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Dallo scoppio della crisi a oggi

Perché il dollaro tornerà a crescere

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Il dollaro non è più, da parecchio, la valuta di riferimento che tutti conoscevamo. I tempi in cui quotava 0,86 contro euro sembrano lontanissimi,  eppure era solo il 2002. Da allora è iniziata la sua discesa vertiginosa, fino a toccare l’1,60 contro euro di inizio 2008: un evento quasi incredibile, una vera e propria utopia, qualora fosse stato anticipato qualche anno prima. Difatti non è successo, nessuno all’epoca lo preventivò.

Adesso per comprendere la fondatezza di una previsione ottimistica per il futuro bisogna ripercorrere le vicende degli ultimi anni.

Nel 2002/2003 iniziò la forte crescita dell’economia americana, sospinta dal credito facile avallato dall’allora governatore della FED Greenspan, che volle risollevare velocemente l’America dall’orrore dell’attacco subito nel settembre 2001.

La FED cominciò così il ciclo di rialzo dei tassi, ciclo che si concluse nel 2006/2007. Da qui iniziò l’andamento alquanto anomalo della valuta americana. I tassi crebbero ed il dollaro continuò ad indebolirsi.

I fattori che  provocarono il fenomeno furono molteplici, alcuni di natura tecnica (le banche centrali iniziarono a ricostituire le riserve monetarie aumentando la quota di euro) ed altri di natura economica (l’andamento della valuta quale espressione dell’andamento dell’economia). Ciò è dovuto al fatto che nel 2006 la curva dei tassi americani divenne “inversa” ed il mercato iniziò a credere a quello che tale fenomeno ha sempre significato:  il fattore anticipatore di una futura recessione. Gli operatori non ci si posero domande sul perché o sul come sarebbe successo, ma quella curva aleggiò tra loro come uno spettro. E così il dollaro continuò inesorabilmente la sua discesa nei confronti della valuta europea anche se negli Stati Uniti si continuava ad alzare i tassi e l’economia proseguiva nella crescita a percentuali del 3.2% (2006-2007).

La recessione si verificò puntualmente a seguito della crisi dei mutui sub-prime, scoppiata nell’agosto del 2007, indebolendo ulteriormente il dollaro, che toccò il suo minimo a 1,60 contro euro nell’aprile del 2008.

La crisi trovò il suo culmine (e  capro espiatorio) nel fallimento della Lehman. E’ proprio da quell’evento che l’economia statunitense cominciò il suo recupero.

Da dicembre 2008 iniziarono a migliorare i dati economici e proprio a dicembre la FED abbassò i tassi al minimo storico, quello attuale, dello 0-0,25%. I dati sull’andamento dell’economia USA, oramai da parecchi mesi, stanno continuando a dare segni di miglioramento, dapprima come meno negativi e, successivamente, da luglio circa, come segnali di crescita.

Oggi la FED non ha più possibilità di manovre monetarie per onorare il suo mandato (stabilità dei prezzi e crescita economica), in quanto il tasso è già al suo minimo: quindi non può che sperare che la crescita dell’economia continui. Ma proprio per questo motivo, non appena ne avrà la possibilità, alzerà subito i tassi, così da tornare ad avere qualche “cartuccia da sparare”, nel caso si vengano a verificare degli imprevisti nel ciclo di crescita. Tutto questo porterà a un susseguirsi di eventi che faranno tornare il dollaro verso quella parità che tutte le banche indicavano all’atto della nascita dell’euro (0,95-1,05).

Quando il mercato inizierà a pensare che la FED possa alzare i tassi (sarebbe sufficiente anche solo qualche dichiarazione di membri  “del direttorio” in tal senso) gli operatori inizieranno a chiudere tutte le posizioni a debito, aperte per la convenienza del tasso a zero e, visto che negli ultimi mesi la volatilità della valuta americana è in salita, il cambio tornerà velocemente verso quell’ 1,25  contro euro - toccato ad agosto dello scorso anno – e, spinto dal buon andamento dell’economia, sfonderà la forte resistenza (1,25, per l’appunto) per continuare il suo apprezzamento.

 

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4 COMMENTS

  1. Dollaro o non dollaro, that’s the question !
    Ma cche stai addi?. Leggere la “Decadenza del Impero Americano” scritto una trentina di anni fá. Se l’America continua a stampare fogliolini di carta verde per i suoi acquisti all’estero e spendere piú di 10.000 verdi per ogni soldato dislocato fuori sede ( sono circa 2.000.000 fra militari e civili )e con un debito interno ed esterno da capogiro sommato alla spietata concorrenza asiatica ed europea, le probabilitá di 1 € a 1,25 u$s sono quelle di una schedina con tutti vincenti fuori casa. Magari !!!

  2. Caro Andrea Manzoni, sono
    Caro Andrea Manzoni, sono passati ormai 3 anni dal tuo scritto in cui pronosticavi una quasi parità del dollaro u$s con l’€uro. Leggi ciò che nella mia ignoranza avevo pronosticato: che gli USA avrebbero continuato a stampare carta verde a tutto spiano e che la parità sarebbe stata superiore “di tanto” alle tue vedute. Conclusione “il diavolo sa per diavolo ma sa di più per vecchio”. E ora “aspetta” a vedere cosa succederà negli USA con l’abnorme debito e una crescita dove soltanto l’apparato industriale-militare conta per più della metà !.Amen.

  3. Caro Adri,
    ti ringrazio per

    Caro Adri,
    ti ringrazio per le tue opinioni molto interessanti ma mi permetto di fare alcune precisazioni. L’articolo l’ho scritto a fine ottobre 2009, meno di due anni fa, quando il dollaro quotava circa 1,49/1,50 contro euro. Secondo il tuo commento, la probabilità che andasse verso 1,00/1,25 era pari ad “una schedina con tutti vincenti fuori casa”, peccato che non l’abbia giocata, perché ai primi di giugno del 2010 il cambio eur/usd era circa 1,19/1,20. Da allora, a differenza di noi europei, qualcuno ha capito l’importanza economica/commerciale dei rapporti di cambio. Mi sembra, infine, che la carta non la stiano stampando solo loro!

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