Home News Poker e viaggi sono due facce della stessa medaglia, la voglia di “scoprire”

Come essere sui luoghi dei grandi tornei

Poker e viaggi sono due facce della stessa medaglia, la voglia di “scoprire”

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Passione e affari non sempre viaggiano su due binari separati. Tanto più da quando il poker, oltre che un gioco, è diventato un business importante e mondiale. Proprio in questo settore si inserisce Travelrounders.com, il primo tour operator che unisce la passione di chi ama seguire eventi di Poker sportivo in tutto il mondo e un servizio professionale.

Anche perché, è sempre più chiaro a tutti, il poker è un mercato in forte crescita che ogni anno genera un movimento di miliardi di dollari. Difficile quindi che le aziende, sempre attente ai nuovi scenari, non si inserissero nel contesto.

Ma come è nata l’idea di avvicinare i 2 mondi? “3 anni fa alcuni collaboratori – ci ha spiegato Silvio Rebula, Chief Operating Office di C.A.S.T. - erano a Las Vegas e hanno visto questa variante del poker, il Texas hold’em. L’idea è stata quella di creare un assistenza per quei giocatori italiani che viaggiano in Italia, in Europa e nel mondo”. Alle spalle ci sono poi le esperienze di Meridiano Viaggi e Turismo Tour Operator, fino a quel momento occupate prevalentemente sul business travel ma pronte e ricettive sui tavoli verdi.

Non un “buio” come si dice nel poker classico, ma una rivisitazione di un modello già riconosciuto. Il principio, insomma, è facile. Basta trovare l’evento desiderato e lasciare che a occuparsi del resto sia l’organizzazione. Una bella comodità per una società in cui il tempo a disposizione è sempre meno.

Un idea anche difficile da imitare: “al momento il nostro maggior Competitor è spagnolo – ci ha spiegato ancora Rebula – tutto il resto del mercato europeo non è ancora stato occupato. In questo senso, per il 2012 è prevista la traduzione del sito in inglese. Infatti ci troviamo ad essere già presenti a Nizza, Praga, Londra, Montecarlo, Montenegro e Marocco”.

L’esempio dato da Travelrounders dovrebbe fare scuola ai giovani che vogliono aprire una propria attività facendogli capire che il valore aggiunto sta nell’innovazione, nella ricerca tra qualità ed esplorazione di nuovi modi di stare sul mercato. D’altra parte chi non rischia non vince, nel poker come nella vita.

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