Home News “Peres ha detto a Fini: l’amico si vede nel momento del bisogno”

Un giudizio sul viaggio in Israele

“Peres ha detto a Fini: l’amico si vede nel momento del bisogno”

A sette anni dalla storica visita allo Yad Vashem di Gerusalemme, il presidente della Camera Gianfranco Fini ha concluso un nuovo viaggio ufficiale durato tre giorni in cui ha incontrato i massimi esponenti dello Stato ebraico e quelli dell’Autorità nazionale palestinese. Durante l’incontro – che segue quello del 2003 in cui Fini diede uno strappo definitivo col passato, affermando pubblicamente, e per la prima volta, che il fascismo era "il male assoluto" – la terza carica dello Stato ha rinsaldato l'alleanza fra Italia e Israele, ricevendo in cambio l’affetto e la riconoscenza del popolo israeliano e dei nostri connazionali residenti nello Stato ebraico. “Una visita che è l’ennesima attestazione della salda amicizia che esiste fra l’Italia e Israele”, afferma Fiamma Nirenstein, deputata del Pdl e Vicepresidente della Commissione Affari Esteri e Comunitari della Camera.

Onorevole, qual è il giudizio che possiamo dare sul viaggio di Fini in Israele?

In un momento in cui Israele si trova in difficoltà, sotto il tiro incrociato di giudizi pesanti e avventati che hanno fatto seguito all'episodio della Marmara (la nave dei "pacifisti" turchi, ndr), lo stato ebraico ha sentito del calore affettuoso nel viaggio del Presidente Fini, una solidarietà, un'effettiva fiducia dell'Italia verso l'unico Paese democratico del Medio Oriente.

Lei era con Fini in Israele. Quando ha avuto questa impressione?

Quando siamo entrati nella stanza del presidente Shimon Peres e lui rivolgendosi a Fini ha detto: "l'amico si vede nel momento del bisogno". Personalmente mi ha fatto un enorme piacere.

Fini ha criticato l'Iran definendolo un Paese pericoloso che non va sottovalutato

Il presidente della Camera si è pronunciato su tutte le questioni basilari, è stato molto diretto, molto esplicito e consapevole del pericolo che corre Israele, sia rispetto all'Iran sia rispetto ai suoi "amici" più aggressivi e pericolosi, gli Hezbollah e Hamas.

E sulle sanzioni?

Fini ha ricordato che Israele chiede sanzioni più dure all'Occidente contro Teheran.

Le parole del Presidente della Camera le sembrano in linea con le posizioni del Premier Berlusconi?

Fini è stato molto esplicito sui pericoli che corre Israele, proprio come lo fu Berlusconi quando visitò lo stato ebraico. L'Italia ha questa straordinaria combinazione di leadership e Fini ha tenuto a precisare che l'intero Parlamento italiano è su queste posizioni.

Insomma non è stato solo il viaggio di Fini

Non solo il suo ma della intera delegazione parlamentare che lo ha accompagnato, e che presiedo. La delegazione, nominata dalle due Camere, quella italiana e quella israeliana, è stata creata per fare un lavoro comune, per gestire e migliorare i rapporti e i progetti fra i due Paesi. E' un gruppo di lavoro che "sopravviverà" alla fine della legislatura.

Cosa può garantire l'Italia a Israele?

Al di là delle visite di stato, la continuità di un rapporto che a sentire gli israeliani fa di noi italiani "il loro migliore amico". Questo va sottolineato: ogni volta che l'Italia parla di Israele rompe con la terribile menzogna che circonda lo stato ebraico, con la sua criminalizzazione da un punto di vista internazionale.

Com'è andata con la "Freedom Flottilla"?  

Israele ha semplicemente cercato di applicare un blocco navale nei confronti di un nemico, Hamas, che non deve essere rifornito di armi. In passato erano già state scoperte molte navi che trasportavano armi a Gaza ed è questa la preoccupazione dello stato ebraico. D'altra parte sulla Marmara non c'erano poveri pacifisti inermi ma membri di organizzazioni violente, islamiste, estremisti pronti al jihad e a morire da martiri.

L'Italia non è caduta nel tranello dei nemici di Israele

Il nostro Paese è stato uno dei pochi a votare contro il Consiglio dei Diritti Umani dell'Onu che si è avventato contro Israele sul caso della Flottilla, chiedendo una commissione di inchiesta internazionale. La visita di Fini è al contrario il coronamento di tutta una serie di vicende in cui l'Italia, in questi anni, si è particolarmente mostrata amica dello stato ebraico.  

