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Perché quello su Berlusconi è un pregiudizio giudiziario

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Si dice che per valutare un vento occorra distanza critica ossia tempo sufficiente per non risentire delle implicazioni emotive che ha procurato l’assistervi. Le cose stanno più o meno così.  Per il PDL le amministrative appena svolte sono state una sconfitta sonora, figlie dell’asimmetria fra radicamento politico di Silvio Berlusconi e incapacità delle dirigenze locali di sincronizzarsi con le nuove aspettative della società italiana. Quelle innescate dal successo di Grillo; che hanno portato il PD sull’orlo della scissione; che hanno espulsoMarini e Prodi dalla politica attiva al termine di una guerra interna, costrettoBersani al ruolo di gustatore e il Parlamento alla rielezioni di Napolitano. Mentre però Berlusconi si rigenerava, lanciando e imponendo l’alleanza PD-PDL  e diventando l’azionista di riferimento del Governo, la dirigenza locale pidiellina decideva di affrontare le competizioni amministrative come se nulla fosse successo.

Si partiva da 10 a 5+ 1 a favore del Centrosinistra ma dopo due settimane ci si è ritrovato con un 16 a 0. Nei ballottaggi il PDL poteva contare solo sul popolo degli astenuti mentre il PD aveva margini di manovra più ampi.E per il PDL è stata una Waterloo. Di fronte ai risultati annoverare la debàcle del Centrodestra -come ha azzardato qualcuno- tra i collaterals del senso di responsabilità che ha condotto al governo Enrico Letta, equivale a illudersi e continuare ad illudere. Gli elettori del Centrodestra sembrano piuttosto convinti della scelta di politica nazionale fatta da Berlusconi hanno invece respinto gli inviti e le proposte della dirigenza locale del PDL. L’astensione più marcata ai ballottaggi induce a pensare che le liste del centrodestra -soprattutto a Roma- siano state ritenute prive di novità e la proposta politica una minestra insipida. Troppi probabilmente i candidati ritenuti datati o contigui a ex amministratori screditati o non eletti alle politiche. Le ammnistrative che nel prossimo anno interesseranno l’Abruzzo diventa una regione a questo punto  strategica per il PDL e la cartina tornasole dell’incidenza del Governo Enrico Letta sui partiti di questa insolita maggioranza. Ma è presto per ogni considerazione.Nei dieci mesi che mancano potrebbe succedere di tutto. Soprattutto se il pregiudizio giudiziario su Berlusconi trovasse ennesima conferma.

Negli USA per la condanna ci vogliono prove oltre ogni ragionevole dubbio e neppure mille indizi concorrenti fanno una prova. Da noi il “non poteva non sapere” è divenuto un principio guida. Una duplice negazione per una deduzione affermativa che costituisce un doppio salto mortale di logica probatoria. A dare corpo a questo principio è la permanenza, neppure tanto surrettizia, nel sistema processuale penale italiano dell’ assoluzione per insufficienza di prove, un principio che urta con la presunzione di innocenza e fa pendant con il diritto della magistratura inquirente di non preoccuparsi delle prove a discarico per concentrarsi su quelle a carico dell’indiziato e poi dell’imputato. Così il giusto processo rimane un tema attuale nonostante se ne parli dai tempi in cui San Tommaso asserì che la Giustizia deve essere equitas perché la sua musa ispiratrice è la Prudenza: la “virtù dell’intelletto”. E parlo con personale cognizione di causa.

In tutto il Mondo il nostro sistema penale è oggetto di stupore quanto le condanne del nostro ex Premier ma quando è capitato loro di avervi a che fare, alcuni Paesi amici hanno tradito scarsa comprensione delle nostre sentenze penali. Per non dire delle critiche riguardanti i tempi della giustizia e, di striscio, alla carcerazione preventivadell’ UE. Eppure la riforma del sistema processuale penale e della figurazione dei reati segnano il passo. “Colpa dell’anomalia Berlusconi  dicono in molti”. E’ vero ma per la stessa ragione che ha impedito la regolazione del conflitto di interesse. Silvio Berlusconi è un alibi che da venti anni rallenta riforme che annullerebbero rendite di posizioni e hanno favorito carriere politiche, tratteggiando un confine passato il quale si veniva automaticamente annoverati tra gli inclini all’illecito o quanto meno all’immoralità. Nessuna difficoltà ad ammettere che sotto l’insegna di Berlusconi abbiano riparato tanti animi grigi ma di questo Berlusconi risponde agli elettori e gli interessati dei loro atti alla giustizia ma non Berlusconi alla Giustizia perché “non poteva non sapere”.

Quello in carica dovrebbe essere un governo di salvezza nazionale di fronte all’emergenza economica. Monti ha dimostrato quanto limitati possano essere gli orizzonti di un tecnico che persegue una politica monocorde con atteggiamento profetico. Ma va ringraziato da tutti perché è Lui che serviva in quel momento. Ora però si parla di pacificazione e di riforme ed è stato Berlusconi il primo a parlarne scegliendo una navigazione politica, per lui, di bolina. Qualcuno continua a dire: “lo ha fatto nel suo interesse perché non ha più scampo e siamo alla resa die conti”. E così torniamo dove vogliono i poteri forti. Al punto di partenza di una politica di sinistra ricorsiva che l’Italia vive dal 1994 e che pratica la demonizzazione dell’avversario come richiamo all’unità e la meiosi come soluzione alle crisi interne. Una situazione che deve essere rimossa per liberare l’Italia dai ceppi dell’immobilismo in cui proliferano uomini erasmo e animi grigi.
 

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