su 17) e per la Gran Bretagna (3 su 17).

A quel punto siamo andati a studiare cosa hanno fatto gli Stati Uniti. Per non sbagliare abbiamo preso le statistiche ufficiali della Casa Bianca (link http://www.whitehouse.gov/omb/budget/Historicals/).

Sorpresa, anche negli USA il pareggio o surplus di bilancio è una eccezione. Se si prendono le serie storiche dei bilanci degli Stati Uniti dal 1901 al 2017 (La Casa Bianca propone anche le stime future) vediamo che gli anni in surplus o pareggio sono stati 33 su 117 (28%).

Se poi consideriamo solo gli anni più recenti dal 46 al 2017 possiamo notare che solo 12 anni su 77 sono in pareggio o surplus (circa il 16% dei casi). Il ragionamento diventa molto più interessante se si vanno a vedere i periodi in cui si è avuto surplus di bilancio. Il periodo più lungo in cui lo stato Federale Americano è stato costantemente in Surplus è stato dal 1920 al 1930. E’ evidente che la reazione agli ingentissimi deficit di bilancio della I Guerra Mondiale portarono ad una stretta dei bilanci pubblici Statunitensi che posero le premesse alla più grande crisi economica del secolo scorso culminata con il crollo del 29 e proseguita poi negli anni successivi.

In seguito fu necessaria la più grande manovra espansiva pubblica (il famoso New Deal) per riportare l’economia Americana di nuovo verso l’espansione economica e la creazione di occupazione.

Inoltre va evidenziato che il negli Stati Uniti gli anni in attivo hanno visto surplus ridotti, mentre i periodi in Deficit hanno sempre rappresentato valori molto rilevanti.

Per comprendere le implicazioni economiche di questi dati è necessario aggiungere una serie di elementi che riguardano essenzialmente l’evoluzione della politica monetaria che negli stessi anni si sono succedute e in particolare l’evoluzione del Credito/Debito Privato e del Debito Pubblico e la gestione della moneta.

In particolare la creazione di moneta da parte di stati sovrani ha consentito in taluni periodi di riassorbire il debito pubblico creato dagli stati permettendo ai sistemi nazionali di rimanere in equilibrio. (su questo però è necessario fornire una serie di dati e di spiegazioni ulteriori che forniremo in seguito).

Qui è sufficiente comprendere che nella storia economica moderna:

È normale che gli stati siano strutturalmente in deficit (vedi la storia di USA, Germania, Inghilterra).

Il deficit di uno stato non deve essere ripagato come quello di una famiglia o di una impresa, ma  in passato è stato riassorbito (in caso di stati con moneta sovrana) emettendo moneta.

Il deficit dello stato è necessario per creare sviluppo (Manovre keynesiane negli anni 30).

Il deficit dello stato, non necessariamente va ad incrementare la spesa pubblica, ma al contrario può favorire la spesa privata e gli investimenti privati (qui dipende dalle politiche che si attuano) . Ad esempio se si usa il deficit per ridurre le tasse alle famiglie con redditi più bassi si favoriscono consumi e investimenti privati, oppure se si riducono le tasse alle imprese che reinvestono si favorisce lo sviluppo delle PMI.

Al contrario se, nelle fasi di recessione o addirittura depressione come quella attuale, si impone il pareggio di bilancio, si crea un corto circuito per cui ai problemi del settore privato (soprattutto mancanza di credito) si aggiunge una stretta dei trasferimenti pubblici o addirittura un aumento della tassazione sui redditi medio bassi e sulle imprese, si crea una situazione insostenibile che invece di guarire il malato lo uccide.

Per questo il pareggio di Bilancio in Costituzione è un assurdo economico. Non è una questione di destra o sinistra o centro, è semplicemente un assurdo logico dimostrato da anni di dati economici. Eppure molti economisti amplificati dai media continuano a ripetere che il problema oggi è il debito e che non possiamo fare deficit di bilancio, ma al contrario dobbiamo risparmiare (tassare e tagliare) per riportare il debito italiano al 60% del PIL secondo i famosi parametri di Bruxelles.

I dati storici dimostrano che è assolutamente necessario cambiare la politica economica della UE. E’ necessario un New Deal (nuovo corso) simile a quello che il Presidente americano Roosevelt avviò tra il 1933 e il 1937 per far ripartire l’economia in piena depressione. Un New Deal con tre caratteristiche principali:

- La riduzione delle tasse per i redditi medio bassi

- La riduzione delle tasse per le imprese che investono

- La riduzione drastica della burocrazia e il ristabilimento di un clima favorevole allo sviluppo di impresa.

