Perché non ci piace Berlusconi a Minsk
30 Novembre 2009
di redazione
Capiamo tutto, le ragioni della diplomazia, quelle dell’interesse nazionale, quelle della geopolitica e perfino quelle della pura e semplice amicizia, eppure Berlusconi alla corte di Aleksandr Lukashenko continua a non piacerci.
Sappiamo anche che l’Unione Europea aveva dato un generico benestare all’Italia perché si adoperasse a riaprire un canale con la Bielorussia. Un via libera che aveva fruttato all’"ultimo dittarore d’Europa" la prima visita ufficiale in una capitale europea – Roma appunto – dal 1995. Era il 27 aprile scorso.
Ora, dopo appena sette mesi Berlusconi torna trionfalmente a Minsk. Le cose intanto non sono cambiate in Bielorussia nonostante le aperture di credito. La pena di morte è ancora in vigore, i dubbi sulla correttezza delle elezioni non sono stati fugati e Lukashenko continua a farsi rieleggere presidente praticamente senza opposizione. Il dissenso continua ad essere punito con anni di galera e ogni manifestazione contro il regime è vietata.
Gli Stati Uniti non hanno mai condiviso le vaghe aperture della Ue e tanto meno la visita di Lukashenko a Roma dell’aprile scorso. Il presidente Bielorusso ha intrattenuto rapporti ambigui con l’Iraq di Saddam Hussein e con l’Iran che a Washington non sono stati dimenticati.
Ora Berlusconi torna a Minsk, primo leader europeo dopo 15 anni. Forse è convinto che la speranza sia l’ultima a morire e che per riportatare la Bielorussia sul terreno della democrazia sia meglio il dialogo dell’isolamento. Ci può stare. E può persino essere che ci riesca. Anche se la reputazione internazionale del presidente del Consiglio italiano – messa alla prova dalla infame campagna di stampa di questa estate – potrebbe darsi una rilucidata con imprese meno rischiose.
Ma quello che davvero è difficile mandare giù è sentire Berlusconi sostenere che Lukashenko è amato dal suo popolo. E’ sbagliato ed è anche inutile.