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L'audizione di Alfano alla Commissione Ue

Perché il bilancio del semestre italiano sull’immigrazione è positivo

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Dopo l'intervento di ieri tenuto dal ministro Alfano presso la commissione Libertà civili, giustizia e affari interni, del Parlamento europeo, è utile fare un bilancio sulla gestione del fenomeno migratorio durante il semestre italiano di presidenza della Ue che si avvia a conclusione: un bilancio positivo se consideriamo gli obiettivi che Italia e Unione si erano dati lo scorso luglio.

Roma aveva chiesto a Bruxelles più coordinamento e una vera solidarietà tra i Paesi europei, un nuovo inizio nell'affrontare i processi epocali che abbiamo di fronte; oggi si può dire che quel risultato è stato centrato. Con il passaggio dalla missione unilaterale italiana Mare Nostrum all'operazione Tritone, l'Italia ha ottenuto un maggiore impegno degli Stati membri nella protezione del confine meridionale dell'Europa, attraverso l'agenzia europea Frontex.

Ieri Alfano ha voluto sottolineare che l'Italia non si tirerà comunque indietro nelle operazioni di salvataggio di profughi e migranti nelle acque del Mediterraneo: "Se c'è una chiamata, nessuno può sottrarsi. Le leggi del mare sono state assorbite nei codici fondamentali dei diritti, che nessuno può ignorare", ha detto il ministro.

In questi mesi si è lavorato per rendere ancora più stringente la collaborazione tra le forze di polizia europee, soprattutto sul versante del contrasto alla tratta di esseri umani e della prevenzione del terrorismo. I risultati sono stati importanti, con centinaia di scafisti arrestati e una attività investigativa che dà i suoi frutti, come dimostra l'ultima operazione condotta dallo Sco, sgominando una banda di trafficanti eritrei che operavano tra Italia e Germania.

Come pure L'Italia ha realizzato politiche e programmi sperimentali utili ad accogliere e identificare i minori stranieri non accompagnati, che chiedono asilo o sono vittime della tratta. Da un punto di vista economico, l'indirizzo generale resta quello di una promozione della mobilità dei lavoratori immigrati qualificati, favorendo la circolazione dei cervelli e delle professionalità straniere tra i Paesi europei.

Sul tappeto ci sono a questo punto due proposte strettamente correlate, su cui il Governo e il ministro Alfano si stanno impegnando già da tempo. Anche dopo il semestre, sarà necessario che l'Italia prosegua con determinazione sulla strada intrapresa per incassare anche questi risultati.

La prima proposta è di ripensare la legislazione di Dublino sull'asilo, tenendo presente soprattutto le situazioni di emergenza come quella che l'Italia ha dovuto affrontare praticamente da sola dopo le primavere arabe, i conflitti in Libia, Siria e Iraq. Si può sperare di contenere la pressione migratoria e di regolarla trasformandola in accoglienza solo se gli stati membri della Ue lavoreranno tutti insieme suddividendo l'alto numero dei richiedenti asilo e dei rifugiati.

La seconda proposta, collegata alla prima, è rafforzare i partenariati, le forme di dialogo regionale, di cooperazione tecnica e operativa con gli stati extraeuropei, per arrivare, il più presto possibile e in condizioni di sicurezza, alla creazione di presidi di legalità in Nord Africa, dove poter regolare le richieste dei profughi secondo quel criterio solidale che oggi l'Italia può rivendicare a Bruxelles.

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