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Polonia, i gemelli Kaczynski alla prova delle urne

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L’Europa aspetta con ansia l’esito del voto anticipato in Polonia, previsto per il 21 ottobre. Altrettanto impazienti sono i 30 milioni di polacchi perché nessuno di loro pare essere in grado di prevedere quale ne sarà il risultato finale per il Sejm (la camera bassa) e per il Senato. In più - giusto per rendere il compito degli analisti ancora più difficile - più si avvicina il momento della verità e più grande è l’incertezza.

Gli ultimi giorni sono passati all’insegna della continua altalena dei sondaggi tra il partito di maggioranza uscente, Diritto e giustizia, guidato dai tanto discussi gemelli Kaczynski, e la Piattaforma civica di orientamento moderato liberal-conservatore, il cui leader Donald Tusk sembra attrarre la popolazione con l’appeal del politico giovane, pragmatico e convincente. Come riporta la stampa polacca, le ultime rilevazioni danno in testa il partito di Tusk, protagonista di una miracolosa rimonta nelle ultime settimane. La Piattaforma civica è riuscita infatti a sorpassare il suo diretto avversario, arrivando al 42 per cento dei consensi e con un distacco di ben 10 punti.

A parere di molti analisti, il voto di domenica sarà un vero e proprio referendum sul premier Jaroslaw Kaczynski e sul suo fratello gemello, il presidente Lech. La competizione privilegia le forze dell’opposizione che possono cavalcare gli elementi di critica nei loro confronti, decisamente numerosi: è piuttosto diffusa l’opinione che l’esecutivo non è riuscito a garantire al Paese la promessa stabilità politica, pur in un contesto economico oggettivamente favorevole. La colpa è da attribuire soprattutto al clima di aspri conflitti politici, scandali e caccia alla streghe. Tutti questi elementi hanno dominato gli ultimi due anni e sono stati la causa della crisi del governo e del successivo ricorso anticipato alle urne. I fratelli Kaczynski sono stati soprattutto il bersaglio preferito degli ultracattolici della Lega delle famiglie che ha diffuso un manifesto raffigurante il capo dello Stato nel corso della sua recente visita a Gerusalemme con la scritta “alleato” d’Israele.

Durante la campagna elettorale, non sono tuttavia mancate le accuse provenienti dal versante opposto. Gli esponenti di Diritto e giustizia hanno accusato Aleksander Kwasniewski, ex presidente e leader della coalizione composta da liberali e socialisti (la terza formazione in gara) di essere stato un comunista e una spia del passato regime.

L’alto livello di tensione del dibattito pre-elettorale è parso ancor più evidente negli innumerevoli duelli televisivi, che hanno visto un Kaczynski premier ampiamente deludente, privo del carisma e della presenza mediatica di Tusk, che ha guadagnato consensi un talk-show dopo l’altro.

Comunque andranno a finire le elezioni, il governo sarà sicuramente di coalizione e non potrà escludere la Piattaforma civica. Lo stesso Tusk non ha escluso alcuna ipotesi e ha recentemente avviato delle trattative con il partito Diritto e giustizia per formare un esecutivo allargato, anche se potrebbe anche dar vita a un’inedita coalizione con gli ex comunisti che isolerebbe i due gemelli. Una cosa è certa: in caso di vittoria non ci sarà alcun governo monocolore targato Kaczynski. La ragione sta nella mancanza dei numeri e nell’impossibilità di contare su potenziali alleati, poiché oltre ai tre principali partiti, solo gli agrari possono sperare di superare la soglia di sbarramento del 5%, ma comunque con un risultato non determinante.

La sconfitta della maggioranza uscente e l’ingresso di Tusk nel futuro governo comporterà sicuramente una novità sostanziale nei rapporti con l’Unione Europea. Saremo testimoni di una moderazione dei toni nel dialogo con le istituzioni e i partner europei. Vi sarà anche un ridimensionamento su questioni come la pena di morte. Difficilmente, però, la Polonia farà marcia indietro su temi ritenuti di importanza vitale, dal peso del voto in sede di Consiglio europeo alle relazioni con la Russia che rimarrà sempre il grande e temuto vicino. In pratica, ci sarà un atteggiamento più incline al compromesso senza però danneggiare gli interessi polacchi, come in fondo richiesto da Jaroslaw Kaczynski che ha auspicato un’intesa trasversale sui temi centrali riguardanti l’Ue.

Una convergenza tra i diversi schieramenti è prevedibile anche nelle relazioni con gli Stati Uniti. La partnership strategica con Washington vede la Polonia in prima linea in Iraq ed è in territorio polacco, oltre che ceco, che dovrebbe essere installato lo scudo antimissile tanto voluto dagli Usa quanto avversato da Mosca.

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