Perché l’Occidente non protesta per le vignette antisemite?

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Perché l’Occidente non protesta per le vignette antisemite?

Perché l’Occidente non protesta per le vignette antisemite?

01 Aprile 2008

Le vignette su Maometto hanno incendiato le piazze arabe. I governi musulmani accusano la stampa occidentale di propagandare una visione distorta dell’Islam. Ma qual è la situazione nei media arabi? Antisemitismo e razzismo a go-go.

Quella che segue è una selezione di vignette apparse sui giornali arabi e di altre nazioni occidentali dopo l’11 Settembre. L’antisemitismo viene declinato in tutte le sue coniugazioni: la teoria della cospirazione, il negazionismo, la trivializzazione dell’Olocausto, l’antisionismo, le nuove forme di antisemitismo diffuse dai media indipendenti e governativi.

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Questa vignetta è apparsa il 23 giugno del 2002 su Al-Watan, il quotidiano del Qatar. Raffigura il defunto presidente Ariel Sharon che osserva un aereo israeliano in procinto di conficcarsi nel World Trade Center. La parola che appare sotto il disegno significa “Pace”. La vignetta fa riferimento alla nota manipolazione cospirativa, e persecutoria, per cui gli ebrei furono avvisati di non recarsi a lavoro nelle Torri Gemelle il giorno dell’attacco.

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Queste due vignette sono apparse nella serie coreana Distant Countries and Neighboring Countries del disegnatore Lee Won Bok. La serie è stata pubblicata nel 2007 da Gimm-Young, una casa editrice per l’infanzia. Nella prima vignetta vediamo un giornale, una rivista, una televisione e una radio, gli emblemi del controllo giudaico sui media. Nella didascalia si può leggere che “il dibattito pubblico negli Stati Uniti si concentra sugli ebrei e non è esagerato dire che i media americani sono la voce degli ebrei”. La vignetta accanto mostra un uomo che sta risalendo una collina fino a quando si trova di fronte un muro con la Stella di Davide e la scritta “Stop”. Il commento nella didascalia è “l’ostacolo finale al successo è sempre una fortezza chiamata Giudei”. La serie ha venduto oltre dieci milioni di copie.

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Ancora più chiaro il quotidiano Al-Bayan, uno dei più diffusi giornali dei paesi arabi. Nel dicembre del 2005 pubblica questa vignetta in cui si vede un rabbino che gioca con il mondo come se fosse uno yo-yo. L’anno dopo lo stesso quotidiano offre un editoriale intitolato “Sionismo e arabismo” in cui ci si chiede se “i sionisti fanno parte dell’umanità”.

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La fonte di tutte queste teorie sono i tristemente noti “Protocolli dei Savi di Sion”. Qui sopra riportiamo la copertina dell’edizione apparsa a Damasco nel 2005, autorizzata dal ministro dell’informazione siriano. Nel libro si dice che gli attacchi dell’11 Settembre furono un congiura sionista e viene predetta la fine dello Stato di Israele. I Protocolli sono un bestseller in Siria, Turchia e Libano. Sono stati presentati dal governo iraniano al Salone del libro di Francoforte nel 2005 e hanno ispirato popolari serie televisive in Egitto e negli altri stati arabi. Dal 2003, nuove edizioni sono apparse in Gran Bretagna, Ucraina, Indonesia, Giappone, Spagna, Italia, Portogallo, Grecia, Russia e Serbia.

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Questa vignetta è apparsa sul quotidiano saudita Al-Ittihad nel 2006. Mostra un ebreo che sventola un pistolone chiamato “Olocausto” sotto il naso di un uomo che rappresenta il resto del mondo. Il senso è chiaro: gli ebrei hanno ricattato la comunità internazionale con la scusa dell’Olocausto per ottenere i territori palestinesi. Il negazionismo nei paesi arabi è un fenomeno abbastanza recente, risale al 1990, quando Balsam, un giornale legato all