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Europa ancora più germanocentrica

Più Cina e meno Russia, la Gran Bretagna se vince Brexit

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Il referendum con cui il Regno Unito andrà alle urne per decidere se rimanere o meno nella UE non presenta solo un’importanza economica, ma segna anche lo spartiacque per comprendere quale sarà l’assetto che avrà l’Europa nel prossimo futuro.

Se gli effetti economici che comporterà la Brexit sono ormai chiari a tutti gli osservatori, non sono ancora ben definiti i contraccolpi che un’eventuale uscita di Londra dall’Unione Europea avrà sugli equilibri continentali.

Entrato nella Comunità Europea nel 1972, il Regno Unito ha sempre rappresentato l’“anima critica” all’interno delle istituzioni europee, vista prima la sua contrarietà a qualsiasi rafforzamento delle prerogative degli organismi comunitari e poi all’adesione alla moneta unica.

Sul piano strategico, le conseguenze non sarebbero rilevanti. Londra, che, va ricordato, dispone di una propria forza nucleare anche se di dimensioni ridotte rispetto a quella francese, ha da sempre puntato più una “special relationship” con gli Stati Uniti che ad assumere un   ruolo – guida in un eventuale progetto di difesa europea.

Pur uscendo dalla UE, Londra continuerebbe quindi a restare nella NATO e le sue relazioni con i partner europei membri dell’Alleanza proseguirebbero come prima. Ben più significativi sarebbero però gli effetti sulla politica estera che prenderà Londra all’indomani dell’uscita dall’Unione Europea.

Da sempre Londra è stata  più orientata a sviluppare ed a conservare i rapporti con i Paesi legati al Regno Unito da vincoli storici e culturali piuttosto che agire in chiave continentale, ma l’abbandono della UE porterà ad una totale ridefinizione dell’azione diplomatica britannica.

Senza vincoli comunitari, il Regno Unito riorienterà principalmente la sua politica in Asia, dove da tempo ha sviluppato un rapporto preferenziale con Pechino, ed avrà più libertà d’azione in Medio–Oriente, a cominciare dalle relazioni con Israele che durante il governo Cameron hanno conosciuto un significativo ampliamento in particolare in chiave commerciale, vista l’opposizione del Premier britannico all’introduzione di sanzioni verso Gerusalemme al contrario di quanto invece sostenuto dalle altri capitali continentali.

Le relazioni con Mosca, già da tempo critiche, andrebbero probabilmente ad irrigidirsi ulteriormente distanziandosi così dalla linea di diversi Stati europei che puntano invece ad un riavvicinamento verso la Russia e ad un alleggerimento delle sanzioni.

Ma è soprattutto all’interno sulla politica europea e suoi equilibri che l’uscita di Londra produrrebbe gli effetti più rilevanti.

Senza il contrappeso “critico” del Regno Unito, l’Unione Europea si trasformerebbe in un’istituzione egemonizzata dalla Germania, anche se, va detto, Berlino negli ultimi tempi deve confrontarsi con un carta dove le forze euroscettiche o apertamente ostili all’UE stanno conquistando sempre più spazio.

Resta il fatto che senza Londra e con una Francia indebolita da una non facile situazione economica e dalla imminente campagna per le prossime presidenziali, la Germania assumerebbe un ruolo di leadership economico e politico all’interno della UE molto più forte di quello già rilevante di cui dispone oggi.

Ed in prospettiva, non è escluso che in questo scenario si possa assistere in un futuro prossimo ad ulteriori spinte “separatiste” di Paesi i quali potrebbero non vedere favorevolmente un’Europa con una Germania egemone.

Ecco perché è necessario che Londra rimanga nella UE. Perché un’Europa a più “voci” e con più “contrappesi” non può che essere un fattore positivo per il rilancio di un’istituzione in crisi.

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