Home News “Perché il MES pone comunque condizioni inaccettabili per l’Italia”. Intervista a Giulio Sapelli

L'analisi

“Perché il MES pone comunque condizioni inaccettabili per l’Italia”. Intervista a Giulio Sapelli

“È fondamentale che qualsiasi aiuto venga concesso all’Italia non costituisca un debito da dover ripagare domani”. Alla vigilia del Consiglio Europeo, in cui molto si deciderà tanto del futuro dell’attuale Governo quanto di quello del nostro Paese, sul MES e sugli altri strumenti in campo per affrontare la crisi, il professor Giulio Sapelli ha le idee chiare. E mette in guardia l’UE: “Se si ferma l’Italia, si ferma l’intera Europa”.

Professore, in questi giorni non si fa altro che parlare di MES…

Guardi, confesso di essere sconcertato da questo dibattito.

Si riferisce al discorso “con o senza” condizioni?

Vede, il MES è un trattato internazionale ed è un ircocervo giuridico, in quanto da un lato è sotto la giurisprudenza del diritto dei trattati politici internazionali mentre dall’altro è regolato dal diritto commerciale, cioè con una governance tipica del diritto privato delle società. Presenta dunque condizioni molto chiare per accedere ai finanziamenti. Pertanto, per accedervi con condizioni differenti, non ci sono tante scappatoie: o si riforma l’intero trattato o se ne scrive uno nuovo (cosa che sarebbe possibile solo grazie ad un accordo tra tutti gli Stati che lo hanno firmato). Assodati questi elementi, è evidente a tutti che non si può accedere al MES senza essere sottoposti a determinate condizioni.

Quali soluzioni alternative l’UE ed il governo italiano potrebbero attivare per risolvere il problema della liquidità?

Per uscire da questa crisi con il piede giusto, per l’Italia è essenziale non fare ulteriore debito e possono esserci vari mezzi per raggiungere questo obiettivo. Uno di questi potrebbe essere il prestito nazionale, già adottato nel 1945 per la resistenza e nel 1948 per la ricostruzione. Prestito che è stato proposto da due personaggi con visioni molto distanti tra loro come Giulio Tremonti e Giovanni Bazoli. Inoltre, sarebbe interessante constatare (attraverso un’audizione presso le Camere del Ragioniere dello Stato) quanti siano effettivamente i miliardi di euro che negli scorsi anni sono stati stanziati per le opere infrastrutturali perché, se sommiamo tutti quelli previsti per il settennio 2020-2026, potremmo arrivare anche a duecento miliardi ai quali, chiaramente, andrebbe cambiata la destinazione d’uso per immetterli nell’economia reale. Un’altra idea sarebbe finanziarsi attraverso fondi stanziati sia dal MEF che dalla Banca d’Italia ma, come spiegava il compianto professore ed ex ministro Giuseppe Guarino, questo significherebbe riunire il Tesoro a Bankitalia – dopo la sciagurata divisione operata in passato da Beniamino Andreatta – e, su questo punto, vi sono ancora notevoli resistenze ideologiche e di potere da parte di una fetta della nostra classe dirigente.

Mentre per quel che riguarda l’UE?

L’Europa deve aiutarci in maniera tale che qualsiasi aiuto verrà dato non dovrà essere iscritto nella pagina dei debiti, perché altrimenti dovrà poi essere ripagato. Per questo dovrebbe essere lasciato campo libero agli Stati Nazionali di creare delle specifiche entità finanziarie – che non sottostiano ai trattati vigenti – in grado di poter fare ciò che la BCE non può fare direttamente, vale a dire stampare moneta da immettere nell’economia.

Si parla di altri strumenti finanziari per aiutare le economie europee: BEI, SURE o gli Eurobond…

Questi mezzi se, come ho già detto, aiutano a non creare ulteriore debito, vanno benissimo. Una cosa è certa: se si ferma l’Italia, si ferma l’intera Europa. Perfino in Germania – leggendo quotidiani come Handelsblatt e Suddeutsche Zeitung e sentendo i desiderata della Confindustria tedesca – si capisce comunque che la discussione sull’idea di mutualizzare il debito creando un fondo unico europeo si stia facendo largo rispetto a quanto avveniva solo fino a qualche mese fa, accantonando così un approccio ordoliberista che per anni ha impedito di muoversi in questa direzione.

In tutto questo, cosa c’entra il continuo riferimento ad una patrimoniale?

Credo che questa sia un’idea scellerata. Si verificherebbe quasi certamente una copiosa fuga di capitali verso l’estero e, da quel che ho sentito, qualcuno avrebbe addirittura proposto il controllo dei capitali, in vigore nel nostro Paese fino agli anni ’70. Forse si ha voglia di tornare al periodo in cui a Milano esistevano banche che erano specializzate alla fuga clandestina di denaro verso la Svizzera? Credo proprio di no.

Nei giorni scorsi il Parlamento Europeo ha approvato diversi documenti di indirizzo in vista del Consiglio Europeo. Quasi tutti i partiti si sono divisi tra loro e anche i partiti di centrodestra…

Mi ha lasciato molto sorpreso l’atteggiamento di Forza Italia. Le oscillazioni della linea politica dipendono dalla visione del suo leader indiscusso il quale sembra ormai orientato a tutelare i propri interessi. Il sì al MES “sanitario” non è stato compreso da molti e lascia presagire la volontà di Forza Italia di offrire un appoggio all’attuale governo, nel caso in cui alcuni deputati grillini dovessero far mancare il loro sostegno a Conte quando si tratterà di votare in Parlamento l’accordo che verrà eventualmente trovato nel prossimo Consiglio Europeo. Ovviamente, spero che ciò non accada…

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1 COMMENT

  1. Nel 1′ Mistero sull’Ambiguità dell’Europa si contempla la Mancata Incisione su EuroMonete ed EuroBanconote del Motto:
    … “In Varietate Concordia”,

    … nonché la Mancata Scelta di un Motto Alternativo, Erasmus Standard (del tipo “Cuius Religio, Eius Regio”), per la sola EuroZona, capace di Prevenire (e si sa’ che ciò è sempre meglio che Evitare), possibili Guerre Civili Continentali (o di parte di essa) !!!

    Nel 2′ Mistero sull’Ambiguità dell’Europa, si contempla l’incapacità dei tanti nostrani Partiti di Lotta e di Governo nel guardare alla Realtà nella Totalità dei suoi Fattori, giacché, comunque vada a finire domani, non vedremo nascere né Contratti Collettivi di Lavoro Europei, né Partite IVA Europee, né un CNEL Europeo, soprattutto a valle dell’osservazione da parte dei Partner dell’Italia dei tanti Contributi Nazionali a Pioggia quivi elargiti nelle ultime due Legislature (XVII’ e XVIII’) !!!

    Amen !!!

    Jaba Daba Lux,
    Jaba Daba Lex,
    Jaba Daba Dux !!!

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