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Perché il sistema spagnolo conviene a tutto il centrodestra

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Non è vero che l’adozione di un sistema elettorale ispirato al modello spagnolo, cioè un sistema proporzionale senza premio di maggioranza, ma con alcuni meccanismi disproporzionali che premiano e pertanto incentivano l’aggregazione delle forze omogenee (1), significherebbe smantellare il bipolarismo e l’alternanza e passare al sistema delle mani libere. Al contrario, un sistema di questa natura porterebbe a migliorare nettamente la qualità del nostro bipolarismo. Certamente non avremmo la continuazione del bipolarismo attuale che produce coalizioni tanto estese e disomogenee quanto poi incapaci di governare o comunque non in grado di realizzare il programma presentato agli elettori. Ma non avremmo affatto il superamento del bipolarismo, come certamente accadrebbe qualora fosse adottato un sistema proporzionale puro di tipo tedesco che non contiene incentivi all’aggregazione delle forza omogenee.

Avremmo finalmente un bipolarismo maturo basato su grandi formazioni politiche, con una frammentazione molto ridotta, senza lasciare spazio alla ricostruzione del centro. Un sistema che tenderebbe ad avvicinarsi sempre più al bipolarismo che caratterizza tutte le maggiori democrazie, cioè un bipolarismo basato - sia pure non esclusivamente - su due grandi formazioni politiche moderate a vocazione maggioritaria, una di centrodestra e una di centrosinistra, in modo da consentire agli elettori di decidere sostanzialmente il governo del paese su basi programmatiche. Anche in assenza di un vincolo giuridico, la dichiarazione preventiva delle alleanze e del candidato premier non sarebbe affatto impedita ma, anzi, certamente premiata dagli elettori. Il principio della derivazione popolare dei governi sarebbe non solo salvaguardato, ma esaltato per il maggior grado di realizzabilità dei programmi presentati agli elettori. Una soluzione di gran lunga preferibile a quella che scaturisce dallo stesso referendum.

Un sistema di questa natura non solo è più rispondente all’interesse generale, ma conviene a tutto il centrodestra, anche a partiti come Alleanza nazionale, la Lega Nord e la stessa Udc. Esaminiamone le ragioni. Per quanto riguarda Alleanza Nazionale. Con una scelta accorta delle dimensioni delle circoscrizioni (la soluzione ideale sarebbe quella di circoscrizioni di poco più piccole rispetto a quelle della proposta del Pd), il sistema offrirebbe al centrodestra un alto grado di flessibilità in relazione allo stato di avanzamento del processo di federazione e di costruzione del soggetto unitario aderente al Partito Popolare Europeo. Infatti questo sistema elettorale, pur dando il miglior rendimento con la più estesa aggregazione delle forze omogenee, potrebbe al limite consentire, in sede di prima applicazione, anche una presentazione separata delle liste del Pdl e di Alleanza nazionale. Infatti un partito come An, con oltre il 12 per cento dei voti, non sarebbe affatto penalizzato rispetto al sistema vigente, ma conseguirebbe sostanzialmente lo stesso numero dei seggi. E la costruzione del soggetto unitario del centrodestra, alla quale An strategicamente aspira, sarebbe fortemente incentivata dai meccanismi del sistema elettorale che, come già sottolineato, sono progressivamente premiali dei partiti maggiori in funzione della loro consistenza: blandamente premiali se essi rimangono con le attuali percentuali di voto,  fortemente premiali se superano la consistenza del 35% dei voti. Non sostenere una riforma di tipo spagnolo da parte di An, comporterebbe oltretutto il rischio di favorire una soluzione basata esclusivamente sul modello tedesco.

Per quanto riguarda la Lega Nord. Il sistema elettorale non penalizza le formazioni regionali i cui consensi sono concentrati in una parte del territorio nazionale. Diversamente dal sistema che scaturisce dal referendum, la Lega Nord potrebbe presentarsi senza problemi con proprie liste elettorali. Anche in questo caso, con la stessa scelta accorta delle dimensioni delle circoscrizioni, la Lega Nord conseguirebbe sostanzialmente lo stesso numero di seggi che ha oggi e potrebbe concorrere in modo significativo alla formazione di un governo del centrodestra.

