Petrolio: l’Opec e il ruolo di Trump e Putin

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Petrolio: l’Opec e il ruolo di Trump e Putin

04 Dicembre 2016

Il gestore del fondo Julius Baer Multistock – Energy Fund di GAM, spiega che i membri dell’OPEC hanno trovato l’accordo per ridurre la produzione giornaliera di 1,2 milioni di barili. L’accordo rappresenta il primo taglio alla produzione dal 2008 e, in maniera ancora più rilevante, mette fine alla strategia del cartello che da due anni inonda il mercato per allontanare gli attori che hanno costi di produzione più alti.

In maniera sorprendente, anche la Russia sembra intenzionata a tagliare la propria produzione e sono in corso discussioni con altri Paese esterni all’OPEC. Pare che la previsione del prezzo del petrolio si attesti intorno ai 60 dollari al barile per il 2017.

Prima ancora di prestare giuramento, il presidente eletto Donald Trump ha ottimi motivi per essere ottimista sull’industria petrolifera stelle e strisce, che egli vorrebbe liberare dai numerosi vincoli ambientali, restrittivi delle trivellazioni, puntando a consentire una più facile esplorazioni per le compagnie americane di siti estrattivi on- e offshore.

L’ostacolo principale era nei rapporti tra l’Arabia Saudita e l’Iran. Teheran ha richiesto che il volume della sua quota fosse ripristinato al livello di produzione di petrolio deciso prima dell’introduzione delle sanzioni occidentali. Inoltre, il coinvolgimento di entrambe le nazioni nel conflitto in Yemen e le relazioni tradizionalmente negative tra la monarchia sunnita e la repubblica islamica sciita hanno ostacolato il successo dei negoziati.

Pare che inoltre Vladimir Putin al vertice abbia agito da mediatore tra Arabia Saudita e Iran, i quali a lungo non sono riusciti a trovare una linea comune per quanto riguarda il prezzo del petrolio. Il ruolo importante ricoperto dalla Russia nel chiudere l’affare dimostra quanto sia aumentata la sua importanza e la sua autorità in Medio Oriente