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Pomigliano, primo giorno per i neoassunti

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Li ha accolti poco dopo le 8 con pasticcini e acqua minerale “perché in fabbrica gli alcolici sono vietati”. Pasquale Garofalo, ad di Fab­brica Italia Pomigliano, siciliano, da anni fidato uomo-Fiat in Campania, ha tenuto al manipolo di otto tecnici appena riassunti un discorso fatto di poche parole e molti contenuti, co­me nel suo stile. Il tempo di spiegare loro, cinque maschi e tre femmine, cosa vuol dire tornare a essere a tutti gli effetti lavoratori a tempo pieno e soprattutto, il primo nucleo di un pro­getto che ha tutte le caratteristiche della sfida da vincere. Breve applau­so e poi, subito al lavoro, negli uffici dell'unità chiamata a garantire le mi­gliori soluzioni ergonomiche alle po­stazioni degli operai una volta che l'at­tività in fabbrica riprenderà.

Un giorno particolare quello vissu­to ieri al “Giovan Battista Vico”. Un giorno-simbolo perché sul piano nu­merico il “grosso2 dei circa 4900 lavo­ratori tornerà entro l'estate, quando il piano per la nuova Panda diventerà più concreto. Sferzato dal vento di tra­montana l'inizio della nuova era volu­ta dall'ad Sergio Marchionne, con la temporanea (almeno al momento) uscita dal sistema di Confindustria. Tutti in tuta bianca e grigia, con il lo­go “Fabbrica Italia Pomigliano” bene in vista, gli otto battistrada e lo staff di Garofalo mentre nei capannoni conti­nua l'arrivo di robot e nuovi macchi­nari destinati alla Panda. Sui volti sod­disfazione e speranza: “Ho sempre creduto nel futuro dello stabilimento - dice Maria Anna Fusco, 30 anni, ori­gini a Sparanise, nel Casertano, inge­gnere gestionale - e anche nei giorni più difficili non mi sono rassegnata alla delusione”. Anche lei ha vissuto un anno, l'ultimo, tra cassa integra­zione e lavoro ma la sua competenza le ha già regalato non poche soddisfa­zioni: la sperimentazione del nuovo sistema ergonomico Uas, cardine del­la “rivoluzione” Fiat (passa da qui la riduzione delle pause, oggetto di forti polemiche tra la Fiom e gli altri sinda­cati) le ha permesso di visitare anche altre fabbriche del gruppo. È stata an­che a Detroit, in casa Chrysler: “Ci scambiamo informazioni e cono­scenze, chi opera in questo settore sa che bisogna aggiornarsi di continuo” spiega il giovane ingegnere, una ca­scata di riccioli biondi e il sorriso spontaneo.

Il nuovo contratto firmato senza indecisioni, il licenziamento e la rias­sunzione sbrigati in pochi secondi. La Fusco e le sue colleghe mini-pattu­glia di uno stabilimento nel quale le donne sono meno di un decimo del totale dei dipendenti. “Ma qui non ab­biamo mai avuto problemi nel rap­portarci con gli uomini. Qui esistono intelligenze e competenze di primissi­mo piano, altro che operai sfaticati o assenteisti” si arrabbia la Fusco. Che a Marchionne, se avesse la possibilità di parlargli da vicino, saprebbe perfet­tamente cosa dire: “Gli farei i compli­menti, perché le leggi di mercato van­no seguite senza indugi”. Non a caso il suo sogno nel cassetto è di diventa­re la prima direttrice donna di una fabbrica Fiat.

Non tutti però a Pomigliano la pensano come lei. La Fiom, ad esem­pio, proprio ieri ha annunciato la pre­sentazione del primo ricorso per “condotta antisindacale” al tribunale competente per territorio, quello di Nola. Il 7 aprile sarà poi il segretario generale Maurizio Landini a spiegare nel dettaglio l'iniziativa. Dal fronte del sì, invece, c'è tutta la soddisfazione per l'avvio della “svolta”: Firn, Uilm, Ugl e Fismic guardano ai prossi­mi appuntamenti, dalla riassunzione dei lavoratori ex Ergom alla definizio­ne del cronoprogramma degli ex Fiat, con la certezza di avere condivi­so la scelta giusta. “Occupazione e in­vestimenti ce li siamo conquistati”, di­ce Giovanni Sgambati della Uilm. 

(Tratto da Il Mattino)

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