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Perché Renzi alza la voce con Juncker

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Non si placa lo scontro tra Matteo Renzi e il presidente della commissione europea, Jean-Claude Juncker. Juncker l'altro giorno si è tolto il tradizionale sassolino dalla scarpa dicendo che "il primo ministro italiano, che amo molto, ha torto a vilipendere la Commissione a ogni occasione, non vedo perché lo faccia. L'Italia a dir la verità non dovrebbe criticarla troppo".

 

Per Juncker, "sono stato molto sorpreso che alla fine del semestre di presidenza italiana Renzi abbia detto davanti al Parlamento che è stato lui ad aver introdotto la flessibilità, perché sono stato io". La risposta di Renzi, dopo le battute taglienti rivolte alla signora Merkel ("Cara Angela, non potete raccontarci che donate il sangue all'Ue"), non si è fatta attendere.

 

Parlando alla Reggia di Caserta, ieri Renzi ha assicurato che l'Italia manterrà con "onore" gli impegni presi in Europa ma "deve farsi sentire per far finalmente capire che è finito il tempo in cui potevano telecomandarci da fuori". Insomma, il premier rilancia: il suo governo sta "mettendo le cose a posto" in Italia e vuole più "rispetto" in Europa, parità di trattamento tra tutti i Paesi Ue, una svolta "obamiana" nella politica economica. Juncker dovrebbe essere in Italia a febbraio, "certo i rapporti e l'atmosfera tra l'Italia e gli altri Paesi non è tra i migliori," ha detto il capo della commissione, mentre alla fine di gennaio il premier italiano sarà a pranzo invitato dalla Merkel.

 

"Di fronte agli scenari di guerra nel mondo, puo' essere normale fare delle polemiche assurde sul niente?", si è chiesto Renzi replicando all'attacco di Juncker. E ancora: "L'Europa si salva con la cultura, non con lo zero virgola. Non puo' essere soltanto un'accozzaglia di regolamenti da seguire: o è un grande ideale o non è", sintetizza Renzi.

 

In realtà, se pensiamo ai problemi interni del premier e ai riflessi di questi ultimi nelle relazioni tra Roma e Bruxelles (si pensi alla vicenda banch, per esempio), le forzature antieuropee di Renzi, contro la Merkel prima, contro Juncker poi, somigliano sempre di più a quella strategia per cui si sposta 'fuori' il problema, si tenta di distrarre l'opinione pubblica dalle responsabilità (del premier), cercando parafulmini come la Merkel e la Ue, perfetti visto il clima di diffidenza che si respira nel Paese verso le istituzioni europee e la "cattiva Germania".

 

Ma nello stesso tempo, dietro i toni belluini, si continua a seguire le regole, a mantenere i patti (e meno male), sperando, in ultima istanza, che l'Unione ci venga incontro (sulla flessibilità come sulle banche e tanti altri aspetti della agenda politica).

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