Petrolio: per alcuni analisti barile a 150 dollari
07 Maggio 2008
di Redazione
Un numero crescente di osservatori
del mercato petrolifero vedono la possibilità che i prezzi del
greggio arrivino a toccare i 150 dollari al barile già entro
quest’anno.
Le cause dell’ulteriore rialzo sarebbero fattori come la turbolenza politica in
Nigeria e il rallentamento della produzione in Russia. A
riportarlo è il Wall Street Journal.
Ieri i futures con scadenza a giugno hanno toccato il record di
122,73 dollari al barile e hanno chiuso al valore record di
121,84 dollari sul New York Mercantile Exchange, dopo la
diffusione delle previsioni di Goldman Sachs, secondo cui i
prezzi potrebbero toccare anche i 200 dollari al barile entro i
prossimi due anni.
“Questo porterebbe il petrolio a livelli di prezzi senza
precedenti, anche rispetto ai tempi immediatamente successivi
alla Guerra Civile”, ha detto Stephen Brown, un economista
specializzato nei mercati dell’energia.
Daniel Yergin, presidente della società di ricerca Cambridge
Energy Research Associates, normalmente conosciuto per effettuare
previsioni ottimistiche di abbassamento dei prezzi del petrolio,
ritiene ora che le quotazioni del greggio possano toccare i 150
dollari al barile già quest’anno.
La diminuzione della capacità produttiva di emergenza rimane uno
dei principali catalizzatori per i prezzi alti, dice Yergin. Il
cuscino di sicurezza globale – la quantità di petrolio
immediatamente disponibile che può essere estratta in un momento
di crisi – si aggira adesso attorno ai 2 milioni di barili al
giorno. Si tratta solamente del 2,3% della domanda giornaliera e
riguarda quasi interamente l’Arabia Saudita. Tutti gli altri
produttori stanno di fatto estraendo al massimo della capacità e
questo rende il mondo vulnerabile a shock politici o di altro
tipo.
Gli osservatori sono concordi nel dire che la maggior parte dei
segnali indicano una tendenza ad un continuo accrescimento dei
prezzi. Nonostante si dicesse che gli speculatori avessero fatto
innalzare il prezzo del petrolio per proteggersi contro il
dollaro debole, il greggio è cresciuto del 10% dalla prima
settimana di aprile mentre il dollaro ha guadagnato circa il 2%
sull’euro.
Ancora più inusuale è il fatto che il petrolio abbia mantenuto
la sua tendenza al rialzo nonostante un deciso calo della domanda
negli Stati Uniti, diminuita in febbraio a 19,7 milioni di barili
al giorno. Si tratta di un calo di un milione di barili al giorno
rispetto alla media del 2007. Un aumento della domanda negli
Stati Uniti, potrebbe a questo punto strozzare in mercato
petrolifero internazionale già molto stretto.
I fattori principali che potrebbero invece fare abbassare i
prezzi, dicono gli analisti, sarebbero un brusco calo della
domanda globale di petrolio o un improvviso spostamento degli
investitori dal mercato delle materie prime.
fonte: APCOM
