Perché non serve attaccare la Siria

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Perché non serve attaccare la Siria

31 Maggio 2012

Ormai puoi ammazzare bambini, sparare con i cecchini sulla folla, cannoneggiare città ribelli – come sta facendo il boia Assad in Siria – e male che vada arrivano i caschi blu delle Nazioni Unite a interrogarsi sulla veridicità delle stragi che hai commesso.

Puoi fare una rivoluzione vera – come quella scoppiata in Egitto – pensare che il web ti darà una mano a vincerla, mostrare il volto della gioventù che cambia, costringere un autocrate alla resa, e ritrovarti con la Fratellanza Musulmana pronta a diventare un partito-stato. Con un pugno di mosche in mano.

Hai combattuto a fianco dei Volenterosi per liberare il tuo Paese da un tiranno come Saddam o con le truppe alleate per evitare il ritorno dei Talebani, e ora stai lì, a roderti il fegato, con la ritirata di Obama da Baghdad e Kabul, ma chiamatela “exit strategy” please.

Nei giorni scorsi si è tornato a parlare di un intervento, mirato, poliziesco, con truppe specializzate, per rovesciare un alawita e sostituirlo con un altro, ma bene che vada si armeranno i ribelli senza toccare l’integrità territoriale siriana, sperando che facciano piazza pulita. Per poi lamentarsi che è arrivata Al Quaeda e gli estremisti sunniti vincono le elezioni.

La “quarta guerra mondiale” sta finendo, distratti come siamo dalla crisi economica. Il mondo occidentale ha ceduto il passo dimenticando che venire a patti con le dittature significa mettere a repentaglio la sicurezza delle democrazie.

La verità è che dopo aver sganciato due bombe atomiche sul Giappone, dopo la resa del Sol Levante nell’agosto del ’45, le potenze alleate occuparono il territorio nipponico fino all’aprile del ’52, Okinawa fino al 1972 e Iwo Jima fino al 1968. Circa 50.000 soldati americani rimasero nelle basi dell’arcipelago giapponese.

No, non stiamo dicendo che bisogna bombardare con l’Enola Gay il rifugio degli Assad. Ma visti i risultati delle guerre dimezzate condotte dagli Usa e dagli europei negli ultimi decenni, dalla Ex Jugoslavia alla Libia, forse è meglio pensarci due volte prima di intervenire in Siria. Almeno non con i presupposti che abbiamo descritto.