Perquisita la sede dell’Apcom
17 Gennaio 2008
di Redazione
L’indagine riguarda la fuga di notizie relativa all’inchiesta che
ha coinvolto i Mastella.
“Un’altra perquisizione, questa volta nella sede
dell’agenzia Apcom, un altro giornalista, il collega Giovanni Tortorolo,
invitato dal magistrato a giustificare il fatto di aver dato una notizia”.
A renderlo noto è l’Associazione Stampa Romana che, in riferimento all’indagine
sulla fuga di notizie relativa all’inchiesta sulla Sanità che ha coinvolto
Clemente Mastella e la moglie, sottolinea come “nello scontro fra politica
e magistratura, ancora una volta sono i giornalisti a finire nel mirino, spesso
di entrambi”.
L’Associazione esprime “la propria solidarietà ai
colleghi che nessun altro torto hanno se non quello di aver fatto il proprio
dovere, informando la pubblica opinione su una questione rilevantissima come le
indagini sull’ex Guardasigilli. Ma esprime anche la propria indignazione per
l’incapacità della magistratura di prendersela con chi effettivamente può aver
commesso il reato di violazione del segreto istruttorio”.
“Tutte le istituzioni dovrebbero collaborare per
rendere trasparenti i meccanismi della gestione politica e giudiziaria del
nostro Paese. L’unico modo in cui l’informazione può farlo è compiere il
proprio dovere dando tempestivamente le notizie delle quali viene in possesso.
Un obbligo – conclude l’Associazione – al quale non possiamo e non vogliamo
rinunciare”.
L’Associazione della stampa parlamentare ha espresso piena
solidarietà al collega Giovanni Tortorolo. Il collega, si legge in un
comunicato dell’Asp, che ieri ha pubblicato la notizia degli arresti
domiciliari di Sandra Mastella, a mezzanotte ha subito una perquisizione nella
sede della sua agenzia, Apcom, effettuata dai Carabinieri del comando di
Caserta su mandato della Procura di Santa Maria Capua Vetere.
La perquisizione si è protratta fino alle 2,30 del mattino
quando, in seguito al rifiuto da parte del collega di rivelare la sua fonte,
gli è stato ingiunto di comparire stamane in Procura a Santa Maria Capua
Vetere. Ancora una volta, conclude il comunicato dell’Asp, sono i giornalisti a
rispondere della divulgazione di notizie che hanno il dovere di verificare e
poi di pubblicare e non chi le lascia filtrare.
“Adesso basta, basta e basta – è la dura reazione della
Federazione Nazionale della Stampa Italiana – L’ennesima perquisizione,
stavolta ai danni della redazione romana dell’agenzia di stampa Apcom, ha
dell’inaudito. Stanotte, infatti, carabinieri del comando provinciale di
Caserta sono venuti nella capitale ed hanno bloccato il lavoro della redazione
per oltre due ore su ordine del Procuratore della Repubblica di Santa Maria
Capua Vetere che guida le indagini sull’Udeur in Campania. La Procura ha
invitato, inoltre, il caporedattore del servizio politico a comparire negli
uffici di Santa Maria Capua Vetere questa mattina stessa come persona informata
dei fatti”.
“Ci sembra che ormai esista un vero e proprio corto
circuito tra chi fa informazione e una parte predominante della magistratura.
Il sistema dei media non può essere sottoposto a comportamenti che sembrano
essere frutto di problemi interni ad alcune Procure. Ricordiamo con forza e con
orgoglio che il compito di chi fa informazione è quello di dare le notizie da
qualunque parte queste arrivino per il diritto-dovere costituzionale di
informare i cittadini”.
“Vogliamo puntualizzare comunque che la responsabilitÃ
non è di chi le pubblica ma, semmai, di chi le fa pervenire al giornalista. La
Fnsi – conclude la Federazione – rinnova a questo punto la richiesta, già più
volte avanzata, di un incontro urgente con il vicepresidente del Csm, Nicola
Mancino, e con i vertici dell’Associazione nazionale magistrati”.
Solidarietà a Tortorolo hanno espresso Roberto Cuillo, del
Partito Democratico, e l’ufficio stampa dei Verdi.
