La Natività

Perché il Natale non è una festa laica e pagana

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Nel mese che precede il Santo Natale, vi sono sempre numerose polemiche inerenti a questa festività: esse non riguardano solo il Presepe, ma anche l’essenza stessa di questa ricorrenza, che, secondo i soliti ambienti progressisti sarebbe da considerare una festa laica, anche a causa delle sue origini pagane.

Per smentire questa impostazione è necessario cercare di ricostruire le origini del Natale, o, almeno provarci. Innanzitutto, ciò che apparentemente fa sorgere degli interrogativi è la scelta della data, ossia il 25 dicembre. Perché si parla di scelta? Il motivo non è così banale: la data esatta della nascita di Gesù non si conosce, in quanto i Vangeli non ne fanno menzione. A questo proposito ci sono svariate teorie, di altrettanti svariati storici: alcuni ritengono che la data del 25 dicembre potrebbe coincidere con quella dell’effettiva nascita di Gesù; altri, ritengono che essa sia avvenuta nel mese di settembre; secondo altri ancora, invece, il lieto evento si sarebbe verificato in primavera, stagione nella quale, in linea molto generale, i romani erano soliti eseguire i censimenti, pur avendoli promulgati mesi prima.

Ancora, quando è iniziata la celebrazione del Natale? La prima attestazione cristiana del Natale al 25 dicembre, secondo alcuni, risale è del 204 ed è opera di Ippolito di Roma. Secondo molti altri, invece, essa sarebbe da collocare circa al 336, perché la si riscontra nel Chronographus, redatto intorno alla metà del IV secolo dal letterato romano Furio Dionisio Filocalo.

Ad ogni modo, secondo la teoria più accreditata, il motivo della scelta del 25 dicembre per officiare la nascita di Cristo va ricercato nelle tradizioni delle culture pre-cristiane, nel loro solstizio d’inverno e nel loro modo di onorarlo: per i greci il 25 dicembre, non solo costituiva il giorno della nascita di Ercole ed Adone, ma soprattutto il giorno di celebrazione delle Dionisie rurali, in cui si ringraziava Dioniso per il raccolto agricolo, in particolare quello delle vigne. I Romani, invece, erano soliti celebrare tra il 17 e il 24 dicembre i Saturnalia: questa festa aveva inizio con grandi banchetti e sacrifici, per poi proseguire con lo scambio di doni, detti strenae (parola di origine latino-sabina, che probabilmente significava “regalo di buon augurio”). Secondo Varrone, i Saturnalia erano presenti già dai primi anni di vita dell’Urbe eterna, ma ne furono ufficializzate e fissate le date solo in epoca imperiale da Diocleziano. Questi festeggiamenti culminavano proprio il 25 dicembre, con il Dies Natalis Solis Invicti, la festa dedicata alla nascita del Sole, introdotta a Roma da Eliogabalo (imperatore dal 218 al 222) e ufficializzata per la prima volta da Aureliano nel 274 d.C. Probabilmente, inoltre, la fissazione della data ha lo scopo di fare coincidere la festa del Natalis Solis Invicti con la celebrazione della nascita di Cristo, indicato nel Libro di Malachia come “nuovo sole di Giustizia” (cfr. Malachia III,20).

In realtà, però, è opportuno precisare che la festa dedicata alla nascita del Sole ha origini ancora più antiche di quelle romane: trova le sue radici, infatti, dal culto del Dio Mitra, che aveva cominciato a diffondersi a Roma nel I secolo d.C., come culto bellico praticato dai legionari, che si fuse nel III secolo d.C., appunto, con il culto Solis Invicti. Proprio Mitra e il suo sincretismo prima con la festa del Sol Invictus e poi con il Cristianesimo è l’anello di congiunzione tra l’Impero romano e pagano e l’Europa cristiana: anche Mitra, come Gesù, era stato mandato sulla terra dal Padre per combattere il Male; anche Mitra nacque da una vergine; anche Mitra era attorniato da dodici seguaci, con cui celebrò un’ultima cena prima di morire, per poi ritornare nel modo dei vivi dal mondo dei morti.

Dunque, checché ne dicano i laicisti e gli ateisti moderni, il Natale non è una festa pagana, ma è una festa Cristiana, che, semplicemente, presenta alcuni elementi di congiunzione con le più antiche feste pagane, le quali, peraltro, erano tutto fuorché laiche: queste, infatti, avevano dei forti elementi di identità, di spiritualità e di tradizione, dei quali i suddetti mancano completamente.

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