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La fine del Ramadan in Egitto

Piazza Tahrir si spacca sulla manifestazione dei Sufi

Parlare di democrazia nel mondo arabo non ha più alcun senso se si tolgono gli occhi dal luogo che, da quasi un secolo, è sinonimo di liberazione per l’Egitto: piazza Tahrir. E’ proprio lì, al Cairo, che in occasione dell’Iftar (la festa che celebra la rottura del digiuno), si riverseranno oggi migliaia di persone per chiedere che la nuova Costituzione rappresenti uno Stato civile e moderno.

Il corteo si chiama “For the Love of Egypt”. E’ stato organizzato da tre Ordini Sufi – in tutto il Paese i Sufi, divisi in trenta Ordini, sono oltre 10 milioni – in risposta ad un’altra manifestazione, quella con cui il 29 luglio i Fratelli Musulmani hanno voluto riaffermare la supremazia della legge salafita, cercando di unire sotto un’unica bandiera (la loro) le forze politiche di rinnovamento. I Sufi, insomma, temono che l’ombra della Sharia si possa abbattere sulla rivoluzione esplosa il 25 gennaio scorso, con cui il popolo egiziano ha messo fine al regime trentennale di Hosni Mubarak.

Contro gli islamici Salafiti, i Sufi chiedono un futuro democratico e pluralista per l’Egitto. Per questo, martedì scorso, una loro delegazione ha incontrato il primo ministro egiziano, Essam Sharaf, per spiegare i motivi e i dettagli della manifestazione durante la quale, oltre alle preghiere del tramonto e della sera, si terrà una messa per i cristiani copti che, il 7 maggio scorso, sono stati protagonisti di un violento scontro con i Salafiti che ha causato la morte di 11 persone.

Per ora, dunque, il fronte rivoluzionario è tutt’altro che compatto. E non solo per la divisione fra Islam moderato e ortodosso. Oltre agli Ordini Sufi, infatti, solo 30 dei 56 movimenti politici che avevano inizialmente aderito alla manifestazione, hanno garantito la loro presenza. Il Partito social-democratico egiziano, il movimento Kefaya, il partito Karama e l’Associazione Nazionale per il Cambiamento, hanno proposto di “rimandare” la protesta mentre altri, come la Coalizione dei Giovani per la Rivoluzione, non parteciperanno affatto, convinti che la divisione dai Fratelli Musulmani (e la conseguente disgregazione del movimento) non farà altro che rendere più difficile il percorso intrapreso dalla rivoluzione.

In questo momento, dunque, sembra che a regnare sull’Egitto ci siano le divisioni politiche fra i tanti movimenti politici. Nel frattempo il governo Sharaf si prepara ad abrogare lo stato d'emergenza che, dal 1981, consentiva alle forze di sicurezza dell’ex presidente di soffocare ogni dissenso e opposizione politica. L’annuncio è stato dato da un portavoce del governo, Mohamed Hegazy, il quale ha spiegato che le procedure sono state avviate in “coordinamento con il consiglio militare”. Secondo il portavoce, lo stato d'emergenza potrebbe essere messo in discussione prima delle elezioni legislative, previste in novembre.

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