Piano sociale e meritocrazia all’ordine del giorno della Regione Abruzzo

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Piano sociale e meritocrazia all’ordine del giorno della Regione Abruzzo

22 Marzo 2011

di V. F.

E’ una settimana politica intensa quella appena iniziata all’Emiciclo. Tanti e importanti i temi all’attenzione del Consiglio regionale. A cominciare dalla discussa Direttiva Bolkestein e dai suoi effetti sui balneatori abruzzesi e dalla legge sulla valutazione dei dirigenti. E ancora, la legge per il riordino del sistema idrico integrato per finire con l’atteso Piano Sociale, che dopo il via libera della Commissione dovrà essere approvato definitivamente dal Consiglio regionale. Leggi destinate a introdurre importanti riforme nella Regione Abruzzo e soprattutto a segnare una decisa inversione di marcia rispetto al passato.

Un esempio è la legge che recepisce i principi della riforma voluta dal ministro Brunetta per la Pubblica Amministrazione. Anche l’Abruzzo, infatti, introduce nuovi criteri per la valutazione dei dirigenti e dipendenti pubblici, improntati alla efficienza. In sostanza l’obiettivo è quello di garantire un sistema di valutazione delle prestazioni lavorative che riconosce il merito, favorendo la selettività e la valorizzazione delle capacità dei dirigenti e dunque la crescita delle competenze del personale. Una vera e propria rivoluzione, che si tradurrà in una migliore organizzazione del lavoro, nella qualità della prestazione lavorativa e nell’efficienza delle strutture amministrative. Un capitolo importante, inoltre, è quello relativo alla trasparenza degli atti amministrativi e alle attività di controllo interno, a tutela e garanzia della legalità. Ciò a tutto vantaggio della riduzione della spesa pubblica regionale.

Sempre collegata alla strategia della razionalizzazione della spesa è l’altra misura all’ordine del giorno, il riordino del sistema idrico, con la riduzione da quattro a uno degli Ato. L’obiettivo della Regione è chiaro: un solo Ato ed un solo soggetto gestore per tutto il territorio regionale.

E proprio mentre all’Emiciclo è in discussione la riforma, i dati relativi ad una recente indagine rivelano che in Abruzzo i costi annui del servizio idrico complessivamente sono cresciuti meno rispetto al resto del Paese. Un più 2,4% a fronte degli aumenti del 6,7% registrati su scala nazionale. Una tendenza positiva, con la sola eccezione di Pescara che, con il 12%, ha notevolmente incrementato i prezzi nel 2009, pur partendo dalle tariffe più basse applicate in Abruzzo l’anno precedente. La città più virtuosa è risultata Teramo, dove l’acqua per uso domestico costa meno (184 euro), mentre L’Aquila è il capoluogo dove costa di più (248 euro), con Teramo e Chieti che nel 2009 non segnalano alcun aumento tariffario. In media, dunque,  una famiglia abruzzese affronta una spesa annua di 213 euro per il servizio idrico. Costo che, nonostante la situazione critica relativa alla dispersione e ai danni sull’assetto idrogeologico del territorio, resta comunque molto più basso rispetto alla media nazionale di 270 euro.

Infine, il Piano Sociale, che dopo l’approvazione in Quinta commissione (Affari Sociali e Tutela della Salute) è in attesa del sì definitivo. Un passaggio delicato, perché da un lato ci sono le esigenze dei territori e dei cittadini, dall’altro, però, l’oggettiva carenza di risorse disponibili. Punto centrale del nuovo strumento di programmazione è una maggiore integrazione dei servizi socio-sanitari. Un’esigenza manifestata da tutti gli operatori sia del comparto sociale che di quello sanitario, che chiedono un coordinamento più efficace nell’erogazione delle prestazioni. Tra le altre misure contenute nel Piano spicca il mantenimento del monte orario per i servizi di assistenza, che resta fissato a 21 ore settimanali per ciascun utente. Sono inoltre previste risorse per la costituzione dei ‘Gruppi appartamento’ per i disabili psichici, mentre ai Comuni – a cui viene garantita ampia autonomia nella programmazione – saranno erogati fondi per la prevenzione dei fenomeni di violenza domestica e per l’assistenza di donne e minori vittime di questi episodi.

E una buona notizia, intanto, arriva dal governatore Chiodi per quanto riguarda i danni causati dalle alluvioni di due settimane fa. Presto, infatti, arriverà un primo stanziamento di 10 milioni di euro per i comuni della provincia di Teramo. Le risorse annunciate dal presidente Chiodi faranno parte dell’ordinanza di Protezione civile che in settimana verrà firmata dopo un confronto tecnico con il Dipartimento di protezione civile nazionale. "Si tratta di uno sforzo economico importante della Regione in ragione della gravità della situazione che stanno vivendo i comuni del teramano colpiti dalle alluvioni. Il fondo inserito nell’ordinanza – spiega ancora Chiodi – sarà finanziato per il 60% dalla Regione e per il 40% dalla Protezione civile nazionale e stiamo lavorando perché in futuro si possa raddoppiare questa prima dotazione". L’emanazione a breve della prima ordinanza di Protezione civile conferma la celerità nel dare strumenti normativi ai sindaci per avviare i primi lavori di rifacimento. L’ordinanza di Protezione civile indicherà poi un commissario straordinario che dovrà gestire la situazione e "anche se la legge lo indica nella persona del presidente della Regione – ha detto Chiodi – chiederò al Governo e alla Protezione civile di nominare commissario il presidente della Provincia di Teramo".