Perché Sonia Ghandi non ha aiutato i Marò
08 Aprile 2014
di Redazione
La vittoria di Sonia Ghandi alle elezioni in India rappresenterebbe un passo in avanti nella soluzione della vicenda dei due Marò italiani ancora prigionieri nella nostra ambasciata a Delhi? Se lo chiede oggi in un bell’articolo il Corriere.it, spiegando che, proprio perché la Ghandi teme che la sua "italianità" possa dare adito alle accuse che le sono piovute addosso in campagna elettorale dagli avversari del partito nazionalista, la signora della politica indiana si tiene bene alla larga dal prendere posizione in merito. "Era il marzo del 2013 e il governo Monti decise (per un breve periodo) che i due marò, in Italia in licenza elettorale, non sarebbero tornati a Delhi a differenza di quanto promesso: in quel momento il caso diventò una disputa seria tra Italia e India. Sonia, trascinatavi per i capelli, ne colse immediatamente il rischio politico. Chiamò il primo ministro Manmohan Singh, che emise un comunicato durissimo. Diede indicazione al partito di trattare la questione con la massima fermezza. Protestò con Roma. Sostenne che il comportamento di sfida del governo italiano era ‘del tutto inaccettabile’, annota il Corriere. Ieri è iniziato il lungo processo delle elezioni indiane, in un Paese enorme con oltre 800 milioni di abitanti. Nei sondaggi favorito è il partito nazionalista hindu Bharatiya Janata Party (Bjp) guidato da Narendra Modi. Nei mesi scorsi i nazionalisti hindu hanno condotto una feroce campagna elettorale contro il "burocratico" premier Singh, accusato di essere un burattino nelle mani della "italiana" Sonia Gandhi.
