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Più che il partito di Fini Futuro e Libertà è il business di Bocchino

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Marketing e politica. Un binomio sempre più attuale nella dimensione della politica moderna. Se Berlusconi è stato il pioniere in questo campo con i memorabili kit dell’elettore che fecero la comparsa sulla scena a partire dal 1994, progressivamente tutti i partiti si sono attrezzati ed hanno operato innovazioni in questo campo. Il modello americano fatto di pins e gadgets personalizzati ha attraversato l’Oceano ed è diventato una realtà anche nel nostro Paese.

I nuovi partiti non sono esenti da questa moda. Anzi, Futuro e Libertà ha immediatamente puntato con forza su questo fronte per finanziare la propria attività. Ricorderemo, infatti, il successo di vendite alla convention di Bastia Umbra per la maglietta stile Andy Warhol con l’effige di Fini e la scritta “Che fai mi cacci?”, che immortalava l’immagine del presidente della Camera alla Direzione Nazionale del Pdl. I futuristi hanno scommesso fin da subito sull’e-marketing, creando siti web dedicati esclusivamente al merchandising dei loro prodotti. In principio, è stata Generazione Italia a lanciarsi in questa direzione. Alla vigilia di Mirabello circolavano link con sconti eccezionali per l’acquisto di cappellini e posacenere. Di lì a breve, con la nascita ufficiale di Futuro e Libertà, anche il “partito dei grandi” si è dotato di un proprio portale per vendere i prodotti del brand finiano. Collegandosi sul sito web www.futuroelibertashop.it, attraverso un link sul sito ufficiale del partito, è possibile acquistare lo zainetto in nylon, la felpa o un set di penne targato Fini. Alla stessa pagina reindirizza anche il link www.generazioneitaliashop.it, dove campeggia una invitante tazza in ceramica, indicata come quella “ufficiale di Fli”. Fin qui nulla di strano, a parte la dissonanza con un partito nato per contrastare il modello edonista berlusconiano.

Ma le sorprese arrivano quando dal sito si viene indirizzati sulle pagine web di due società, l’una responsabile degli ordini, l’altra concessionario esclusivo del marchio Generazione Italia. Cliccando sul sito si scoprirà che la prima corrisponde al nome della Novezeri–Thinking Velocity (www.novezeri.it), società di Pubblicità, editoria e nuovi media con sede ad Aversa, in provincia di Caserta, precisamente in via G. Boccaccio 38. Sarà una semplice coincidenza, ma si tratta proprio della città di origine del più famoso dei finiani, l’onorevole Italo Bocchino, e del responsabile del movimento giovanile dei futuristi, Gianmario Mariniello, consigliere comunale della città campana. La seconda, invece, si chiama Ita2020 s.r.l. (www.ita2020.it). Sul sito non compaiono contatti né informazioni sulla sede legale, ma da una semplice ricerca è stato possibile verificare che si tratta di una società per attività di commercio elettronico di beni non alimentari, che ha la sede in via Firenze 8, sempre nella città di Aversa. Semplice coincidenza?

Non conosciamo i termini contrattuali tra le società ed il partito, né tantomeno secondo quali criteri siano state selezionate. Si tratta di una scelta di tipo privatistico e non abbiamo motivo di dubitare che il tutto sia corrisposto ai principi di convenienza e trasparenza per tutti i futuristi. E, tra l’altro, plaudiamo al fatto che la scelta sia caduta su due società meridionali, delle quali avremmo piacere di conoscere il nome dei proprietari per sollevare qualsiasi dubbio su ipotetici conflitti di interesse.

Del resto, sarebbe opportuno dipanare il dubbio che la nascita del nuovo soggetto politico possa aver rappresentato, per alcuni dei futuristi, anche una nuova forma di business. Lo si deve alle migliaia di militanti ignari, che hanno acquistato in buona fede la bellissima maglietta o l’irrinunciabile bandiera.

Questa vicenda, per quanto paradossale, ha poi un risvolto del tutto politico. Qualche settimana fa abbiamo delineato un profilo di Italo Bocchino chiudendo la riflessione con un interrogativo, ossia se la sua strategia corrisponda in pieno con quella del suo leader. In molti casi ci è apparso che Bocchino stesse giocando una partita tutta sua, in virtù di una acquisita visibilità nazionale che gli era preclusa finché era il vice-capogruppo nella Pdl. Dalla nascita di Fli si è occupato in prima persona della strutturazione del partito, percorso già avviato con la nascita dei circoli di Generazione Italia, diventati automaticamente le prime cellule di Futuro e Libertà. E’ lui a detenere le chiavi dell’organizzazione nazionale di Fli e dei contatti con i responsabili territoriali, per la cui nomina ha carta bianca da Fini. E’ lui a gestire la cassa e i conti di Futuro e Libertà, nonché a curare gli aspetti legati al marketing. Fattori non irrilevanti per chi conosce le dinamiche interne ad un partito. Sabato scorso, poi, ha addirittura rilasciato all’Unità un’intervista in cui ha candidamente dichiarato "il mio leader è Casini", scaricando il febbricitante Fini assente alla kermesse di Todi.

Nonostante i malumori che da più parti si sollevano nei suoi confronti e della linea del partito da lui rappresentata, come testimoniano le parole di ieri di Luca Barbareschi, Italo va diritto per la sua strada e non si scompone, promuovendo una denuncia per abuso d’ufficio nei confronti del ministro degli Esteri Franco Frattini attraverso un anonimo militante di Fli. Si è trattato di una scelta condivisa da tutto il partito? Proprio ieri, in un articolo comparso su Libero, Francesco Borgonovo lo apostrofava come “un servitore di tre padroni”. A questo punto il dubbio sorge spontaneo: caro Fini, ma sei sicuro di poterti fidare di Bocchino?

 

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