Pisapia, Mdp e la sagra della discordia

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Pisapia, Mdp e la sagra della discordia

25 Luglio 2017

Abbiamo già scritto della dinamicità che sta esprimendo il Centrodestra, che, unito, viene dato dai sondaggi a quasi il 35 per cento dei consensi e quindi in grado di ipotecare la vittoria alle prossime politiche. A sinistra, invece, e soprattutto a sinistra del Pd, la parola “unità” rischia di restare il solito slogan. Dire che le acque tra i vertici di Mdp, ovvero i bersaniani e dalemiani da una parte, e Pisapia dall’altra, siano agitate è dire poco. Pomo della discordia? L’abbraccio tra il leader di Campo Progressista, Pisapia, appunto, con la renzianissima Maria Elena Boschi alla Festa dell’Unità del Pd di Milano.

Un gesto che ha fatto deflagrare le tensioni che con il tempo si erano accumulate a sinistra, in principal modo per la “vaghezza” mostrata dall’ex sindaco di Milano sul suo rapporto con i Dem. Il progetto originario di Pisapia era quello di costruire un’alleanza con il Partito democratico, ma il muro alzato da Renzi che sperava, e forse ancora spera di poter trionfare da solo contro tutti, ha costretto il leader di Campo Progressista a schiacciarsi a sinistra, mai, però, con estrema decisione. Della serie: barcollo ma non mollo nessuno. Da qui la richiesta di rassicurazioni arrivata da Mdp a Pisapia sulla sua presa di distanza dal Pd.

L’abbraccio con la Boschi è stata quindi la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso, mandando su tutte le furie gli ex piddini di Mdp che ora accusano Pisapia di “inciuciare” con Renzi, di “disorientare la nostra gente”, come ha detto oggi il governatore della Toscana Rossi. E Pisapia? Lui che ha sempre detto di lavorare per costruire un largo fronte di centrosinistra, inclusivo – tanto che lo slogan della manifestazione dei circoli di Campo Progressista del 1 luglio era proprio “Insieme, nessuno escluso” – come ha reagito agli attacchi degli “scissionisti”? Ha fatto saltare l’incontro, l’ennesimo, previsto con i vertici di Mdp questa mattina a Roma. “Sono critiche inaccettabili, non si può andare a un incontro con qualcuno che detta le condizioni” avrebbe detto Pisapia ai suoi fedelissimi. Conclusione: rottura (o quasi) con Mdp e ‘nuovi ponti’ gettati verso il Pd. 

“Mi sento a casa” ha dichiarato Pisapia sempre alla Festa dell’Unità milanese. E ancora: “Il popolo del Pd non sarà mai mio nemico”. Dunque, Pisapia sembra tornare al primo progetto: guardare al Partito democratico. Ma resta da capire se nel Pd renziano c’è posto per Pisapia. Forse capiremo qualcosa in più a settembre quando riprenderà la discussione sulla legge elettorale. Cosa farà Renzi? Continuerà a seguire i suoi piani, zero aperture sulle coalizioni e Pd a vocazione maggioritaria (sempre meno maggioritario, stando agli ultimi sondaggi che danno il partito sotto il 26 per cento?), oppure aprirà alle alleanze e dunque al premio di coalizione? Con o senza Pisapia? Chi vivrà vedrà.