Per fare questo è necessario modificare la politica di bilancio attuata fino ad oggi e messa in costituzione senza che i cittadini ne comprendessero l’assurdità, senza un dibattito vero. Poi è necessario cambiare radicalmente la politica della Banca Centrale Europea e ricreare base monetaria per ridurre il debito pubblico e contrastare il credit crunch dovuto al deleveraging drammatico in corso nel sistema bancario. Ma il discorso sulla moneta è molto lungo e va affrontato con dati e statistiche altrettanto significative (sul mio Blog http://crearesviluppo.blogspot.it/ ne parlo in maniera approfondita).

Intanto ricominciamo a ragionare sulla pazzia del pareggio di bilancio in costituzione. E’ necessario un dibattito approfondito basato sulla storia economica per combattere i luoghi comune sul il deficit e sul debito degli stati.

Bisogna avere il coraggio di cambiare politica. Non sono io a dirlo, è la storia degli ultimi 150 anni del mondo occidentale ad affermarlo.

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9 COMMENTS

  1. Il controllo stretto di
    Il controllo stretto di Berlino, Bruxelles, Monti e chissà quanti altri accidenti non ci permettono di fare alcunché. A questa marmaglia non interessa tanto la salute di uno stato quanto il suo stato comatoso, onde prenderlo meglio per il collo ed obbligarlo infine ad un commissariamento come sostenuto da Draghi in altro articolo sempre sull’occidentale. Bella roba. Consideriamo inoltre che metà dei nostri politici insistono per genuflettersi al moloch del momento, leggi euro, e chi non si adegua è da subito uno sciagurato antieuropeista per non dire altro; guai ad uscire dall’Europa, è il coro di tutta una sinistra, e non solo, che vive una piccola politica e senza alcuna riflessione sul modo, irreversibile, in cui tutti andiamo ad impantanarci in una falsità colossale. Ma come è possibile che tutti si rimanga incantati da un pifferaio magico, avviandoci ad un capestro, neppure tanto virtuale, portandoci personalmente anche la corda! Sembriamo veramente tutti quanti succubi di qualche pozione, sortilegio od alchimia al punto di rinnegare 150 anni necessari a costruire uno stato ed una sovranità nazionale di cui, l’inserimento in costituzione del pareggio di bilancio sarà soltanto l’inizio di altre assurdità a venire.

  2. Analisi Oggettive
    Non basta essere contro la politica di Monti, ben vengano analisi oggettive che ne dimostrano l’infondatezza.

  3. Il lungo periodo, questo sconosciuto
    Qualcuno spieghi a Gonzaga che “correlazione” non significa “causalità”. Ovvero: il fatto che frequenti deficit pubblici fossero più o meno contemporanei allo sviluppo economico dei paesi occidentali non dimostra in alcun modo che i primi siano la causa di quest’ultimo. Non a caso gli USA hanno avuto un notevole sviluppo economico negli anni’20, mentre le politiche di Hoover e FDR hanno prolungato la recessione fino a quando non sono state abbandonate (cioè dopo il 1945). Peraltro le cause della crisi del ’29 vanno ricercate nella politica monetaria – la stessa attuata negli anni precedenti al 2007. Stesse cause, stesse conseguenze.

    La vera assurdità logica è credere che lo spreco di risorse da parte del Governo possa creare prosperità. Eppure è ciò che fa Gonzaga, quando sostiene che i deficit pubblici (cioè la spesa pubblica improduttiva non finanziata dalle tasse) siani necessari allo sviluppo economico. Inutile dire che la prosperità si raggiunge solo utilizzando al meglio le risorse, cosa che può fare solo il settore privato.

    Se però Gonzaga vuole dei dati da analizzare, allora prenda in esame due paesi in cui di deficit statali ce ne sono stati parecchi e continuano ad esserci: Italia e Grecia, due perfetti esempi di come le assurdità keynesiane possano ridurre sul lastrico milioni di persone. Se poi vuole informarsi ancora di più, osservi cosa è successo a due paesi i cui Governi non si sono indebitati a dismisura: Svizzera e Hong Kong. In quale di questi paesi preferirebbe vivere?

  4. Teorie keynesiane?????
    L’ultima cosa che mi sarei aspettato di leggere su un blog liberale è una difesa del debito e degli investimenti di stato.
    Forse l’autore ignora che l’Italia, cioè le tasse degli italiani, paga 80 miliardi di euro l’anno di interessi sul debito pubblico.
    Debito pubblico = Somma dei deficit di tutti gli anni precedenti (+ interessi).
    Se aumenta il debito a causa del deficit aumentano le tasse per ripagarlo a meno che non troviamo qualcuno disposto a comprarlo a interessi negativi (vedi Stati Uniti d’America per il momento).

