Perché non eliminare il canone Rai?
13 Gennaio 2009
In Francia qualche giorno fa si è consumata una vera e propria rivoluzione. Su proposta di Nicolas Sarkozy è stata presentato in Parlamento un progetto di legge con il quale viene prevista l’abolizione della pubblicità sulla TV pubblica dalle 20.00 alle 06.00 del mattino. Peraltro, tale progetto, grazie ad una tempestiva decisione del Cda di France Televisions che ha di fatto anticipato la legge, per ora approvata solo dai deputati dell’Assemblea nazionale e non invece anche dal Senato, risulta già operativo da lunedì 05 gennaio, serata in cui è già cominciato lo stop pubblicitario.
Anche per tale motivo l’opposizione, il 7 gennaio, in segno di protesta, mentre iniziava il dibattito legislativo, ha abbandonato il Senato. I francesi, comunque, a quanto pare, hanno molto gradito. La prima serata senza spot ha infatti registrato un aumento di ben tre milioni di telespettatori rispetto al solito. Ciò che si toglie da una parte deve essere però trovato da un’altra. Per assicurare quindi a France Televisions i finanziamenti necessari a compensare la perdita degli introiti da pubblicità, la senatrice Catherine Morin-Desailly (che fa capo al partito Nouveau Centre, piccolo partito centrista dei cui voti Sarkozy, dopo aver perso nel settembre 2008 la maggioranza assoluta in Senato, ha ormai bisogno per far passare i suoi progetti di legge) ha proposto un emendamento, già approvato dalla Commissione Affari culturali, che prevede di agganciare il canone all’inflazione e che, soprattutto, stabilisce di imporre il pagamento anche a chi si collega da internet con un cellulare o con un computer.
Peraltro la nuova legge, per compensare le minori entrate della televisione pubblica, stabiliva già nuove tasse, prevedendo il 3% di prelievo sugli introiti pubblicitari dei canali privati e lo 0,9% sul fatturato degli operatori telefonici e di internet.
Dopo il passaggio all’Assemblea nazionale però, per le due principali TV private, TFI e M6, è stato stabilito uno “sconto” del 50% e così il prelievo è passato dal 3% al 1,5%. Ma l’attivismo fiscale francese nel settore dell’informazione non si ferma qui. La proposta più dirompente è infatti quella della differenziazione della TvA (la nostra IVA) per la stampa di informazione quotidiana e per la stampa periodica. Si prevede infatti di mantenere il tasso ridotto al 2,1% per la stampa di informazione generale e di applicare invece il tasso maggiorato del 5,5% sulla stampa periodica. Con i maggiori introiti, pari circa a 100 milioni di Euro l’anno, si dovrebbe poi sovvenzionare il settore della stampa di informazione, oggi particolarmente in crisi.
E in Italia? Tralasciando il problema della distinzione tra tassazione su stampa periodica e non, sarebbe possibile oggi intervenire in qualche modo sugli introiti pubblicitari della TV di Stato, come già fatto in Francia? Del resto la TV pubblica non gode già dei (rilevanti) introiti derivanti dal canone? Perché, oltre a pagare il canone, il cittadino deve anche sopportare le continue interruzioni pubblicitarie? La questione, come detto, quando si parla di soldi, è come sempre solo di cassa.
La prima e la seconda serata rappresentano infatti due delle fasce più appetibili per gli sponsor e soprattutto portano il 50% degli introiti pubblicitari complessivi. Ma di che cifre si sta parlando? In base al bilancio RAI del 2007 i ricavi da pubblicità hanno portato nelle casse della televisione pubblica circa 1,136 miliardi di Euro, mentre il canone TV ha assicurato entrate per circa 1,588 miliardi di Euro. Per il 2009 il costo del canone RAI sarà di 107,5 Euro e garantirà circa 1,5 miliardi di Euro, pari alla metà dei ricavi di Viale Mazzini.
Ma allora, visto che le cifre derivanti dalla pubblicità e dal canone sono su per giù vicine, considerato che in tempi di crisi incidere, con vincoli negativi, su settori imprenditoriali come quello della pubblicità, che vedrebbe così contratto anche il proprio mercato di azione, non sembra molto ragionevole e, soprattutto, visto quanto il canone risulta oggi avversato dalla maggior parte dei cittadini, che, considerato anche l’attuale livello qualitativo della TV pubblica (o almeno di alcuni dei suoi programmi), lo considerano davvero un inutile balzello, perché, invece degli introiti pubblici, non eliminiamo il canone TV?
Certo resterebbe il (non piccolo) problema di dover reperire le risorse mancanti, ma vuoi mettere la soddisfazione, quando assistiamo ai teatrini poco edificanti a cui alcuni degli ultimi programmi RAI ci hanno abituato, di poter dire “almeno io non li pago”. Basta però poi non doverli pagare attraverso altri, diversi, balzelli. Rischio peraltro piuttosto concreto…
