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Perché l’ergastolo va ripensato

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L’appello, dal sapore provocatorio, inviato da 310 ergastolani al Presidente della Repubblica, Giorgio Napoletano, chiedendogli di essere condannati a morte perché “stanchi di morire un pochino tutti i giorni”, riapre la discussione sulla legittimità della pena perpetua, ma risulta per molti aspetti fuorviante alla luce del sostanziale trattamento sanzionatorio previsto nel nostro Paese.

 L’ergastolo, secondo le norme vigenti, è la privazione della libertà personale per tutta la durata della vita. Sebbene da parecchi anni in Italia è in corso un acceso dibattito sulla compatibilità di tale sanzione con il principio di rieducazione del condannato, la Corte Costituzionale ha ritenuto legittimo il carcere a vita, in base alla considerazione che la finalità della pena non si esaurisce nella rieducazione e nel riadattamento sociale, ma tende, altresì, alla prevenzione generale, alla difesa sociale ed anche alla neutralizzazione a tempo indeterminato di crimini di particolare gravità.

 La stessa Corte ha, nondimeno, esteso a tutti i condannati a pena detentiva, ivi compresi gli ergastolani, la possibilità di riduzioni di pena. Secondo i giudici costituzionali, infatti, la possibilità di ottenere uno sconto della sanzione “incentiva e stimola” nel soggetto la sua attiva collaborazione all’opera di rieducazione. Finalità, questa, che il vigente ordinamento penitenziario persegue per tutti i condannati a pena detentiva, compresi gli ergastolani. Come ben si comprende, il carattere perpetuo della pena è, nella sostanza, venuto meno ed il condannato può godere della liberazione condizionale se ha scontato la sanzione per un certo numero di anni, dipendendo, la  diminuzione della stessa, dall’esito del trattamento rieducativo.

E malgrado non si possa affermare, trascorso oramai molto tempo, che la bocciatura delle consultazione referendaria per l’abolizione dell’ergastolo da parte dei cittadini sia preclusiva per una modifica della disciplina attuale, forse sarebbe meglio un ripensamento per riorganizzare l’intero sistema sanzionatorio, in cui il principio della certezza della pena riacquisti centralità, a fronte dell’impressionante aumento della criminalità comune ed organizzata, cui lo Stato non sembra più in grado di dare risposte eque e rigorose.

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1 COMMENT

  1. carcerati e referendun
    Premesso che questi “appelli dei carcerati” scritti poi da qualcun altro per loro (fatemi vedere un criminale che sa usare l’espressione “morire un po’ ogni giorno”)risultano piuttosto stucchevoli, e chiarito che le vittime degli ergastolani non possono “morire un po’ ogni giorno” perché sono già morte del tutto, affermare che, siccome un referendum è avvenuto tanti anni fa, allora il suo risultato non vincola più, mi sembra alquanto grave e, nel caso in questione, a senso unico. Allora, ragionando così, possiamo rimettere in discussione anche divorzio e aborto, no?

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