Il 18 luglio 1860, Carlo Cattaneo scriveva a Francesco Crispi: annessione il vero senso della parola, che non è assorbimento. Un gregge non è una pecora sola. |…| Congresso comune per le cose comuni ; e ogni fratello padrone in casa sua. Quando ogni fratello ha casa, le cognate non fanno liti. |…| Fate subito, prima di cadere in balia d’un parlamento generale che crederà fare alla Sicilia una carità occupandosi d’essa tre o quattro sedute all’anno. Vedete la Sardegna, che dopo dodici anni di vita parlamentare sta peggio della Sicilia, poiché, poco meno vasta, non ha la metà della popolazione>. Sono parole che forse abbiamo letto tutti con qualche intima commozione. Quella di Cattaneo era la protesta legittima contro lo stato giacobino accentratore e, nello stesso, era la riaffermazione di una concezione forte della democrazia, intesa come partecipazione collettiva e responsabile al governo della cosa pubblica. Nel nostro immaginario, sull%E2