Petrolio, ultimi cali reinnescano dibattito Opec sui tagli all’offerta

Banner Occidentale
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Petrolio, ultimi cali reinnescano dibattito Opec sui tagli all’offerta

Petrolio, ultimi cali reinnescano dibattito Opec sui tagli all’offerta

22 Novembre 2008

Si sono subito riaccese le voci di chi chiede un nuovo taglio sull’offerta di petrolio da parte del cartello degli esportatori, l’Opec, dopo che due giorni fa il barile è calato sotto un’altra soglia psicologica dei 50 dollari. A esprimerle, è stato il numero uno della compagnia statale petrolifera della Libia, Choukri Ghanem, che rappresenta il paese nord africano presso l’Organizzazione. "Il mercato ha bisogno di un’iniziativa", ha dichiarato a France Presse. Precedentemente già l’Iran, tra i paesi considerati ‘falchi’ dell’Opec, si era espresso a favore di nuovi tagli.

Ieri il barile ha recuperato, sulla scia della vacillante ripresa delle Borse, mentre si avvicina sabato 29 novembre, quando i ministri petroliferi si vedranno al Cairo, in Egitto, per un vertice di emergenza in cui esaminare la situazione dei prezzi.

La decisione di convocare una nuova riunione straordinaria aveva inizalmente alimentato le attese di altri tagli alle quote che gli stati Opec si auto impongono per cercare di controllare i prezzi. Ma successivamente lo stesso presidente dell’organizzazione, l’algerino Chalib Khelil, aveva smorzato queste ipotesi, affermando che la riunione sarà "consultativa" e che non è realistico pensare che potranno essere già adottate nuove variazioni all’offerta. A breve distanza, il 17 dicembre in Algeria, è inoltre prevista una regolare riunione dell’Opec.

La prudenza di alcuni esponenti dell’organizzazione, che ha sede a Vienna, potrebbe riflettere resistenze da parte dei paesi membri a diminuire le rispettive quote – e quinti le loro entrate dovute all’export – in una fase sempre più difficile per l’economia. E’ più volte accaduto, in passato, che alcuni stati sforassero, peraltro i dati sono in mano ai rispettivi governi e quindi difficili da verificare. Questi atteggiamenti possono minare la credibilità e la stessa efficacia del Cartello.

Lo scorso 24 ottobre, con un altro vertice straordinario l’organizzazione decise un consistente taglio all’offerta, 1,5 milioni di barili al giorno, dopo che i prezzi erano scesi sotto i 70 dollari al barile. A poco sembra esser servito, visto che da allora il calo è proseguito, in sincronia con la debolezza delle Borse e le prospettive sempre più cupe e per l’economia reale, che implicano un indebolimento della domanda globale di oro nero.