    Non mi sembra che l’Italia sia in questa situazione, mai sentito parlare di spread??

    Gli argomenti proposti in questo articolo sono per lo meno parziali, per non dire falsi e tendenziosi, spero che il direttore de L’Occidentale pubblichi una rettifica.

  5. PRIMA BISOGNA CAPIRE: DEFICIT E POLITICA LIBERALE COESISTONO
    Caro Alessandro, il deficit è uno strumento come tanti altri di gestione dell’economia e se utilizzato bene serve per rilanciare l’economia. Poi bisogna vedere come si utilizzano le risorse create.
    Due esempi:
    – se usiamo le risorse per abbassare tasse su famiglie e imprese e lasciamo alle famiglie e alle imprese la facoltà di investire quelle risorse liberamente facciamo una politica liberale.
    – se le risorse le spendiamo per accrescere stipendi pubblici aumentando i burocrati facciamo una politica dirigista.
    Pensaci. Se gli USA, il paese con l’economia più liberale è stato sempre in deficit, e grazie al deficit si è sviluppato enormemente, cosa significa? Il deficit è uno strumento asettico, ripeto è la politica con cui si usano le risorse che fa la differenza. Ma ci ritorneremo per spiegare meglio il concetto.

  6. Quindi gli stati possono
    Quindi gli stati possono indebitarsi senza fine,a prescindere dal debito che hanno già,drenando capitali, che potrebbero essere spesi in modo più efficiente,per coprire spese correnti.E se troppo debito,voilà un pò di inflazione e tutto risolto.A spese di chi?Perché qualcuno dovrà pur pagare in qualche modo.Non ho mai visto pensionati,operai,impiegati diventare ricchi con l’inflazione e neppure un paese. E poi l’Italia non ha fatto questa politica di debito senza fine negli ultimi decenni?Con quali risultati lo si vede.Preferisco essere tedesco o svizzero.Almeno in questo.

  7. un po’ di confusione tra debito, economia liberale e Svizzera
    Caro Enrico. intanto grazie per il commento, dialogare è sempre un valore anche se da posizioni differenti. D’altra parte si scrive per questo.

    Sulle questioni che hai posto, parto dalla Svizzera, paese per molti versi eccezionale, ma proprio per questo da non prendere come riferimento. Io ho parlato di USA, GB, Germania perchè sono grandi paesi e soprattutto GB e D sono confrontabili a noi e hanno una grande base industriale. La Svizzera invece basa la sua forza sulla finanza ed ha problematiche di gestione completamente differenti da noi. La cosa è complessa, in quanto implica un minimo di conoscenza dei meccanismi dei cambi e di creazione di moneta, ma provo a semplificare:
    La Svizzera in tutti i momenti di crisi internazionali diventa il salvadanaio del mondo. Tutti corrono a portare le loro risorse in SWI e questo fa aumentare le riserve di valuta e le banche Svizzere non hanno alcun credit crunch anzi. Per questo la Svizzera ha il problema inverso di dover limitare l’accesso di valuta. Per farlo negli ultimi mesi ha usato lo strumento del cambio fissando il cambio Franco Euroa a 1,20 e per mantenerlo tale compra Euro e “stampa” Franchi (quindi crea liquidità in franchi). Inoltre mantiene tassi bassisimi e addirittura ha minacciato più volte di applicare tassi negativi (per mantenere denaro presso le banche Svizzere denominato in Fr si paga!). Per tutte queste ragioni la Confederazione non ha bisogno di grandi deficit di bilancio, perchè la liquidità per la crescita è fornita dal credito e dall’afflusso di capitali o dalla creazione di moneta.

    Sugli altri punti ci sarebbe molto da dire, ma per brevità aggiungo lodo 2 concetti:
    – tutti gli esempi che ho fatto si riferiscono proprio al lungo periodo e se nel lungo o lunghissimo periodo il surplus in tutti i paesi occidentali è stata l’eccezione, perchè mettere in costituzione l’eccezione?

    – per valutare le politiche di deficit e la relazione di causa ed effetto sulla crescita nel breve è necessario calcolare anche l’andamento del credito/debito privato e la creazione di moneta. Cioè è necessario valutare insieme le tre leve.

