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Perché sulla grazia a Contrada Napolitano ha fatto retromarcia?

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Anche nella concessione delle grazie presidenziali l’Italia deve rassegnarsi al regime dei due pesi e delle due misure. Specie se c’è da accontentare quella parte dei parenti delle vittime della mafia che ha scelto di politicizzarsi con una certa sinistra. Quella con tante nostalgie per l’epoca giustizialista della primavera di Palermo quando ne fu sindaco Leoluca Orlando.

Solo così può spiegarsi la retromarcia con cui ieri sera il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha fatto sapere ‘urbi et orbi’ di aver bloccato sul nascere l’iter burocratico per la concessione del provvedimento di clemenza a Bruno Contrada.

Ufficialmente la decisione è stata presa perché lo stesso Contrada e il suo legale Giuseppe Lipera avrebbero più volte pubblicamente affermato di non avere avuto alcuna intenzione di chiederla questa grazia. Inoltre, il solo parlare di revisione del processo osterebbe al prosieguo della pratica per la grazia.

Ma questa è una ottima pezza per quel tipo di informazione in pillole che va in onda sui Tg, meglio sulla striscia di notizie che scorre sotto. In realtà, come fa notare Lipera, “nel comunicato inviato da Napolitano la vigilia di Natale si dava già atto che il procedimento di grazia veniva iniziato sua sponte dopo la supplica da me presentata per la sorte di Contrada, senza che ciò implicasse alcuna richiesta di grazia da parte dell’interessato”.

Dopo la famosa sentenza della Corte Costituzionale che di fatto spianò la strada alla grazia per Ovidio Bompressi (e forse un giorno anche a quella per Adriano Sofri) vennero chiariti i poteri del Quirinale in materia che sono autonomi e prevalenti su quelli del Guardasigilli. E fu chiarito che il Capo dello Stato poteva dare una grazia e fare istruire la pratica relativa anche se l’interessato non si degnava di chiederla. Tutto ciò si è poi applicato a favore di Bompressi, mentre per Sofri non si è più posto il problema visto che il suo precario stato di salute ha imposto il differimento della pena in carcere.

Anche in quel caso si trattava di probabili innocenti inguaiati da un pentito, Leonardo Marino, che aveva agito per oscuri motivi di convenienza. E anche in quel caso una sentenza definitiva precludeva ogni valutazione nel merito. Anzi nel caso di Sofri era stato compiuto persino un processo di revisione, cosa rarissima nel nostro ordinamento, poi conclusosi senza esito.

Cosa ha impedito allora a Napolitano di mandare avanti la pratica Contrada? Oggi alle 16 lo racconterà lo stesso Lipera in una conferenza stampa che si terrà a Catania nel suo studio legale. Ma già ieri sera al telefono, a chi scrive venivano resi noti i punti salienti: “E’ una commedia degli equivoci con cui il Quirinale ha inteso battere in ritirata per non dispiacere Rita Borsellino e adesso si capisce anche perché la signora dopo essere stata ricevuta dal presidente ha rilasciato quelle dichiarazioni in cui si dichiarava soddisfatta”.

Lipera parla ironicamente di “domanda di grazia in cerca di autore”. Bruno Berardi, presidente dell’associazione di vittime del terrorismo “Domus civitas”, che si è distinto per essere stato tra i pochi contro corrente a proposito dell’innocenza di Contrada, ci va giù ancora più duro: “L’talia è un paese fondato sul terrorismo e sul doppiopesismo”. E si riferisce, su quest'ultimo aspetto, a coloro che, come Enrico Deaglio, si sono espressi apertamente a favore di un diverso standard di valutazione per Sofri e per Contrada: “La lobby di Lotta Continua da una parte e quella dei professionisti dell’Antimafia dall’altra, entrambe molto ben caratterizzate con una certa sinistra, hanno ridotto il paese in questa maniera. Quelli che cercavano la democrazia a colpi di kalashnikov e i loro amici  e simpatizzanti, alcuni dei quali oggi siedono nelle istituzioni  o dirigono grandi giornali o ne sono opinionisti di grido, sono gli stessi che oggi negano a Contrada il diritto di proclamarsi innocente e al Capo dello Stato il diritto di graziarlo”.

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2 COMMENTS

  1. “Domus Civitas”
    Roma ,15/01/2008

    Comunicato stampa

    Caso Contrada persecuzione da regime NAZISTA

    Sempre e comunque la risposta che si da a qualsiasi supplica che giunge da moltissimi cittadini italiani per graziare per ragioni di salute per il servitore dello stato Bruno Contrada é nein ed ancora nein , come succedeva durante il regime nazista che ha insanguinato l’europa ai tempi di Adolf Hitler , e poi vanno a fare i pellegrinaggi nei campi di sterminio , oppure insegnano nelle scuole da sessant’anni raccontando che reprimere una vita umana ingiustamente e un grave attentato verso l’umanità e finche lo raccontano i comunisti , ora al governo , le vittime sacrificali sono solo quelli di parte , mentre quando le vittime sono di altre origini , si può reprimere in maniera subdola ,fino al raggiungimento dello scopo di farli morire nella sofferenza .

    Si scopre finalmente la vera natura del regime comunista e dei loro eredi , che nel nome di una ideologia caotica e sanguinaria raggiungono i loro scopi , come è avvenuto dagli anni 60 ad oggi senza trascurare la soppressione di persone che non la pensano esattamente come loro.

    Bruno Berardi
    “Domus Civitas”
    Vittime del terrorismo e mafia
    3295340474

  2. Bruno Contrada
    Innanzitutto grazie a Dimitri Buffa che è uno dei pochi giornalisti con la schiena diritta che non temono di scrivere la verità sul caso Contrada.
    Forse dopo Falcone e Borsellino con Contrada qualcuno vuole seppellire definitivamente qualche pagina nera della nostra storia?
    Sentenze che si basano solo sui sentito dire di “pentiti”, criminali con decine di omicidi sulla coscienza, senza alcun riscontro obiettivo, sentenze che non tengono conto delle deposizioni a favore di oltre cento alti funzionari di Polizia e del SISDE, non tengono conto delle decine di benemerenze conferite a Bruno Contrada, qualcuna conferitegli dallo stesso Falcone…. qualche dubbio non possono non suscitarlo
    Maria

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