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Perquisita la sede dell’Apcom

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L'indagine riguarda la fuga di notizie relativa all'inchiesta che ha coinvolto i Mastella.

"Un'altra perquisizione, questa volta nella sede dell'agenzia Apcom, un altro giornalista, il collega Giovanni Tortorolo, invitato dal magistrato a giustificare il fatto di aver dato una notizia". A renderlo noto è l'Associazione Stampa Romana che, in riferimento all'indagine sulla fuga di notizie relativa all'inchiesta sulla Sanità che ha coinvolto Clemente Mastella e la moglie, sottolinea come "nello scontro fra politica e magistratura, ancora una volta sono i giornalisti a finire nel mirino, spesso di entrambi".

L'Associazione esprime "la propria solidarietà ai colleghi che nessun altro torto hanno se non quello di aver fatto il proprio dovere, informando la pubblica opinione su una questione rilevantissima come le indagini sull'ex Guardasigilli. Ma esprime anche la propria indignazione per l'incapacità della magistratura di prendersela con chi effettivamente può aver commesso il reato di violazione del segreto istruttorio".

"Tutte le istituzioni dovrebbero collaborare per rendere trasparenti i meccanismi della gestione politica e giudiziaria del nostro Paese. L'unico modo in cui l'informazione può farlo è compiere il proprio dovere dando tempestivamente le notizie delle quali viene in possesso. Un obbligo - conclude l'Associazione - al quale non possiamo e non vogliamo rinunciare".

L'Associazione della stampa parlamentare ha espresso piena solidarietà al collega Giovanni Tortorolo. Il collega, si legge in un comunicato dell'Asp, che ieri ha pubblicato la notizia degli arresti domiciliari di Sandra Mastella, a mezzanotte ha subito una perquisizione nella sede della sua agenzia, Apcom, effettuata dai Carabinieri del comando di Caserta su mandato della Procura di Santa Maria Capua Vetere.

La perquisizione si è protratta fino alle 2,30 del mattino quando, in seguito al rifiuto da parte del collega di rivelare la sua fonte, gli è stato ingiunto di comparire stamane in Procura a Santa Maria Capua Vetere. Ancora una volta, conclude il comunicato dell'Asp, sono i giornalisti a rispondere della divulgazione di notizie che hanno il dovere di verificare e poi di pubblicare e non chi le lascia filtrare.

"Adesso basta, basta e basta - è la dura reazione della Federazione Nazionale della Stampa Italiana - L'ennesima perquisizione, stavolta ai danni della redazione romana dell'agenzia di stampa Apcom, ha dell'inaudito. Stanotte, infatti, carabinieri del comando provinciale di Caserta sono venuti nella capitale ed hanno bloccato il lavoro della redazione per oltre due ore su ordine del Procuratore della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere che guida le indagini sull'Udeur in Campania. La Procura ha invitato, inoltre, il caporedattore del servizio politico a comparire negli uffici di Santa Maria Capua Vetere questa mattina stessa come persona informata dei fatti".

"Ci sembra che ormai esista un vero e proprio corto circuito tra chi fa informazione e una parte predominante della magistratura. Il sistema dei media non può essere sottoposto a comportamenti che sembrano essere frutto di problemi interni ad alcune Procure. Ricordiamo con forza e con orgoglio che il compito di chi fa informazione è quello di dare le notizie da qualunque parte queste arrivino per il diritto-dovere costituzionale di informare i cittadini".

"Vogliamo puntualizzare comunque che la responsabilità non è di chi le pubblica ma, semmai, di chi le fa pervenire al giornalista. La Fnsi - conclude la Federazione - rinnova a questo punto la richiesta, già più volte avanzata, di un incontro urgente con il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, e con i vertici dell'Associazione nazionale magistrati".

Solidarietà a Tortorolo hanno espresso Roberto Cuillo, del Partito Democratico, e l'ufficio stampa dei Verdi.

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