Infine, per quanto riguarda l’Udc. Certamente questo sistema elettorale, diversamente da quello tedesco, non consente facilmente, con una percentuale di voti modesta, cioè appena superiore al 5 per cento (che porterebbe ad una rappresentanza relativamente ridotta rispetto alla percentuale di voti), di divenire l’ago della bilancia e godere di una rendita di posizione assolutamente sproporzionata. Dinanzi all’Udc si aprirebbe però un’alternativa in grado di soddisfare comunque le ambizioni politiche che essa legittimamente coltiva: o partecipare da protagonista alla costruzione del grande soggetto unitario del centrodestra aderente al Partito Popolare Europeo,  oppure - qualora questo processo dovessi fallire o rivelarsi manifestamente inadeguato - utilizzare gli spazi politici che inevitabilmente si aprirebbero in questo caso per costruire un soggetto politico di ben altre dimensioni, certamente non penalizzato dal sistema elettorale.

In conclusione, un sistema elettorale ispirato al modello spagnolo appare la soluzione ideale per tutto il centrodestra. In Italia si è proceduto finora alla modifica del sistema elettorale solo dietro l’impulso di iniziative referendarie, necessariamente limitate a causa della tecnica abrogativa dello strumento, ma più che giustificate a causa dell’incapacità di autoriforma del sistema politico. Oggi è la prima volta che si apre concretamente la possibilità di una riforma del sistema elettorale preceduta e non seguita da significativi processi di ristrutturazione del sistema politico, alla luce del fallimento o comunque del cattivo rendimento del sistema fin qui sperimentato. Le difficoltà e gli ostacoli da superare sono certamente notevoli, incluse le diffidenze talvolta ingiustificate. Ma sarebbe esiziale non riuscire, o addirittura neppure tentare di cogliere questa occasione, forse l’ultima che il nostro paese ha concretamente ancora a disposizione.


Note
(1) il riparto dei seggi con il metodo d’Hondt su base circoscrizionale e la dimensione relativamente contenuta delle circoscrizioni, oltre all’eventuale meccanismo contenuto nella proposta del Pd che sovrarappresenta lievemente i partiti che conseguono nei collegi uninominali più seggi di quelli spettanti con il riparto proporzionale

 

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5 COMMENTS

  1. Nelle elezioni che videro la
    Nelle elezioni che videro la vincita del centrodestra fu sbandierato il fatto che l’alleanza fosse basata su di un programma condiviso.Poi si è visto quanto sono pesati i veti di AN e UDC.A mio avviso mancò la leadership di Berlusconi,che avrebbe dovuto tirar dritto,scoprendo il bluff degli altri.Comunque Berlusconi ha annunciato il nuovo partito dicendo”basta ricatti”.Vorrei una legge che garantisse questo.

  2. Sono totalmente d’accordo
    Sono totalmente d’accordo con Peppino Calderisi. Il bipartitismo (due grandi partiti che competono per il governo, più qualche formazione radicata fortemente a livello regionale) deve essere l’obiettivo del nuovo partito di Silvio Berlusconi. E solo il modello spagnolo ci fa ottenere quel risultato. Se accordo sulla legge deve essere con il PD, si segua quella strada.

  3. Sistema spagnolo
    Sistema spagnolo o no, Calderisi è l’unico che a destra si intenda di sistemi elettorali. Il nuovo partito di Berlusconi farebbe bene a coinvolgerlo nelle trattative per la riforma elettorale.

  4. La verità è che l’unico
    La verità è che l’unico sistema valido per la nuova fase politica e utile per il Paese è il maggioritario uninominale a un turno perché garantisce radicamento territoriale e un maggiore rapporto tra eletti ed elettori.

  5. Spero che venga fatta una
    Spero che venga fatta una legge elettorale che mantenga il bipolarismo,definisca prima le elleanze e il premier,altrimenti torniamo indietro di 15 anni,quando si vtava un partito,e non si sapeva nè l’alleato nè il programma.Silvio ricomponi con gli altri,per tornare al governo

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