Perchè non ci piacciono i giudici che si lamentano della solitudine
05 Ottobre 2007
Qui non si
tratta di prendere le parti di Clemente Mastella o di quei magistrati che così
loquacemente gli si oppongono. Anche perché in questo non vi sarebbe notizia:
non si ricordano ministri della Giustizia che non siano stati anche molto
pesantemente criticati dalla casta delle toghe. Mastella non fa eccezione.
Quello che
invece colpisce della grande messa in scena santoresca è un tralignamento del
linguaggio dove si rivela molto più di quello che si dice. Clementina Forleo e
Luigi de Magistris, opportunamente intronizzati da Annozero con attorno la
corte adorante dei Travaglio, dei Ruotolo (Sandro) e degli altri avevano una
sola grande lamentazione da offrire alle telecamere: la loro solitudine.
L’hanno
declinata in molti modi: siamo stati lasciati soli, ci sentiamo soli, i
colleghi ci hanno abbandonati, avvertiamo una “solitudine istituzionale”
(questa ultima affermazione è inoltre radicalmente ipocrita, perché quando le
istituzioni si occupano di loro l’accusa è quella opposta di attentato all’autonomia
dei giudici).
Sembrava di
sentire parlare delle zitelle al tramonto invece erano due giovani battaglieri
magistrati. Non sanno i dottori De Magistris e Forleo che la solitudine dovrebbe
essere la preziosa compagna del loro lavoro? Altro che lamentarsene, dovrebbero
accoglierla come il fardello liberatorio della loro grande e terribile
missione, quella di amministrare giustizia, di disporre di quel bene sommo di
ciascuno di noi che è la libertà.
Se si
sceglie la via del potere e del privilegio che la magistratura racchiude si
dovrebbe anche scegliere la via del silenzio e della solitudine che ne è il
necessario corredo. A chi come noi apprezza solo i magistrati che parlano con
le loro sentenze, ieri Annozero metteva i brividi: c’èrano solo giudici
chiacchieroni e nessuna sentenza, solo accuse oblique, faldoni nascosti e
cattiva politica. E poi c’era la solitudine, esposta come un’offesa mentre
dovrebbe essere un vanto, respinta come una condanna in cerca di chissà quale
pubblica e minacciosa solidarietà mediatica. Clementina Forleo è arrivata al punto
di lamentarsi per il fatto che da quando ha toccato “i poteri forti” nessuno la
invita più a pranzo, nemmeno fosse una “velina” uscita dal giro buono.
Santoro
gongolava: lui è pronto a non lasciarli soli quei magistrati, a portarli a
pranzo, cena colazione e merenda, e fargli sentire il calore della sua ggente.
Ci risiamo.