Due giorni fa le luci del Colosseo si sono spente per ricordare il soldato Shalit

E' stata una questione in primo piano durante il viaggio. Un rapimento disumano, orribile, di un ragazzo che ha tutto la vita davanti a sé e che non sappiamo che fine abbia fatto. Vogliamo lavorare insieme e fare ogni pressione possibile a livello internazionale per avere sue notizie. Fini ha promesso di impegnarsi sulla vicenda, davanti alla comunità italiana che vive in Israele. Mentre lo stato ebraico viene messo continuamente sotto torchio, non c'è uno straccio d'inchiesta dell'Onu su Shalit.

Che fine farà Gaza?

Tanti Paesi del mondo, compreso il nostro, mandano aiuti umanitari a Gaza, un piccolo staterello dittatoriale governato da Hamas e che tiene Shalit in ostaggio senza alcuna garanzia rispetto a quelle di cui godono solitamente i prigionieri di guerra. Ebbene, bisognerebbe sospendere l'invio di ogni aiuto a Gaza fino a quando non avremo notizie precise e sicure su Shalit, oppure fino a quando il caporale non sarà stato visitato dalla Croce Rossa internazionale.

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6 COMMENTS

  1. Per fortuna che il paese
    Per fortuna che il paese REALE non coincide per nulla con le idee dei rappresentanti di governo: andate a fare un giro per le strade e chiedere cosa ne pensa la gente comune di ISRAELE…sentirete peste e corna!

  2. Di Fini non mi fido, il suo
    Di Fini non mi fido, il suo filo islamismo non va d’accordo con un autentico sentimento filo israeliano. Fini cerca solo di accreditarsi.

  3. Paese reale?
    E il paese reale sarebbe composto di filo-islamisti, antisemiti e antiliberali come lei? Non credo. Ma nel caso che abbia ragione, prima che ritornino i post-comunisti, (ma sempre collettivisti), terzomondisti, autolesionisti, nichilisti, filo-islamisti con le braghe in pisti, bisogna cogliere l’occasione, trarre vantaggio dal fatto che abbiamo un governo che ci vede giusto, in questo caso, e rafforzare le relazioni con Israele: una democrazia assediata e minacciata da nemici, che sono anche i nostri, che vogliono solo distruggerla perche’ occidentale, liberale ed ebrea.

  4. Amico di Israele
    Io vado in giro faccio volontariato da 15 anni è parlo con molte persone … tutti parlano male di Israele non mi risulta, certo se si frequentano i centri sociali di sinistra e destra, di Israele non solo ne parlano male ma arrivano anche a negare l’olocausto ed tifare per la dittatura Iraniana….
    Vedi caro Anonimo io quello che scrivo lo faccio mentendo il mio nome e cognome con tanto di blog
    tu lanci la pietra e ti nascondi dietro l’anonimato la gente comune odia Israele ne dice di peste e corna?
    Una notizia riportata da fonte Anonima non è una notizia e nulla come la fonte..
    Alessandro

  5. L’anonimato è una
    L’anonimato è una possibiltà concessa dal sito, esercizio di libero arbitrio. Le mie fonti non sono centri sociali o circoli estremisti. La gente del quartiere, del palazzo, le persone e gli amici, tutti coloro con cui parlo criticano aspramente le politiche di Israele. Criticano il governo, non sono antisemiti, non ce l’hanno con gli ebrei o con la gente di Israele. Ho buoni amici tra gli ebrei, anch’essi iper critici verso il loro governo. E questa è l’arma preferita da chi nutre pregiudizi: trasformare legittime critiche alle politiche del governo israeliano in attacchi razzisti e antisemiti. Ciò è vittimismo a priori, semplicemente inaccettabile dalle menti sane. Io sento peste e corna sul governo e sulle azioni militari della IDF, non sento mai discorsi antisemiti, salvo rare eccezioni, che comunque NON mi trovano MAI d’accordo. Un conto è la legittima critica, un altro è il razzismo. Io non sono razzista, ma considero le azioni di Gerusalemme un affronto alla comunità internazionale, che si fa scudo dell’antisemitismo per rigettare ogni legittima critica ed impedendo a priori il dialogo. Alcuni tra voi sembrano ricalcare questa linea…

  6. Con l’anonimato esercito un
    Con l’anonimato esercito un diritto, scelta, libero arbitrio. Ho amici ebrei, e conosco tanta gente. Le mie critiche non sono agli ebrei o ai cittadini israeliani, ma al governo. Le politiche del governo devono poter essere criticabili. Invece chi ha la coda di paglia trasforma le critiche al governo in frasi antisemite, accusa di razzismo e antisemitismo chiunque osi criticare le scellerate azioni del governo dei falchi di Israele. La gente con cui parlo, vicini, ai mercati, amici nei bar o pub, NON SONO ANTISEMITI, ma sono semplicemente scandalizzati dal governo di Israele che si comporta in modo talebano, non diverso dall’Iran e da Hamas da cui pretende di distinguersi!

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