Perché il sistema spagnolo conviene a tutto il centrodestra

Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Perché il sistema spagnolo conviene a tutto il centrodestra

06 Dicembre 2007

Non è vero che l’adozione di un sistema elettorale
ispirato al modello spagnolo, cioè un sistema proporzionale senza premio di
maggioranza, ma con alcuni meccanismi disproporzionali che premiano e pertanto
incentivano l’aggregazione delle forze omogenee (1), significherebbe
smantellare il bipolarismo e l’alternanza e passare al sistema delle mani
libere. Al contrario, un sistema di questa natura porterebbe a migliorare
nettamente la qualità del nostro bipolarismo. Certamente non avremmo la
continuazione del bipolarismo attuale che produce coalizioni tanto estese e
disomogenee quanto poi incapaci di governare o comunque non in grado di
realizzare il programma presentato agli elettori. Ma non avremmo affatto il
superamento del bipolarismo, come certamente accadrebbe qualora fosse adottato
un sistema proporzionale puro di tipo tedesco che non contiene incentivi
all’aggregazione delle forza omogenee.

Avremmo finalmente un bipolarismo maturo
basato su grandi formazioni politiche, con una frammentazione molto ridotta,
senza lasciare spazio alla ricostruzione del centro. Un sistema che tenderebbe
ad avvicinarsi sempre più al bipolarismo che caratterizza tutte le maggiori
democrazie, cioè un bipolarismo basato – sia pure non esclusivamente – su due
grandi formazioni politiche moderate a vocazione maggioritaria, una di
centrodestra e una di centrosinistra, in modo da consentire agli elettori di
decidere sostanzialmente il governo del paese su basi programmatiche. Anche in
assenza di un vincolo giuridico, la dichiarazione preventiva delle alleanze e
del candidato premier non sarebbe affatto impedita ma, anzi, certamente
premiata dagli elettori. Il principio della derivazione popolare dei governi
sarebbe non solo salvaguardato, ma esaltato per il maggior grado di
realizzabilità dei programmi presentati agli elettori. Una soluzione di gran
lunga preferibile a quella che scaturisce dallo stesso referendum.

Un sistema di questa natura non solo è più
rispondente all’interesse generale, ma conviene a tutto il centrodestra, anche
a partiti come Alleanza nazionale, la Lega Nord e la stessa Udc. Esaminiamone
le ragioni. Per quanto riguarda Alleanza Nazionale. Con
una scelta accorta delle dimensioni delle circoscrizioni (la soluzione ideale
sarebbe quella di circoscrizioni di poco più piccole rispetto a quelle della
proposta del Pd), il sistema offrirebbe al centrodestra un alto grado di
flessibilità in relazione allo stato di avanzamento del processo di federazione
e di costruzione del soggetto unitario aderente al Partito Popolare Europeo.
Infatti questo sistema elettorale, pur dando il miglior rendimento con la più
estesa aggregazione delle forze omogenee, potrebbe al limite consentire, in sede
di prima applicazione, anche una presentazione separata delle liste del Pdl e
di Alleanza nazionale. Infatti un partito come An, con oltre il 12 per cento
dei voti, non sarebbe affatto penalizzato rispetto al sistema vigente, ma
conseguirebbe sostanzialmente lo stesso numero dei seggi. E la costruzione del
soggetto unitario del centrodestra, alla quale An strategicamente aspira,
sarebbe fortemente incentivata dai meccanismi del sistema elettorale che, come
già sottolineato, sono progressivamente premiali dei partiti maggiori in
funzione della loro consistenza: blandamente premiali se essi rimangono con le
attuali percentuali di voto,  fortemente premiali se superano la
consistenza del 35% dei voti. Non sostenere una riforma di tipo spagnolo da
parte di An, comporterebbe oltretutto il rischio di favorire una soluzione
basata esclusivamente sul modello tedesco.

Per quanto riguarda la Lega Nord. Il sistema
elettorale non penalizza le formazioni regionali i cui consensi sono
concentrati in una parte del territorio nazionale. Diversamente dal sistema che
scaturisce dal referendum, la Lega Nord potrebbe presentarsi senza problemi con
proprie liste elettorali. Anche in questo caso, con la stessa scelta accorta
delle dimensioni delle circoscrizioni, la Lega Nord conseguirebbe
sostanzialmente lo stesso numero di seggi che ha oggi e potrebbe concorrere in
modo significativo alla formazione di un governo del centrodestra.

Infine, per quanto riguarda l’Udc.
Certamente questo sistema elettorale, diversamente da quello tedesco, non
consente facilmente, con una percentuale di voti modesta, cioè appena superiore
al 5 per cento (che porterebbe ad una rappresentanza relativamente ridotta
rispetto alla percentuale di voti), di divenire l’ago della bilancia e godere
di una rendita di posizione assolutamente sproporzionata. Dinanzi all’Udc si
aprirebbe però un’alternativa in grado di soddisfare comunque le ambizioni
politiche che essa legittimamente coltiva: o partecipare da protagonista alla
costruzione del grande soggetto unitario del centrodestra aderente al Partito
Popolare Europeo,  oppure – qualora questo processo dovessi fallire o
rivelarsi manifestamente inadeguato – utilizzare gli spazi politici che
inevitabilmente si aprirebbero in questo caso per costruire un soggetto
politico di ben altre dimensioni, certamente non penalizzato dal sistema
elettorale.

In conclusione, un sistema elettorale
ispirato al modello spagnolo appare la soluzione ideale per tutto il
centrodestra. In Italia si è proceduto finora alla modifica del sistema
elettorale solo dietro l’impulso di iniziative referendarie, necessariamente
limitate a causa della tecnica abrogativa dello strumento, ma più che
giustificate a causa dell’incapacità di autoriforma del sistema politico. Oggi
è la prima volta che si apre concretamente la possibilità di una riforma del
sistema elettorale preceduta e non seguita da significativi processi di
ristrutturazione del sistema politico, alla luce del fallimento o comunque del
cattivo rendimento del sistema fin qui sperimentato. Le difficoltà e gli
ostacoli da superare sono certamente notevoli, incluse le diffidenze talvolta
ingiustificate. Ma sarebbe esiziale non riuscire, o addirittura neppure tentare
di cogliere questa occasione, forse l’ultima che il nostro paese ha concretamente
ancora a disposizione.

Note
(1) il riparto dei seggi con il metodo
d’Hondt su base circoscrizionale e la dimensione relativamente contenuta delle
circoscrizioni, oltre all’eventuale meccanismo contenuto nella proposta del Pd
che sovrarappresenta lievemente i partiti che conseguono nei collegi
uninominali più seggi di quelli spettanti con il riparto proporzionale