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Rilancio del Mezzogiorno

Perché la Banca del Sud non peserà sulle casse dello Stato

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Il Sud ha bisogno di un istituto Bancario che faccia gli interessi del Sud. In primo luogo raccogliere denaro al Sud e reinvestirlo localmente come facevano il vecchio Banco di Napoli e il Banco di Sicilia.
Questa una delle idee di Giulio Tremonti per rilanciare il Meridione.

Si parte dall’assunto che le aeree depresse necessitino di un nucleo imprenditoriale stabile che ponga le basi dello sviluppo. Ovviamente per fare impresa sono necessari i capitali. Il Ministero dell’Economia ritiene che questi soldi debbano essere reperiti proprio in queste aeree, per essere certi che vengano impiegati in quelle aeree e fecondino il tessuto economico locale.

In ogni caso sarà lo Stato a fondare la Banca. E i principali partecipanti saranno le Regioni, le varie Camere di Commercio, i Comuni e gli Enti Locali. In un secondo momento il capitale verrà aperto ai privati che diverranno i principali azionisti.

Il Ministero di via XX Settembre conferirà il capitale sociale iniziale pari a 5 milioni di euro. Tale conferimento dovrà rientrare nelle casse dello Stato entro cinque anni dall’entrata in funzione della Banca. Contemporaneamente, lo Stato rimetterà alla Banca tutte le azioni in suo possesso, tranne una. In altre parole, non si tratterà di un vero e proprio conferimento, ma di un prestito iniziale.
Per mettere insieme i 5 milioni iniziali, Tremonti conta di recuperare 2,5 milioni dall’accantonamento fatto in favore del Ministero dei Beni Culturali e altri 2,5 milioni da un fondo relativo al Ministero della Salute.

La norma che disegna il quadro di riferimento per la Banca del Sud è di fatto molto asciutta. E il conferimento/prestito viene giustificato dall’esigenza di assicurare la presenza nelle regioni meridionali di un istituto bancario in grado di sostenere lo sviluppo economico del paese e favorirne la crescita.

Per il resto, si rimanda a un ulteriore decreto del Ministro dell’Economia. Sarà quindi lo stesso Tremonti - entro quattro mesi dall’approvazione della finanziaria - a nominare un comitato promotore per il nuovo soggetto.

Sarà lo stesso Ministro a delineare i tratti della nuova creatura. Indicando i criteri per la redazione dello statuto della Banca che avrà sicuramente la propria sede legale in una città del sud.  Inserendo i paletti per l’acquisto di rami d’azienda di banche che già operano nelle aree meridionali.

Gestendo le modalità di accesso ai fondi internazionali e della UE per le aree depresse. Definendo infine l’azionariato e stabilendo il ruolo dei soci fondatori, ovvero di Regioni, Comuni, enti locali ecc…
Tremonti pensa infatti a uno società ad azionariato diffuso tra i privati. Mediante la partecipazione di tali soggetti in analogia a quanto avviene con il modello cooperativo. D’altronde le risorse non abbondano. Anche per sostenere lo sviluppo del Meridione. Per realizzare gli interventi che il Governo ha in mente, servono soldi. Tanti.

Ma per reperire i fondi lo Stato si dovrebbe indebitare, e con i vincoli europei la cosa diventa estremamente onerosa se non impossibile. Ogni spesa, infatti, graverebbe sugli indicatori economici come deficit/PIL tenuti costantemente sotto controllo dalla stessa UE.

La Banca del Sud di Tremonti, si presenta come una novità nel panorama delle politiche di sviluppo. Perché? Perché limita drasticamente il ricorso al debito pubblico. E, più in generale, si propone di coinvolgere i soggetti privati che così diventano protagonisti in prima persona del rilancio.

Un’economia moderna e competitiva all’interno del mercato comunitario, non può infatti prescindere da una cultura imprenditoriale improntata al dinamismo. Che, soprattutto, non abbia più nulla da spartire con il vecchio modello di Stato assistenzialista.

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