    Tutti i ragionamenti tecnici possono comunque essere opinabili, ma una cosa mi addolora:
    la confusione tra aspetti di tecnica economica e visione politica. Mi spiego: io in economia sono un liberale. Ho scritto tantissimo sul concetto di ridurre il perimetro dell’economia pubblica. In sostanza meno stato e più privato. Ma vedo intorno a me una confusione enorme tra i concetti.
    Lo ripeto: fare deficit, creare moneta, aumentare il credito sono strumenti operativi, leve con cui far crescere o ridurre l’economia reale. Cresere o ridurre risorse monetarie.
    L’uso di tali risorse, ciè lasciarlo alla libertà di famiglie o imprese è liberale, al contrario decidere a livello di governo come e a chi allocare le risorse è tipico di una economia dirigista o peggio comunista.
    Quando Bush ha aumentato il defict ma contemporaneamente ha ridotto le tasse ha fatto una manovra espansiva di tipo liberale
    Quando la Merkel o Blair nel 2009 hanno aumentato il deficit di bilancio e abolito la regola UE del divieto di aiuti di stato per salvare le loro banche hanno fatto una manovra dirigista. (il mercato le avrebbe fatte fallire). Sono solo esempi, ma confondere deficit, creazione di moneta, con le politiche con cui si utilizzano le risorse è un errore madornale che poi, mettendo tutto (politica, tecnicismi economici)insieme, come fanno anche molti politici, in una melassa indistinta non aiuta certo a risolvere i problemi.

  8. Ripeto: debito = somma dei deficit
    Mi spiace ripetere quanto già scritto ma:
    1) Gli USA si fanno prestare soldi a tassi praticamente negativi (cioè paghiamo la sicurezza che gli USA offrono ai nostri risparmi). Noi no.
    2) Dato il punto 1, per ogni 100€ di debito dello stato italiano noi dobbiamo restituirne 104,5 circa. Quindi se anche le spese dello stato fossero uguali alle entrate (= zero deficit), noi facciamo comunque deficit a causa degli interessi sul debito
    3) Probabilmente gli USA potrebbero anche decidere di non pagare i propri debiti facendo default (magari parziale) tanto sono comunque la nazione più potente della terra, e creerebbero più guai agli altri che a loro stessi. Noi no. Noi dobbiamo pagare il debito
    4) Se dobbiamo pagare il debito, e questo continua a crescere grazie a nuovo deficit questo debito costerà di più ogni anno e serviranno sempre più tasse per pagarlo. Alla fine ci investitori si tireranno indietro e noi finiremo come la Grecia o l’Argentina.
    No grazie.

  9. Alcune considerazioni
    Premessa: mi scuso del ritardo con cui ho visto la sua risposta e del modo in cui mi sono espresso nel primo commento. La ringrazio per la sua risposta, benché comunque mi trovi in disaccordo.

    Il fatto che le persone portino i loro soldi in Svizzera è conseguenza del fatto che quel paese adotta certe politiche fiscali e monetarie. Poiché il Governo svizzero non ha grossi deficit di bilancio, non c’è il rischio che li monetizzi svalutando la proprio moneta (o, perlomeno, svalutandola più di quanto stanno facendo gli altri paesi con le rispettive) e quindi le persone si fidano a investirvi il proprio denaro. Di nuovo, non bisogna confondere causa con effetto. Se la Svizzera avesse adottato le stesse politiche adottate in Italia o in Grecia, nessuno vi avrebbe investito il proprio denaro. E adesso sarebbe nelle nostre stesse condizioni.

    Il fatto che sul lungo periodo ogni paese abbia dei deficit di bilancio (mediamente piuttosto contenuti, come nel caso degli USA) è conseguenza del fatto che c’è una tassa a finanziarli: l’inflazione. Se non ci fosse quella tassa (peraltro è una delle più dannose), tali deficit causerebbero una crescita del debito ben poco sostenibile.

    Dal punto di vista liberale, la prima cosa da fare è tagliare ogni spesa pubblica improduttiva (cosa che in Italia, Grecia e co non è stata fatta). Le risorse sprecate dal Governo sono risorse sottratte al settore privato. In secondo luogo, la spesa a deficit non mi sembra “liberale” in alcun caso. Prendiamo l’esempio da lei fatto: fissato il livello di spesa pubblica, porre tasse insufficienti a finanziarla. L’unico effetto è beneficiare i taxpayers attuali a danno di quelli futuri (i quali dovranno pagare gli interessi e il debito precedentemente contratto): non credo che ciò sia descrivibile come una politica di libero mercato. Si tratta comunque di un gioco a somma zero: si “stimola” la produzione presente danneggiando quella futura. Infatti, se non ci fosse il debito accumulato in passato, per definizione i contribuenti futuri non dovrebbero pagare gli interessi su quel debito e quindi pagherebbero tasse minori. Dunque, sul lungo periodo, gli effetti della spesa a deficit così delineata sono nulli (nella migliore delle ipotesi).

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