Domenica i dati ufficiali

Presidenziali egiziane: Morsi e Shafiq favoriti per il secondo turno

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Secondo gli ultimi dati ufficiosi riportati da vari siti internet, al primo turno il candidato della Fratellanza Musulmana, Mohahmed Morsi avrebbe ottenuto circa 5 milioni e 400 mila voti, Ahmad Shafiq 5 milioni e 300 mila, il nasseriano Hamdin Sabbahi quattro milioni e 600 mila e il moderato islamico Abdel Moneim Abul Fotouh quattro milioni.

La blogger egiziana Nawara Negm ha affermato ieri, mostrando scontento per la mancanza di un candidato laico e soi-disant "rivoluzionario" tra i primi,  “Se Shafiq vince non chiedete un'altra rivoluzione perchè il problema sta nel popolo. Chi ha scelto Morsi lo ha fatto per torturare i laici, chi ha scelto Shafiq lo ha fatto per torturare gli islamisti. È un popolo di folli. Morsi non merita di vincere e il popolo non si merita Shafiq”.

Al di là di una possibile e per nulla auspicabile deriva islamista del Paese - peraltro già prefiguratasi a partire dai risultati delle legislative dello scorso Dicembre, con la schiacciante vittoria dei Fratelli musulmani e dei Salafiti di ‘al Nour’ (insieme ottennero il 70% dei seggi parlamentari) -, o di una tenue restaurazione mubarakiana, rimane comunque grande ottimismo tra gli egiziani. Le elezioni presidenziali - a doppio turno 'alla francese' - rappresentano una svolta e, tra quattro anni, il Presidente eletto dovrà misurarsi di nuovo con il giudizio degli elettori.

Rimangono dei dubbi sui futuri poteri costituzionali del nuovo Presidente: le forze politiche e la giunta militare tuttora al potere, a seguito dei tumulti dello scorso anno e della deposizione di Mubarak, non si sono infatti ancora accordati su un nuovo testo che ne definisca le funzioni. Per questo, Mohamed El-Baradei, l'ex segretario generale dell'IAEA e figura con un certo seguito mediatico in Occidente (non chiaro quanto in Egitto, sua patria) ha boicottato queste presidenziali, lui considerato dopo le rivolte di piazza Tahrir un 'papabile' nella corsa alla presidenza, sostenendo che vi fosse bisogno di approvare una costituzione prima di andare alle elezioni.

Analisti e sondaggi nei giorni scorsi prevedevano - o forse speravano - un buon piazzamento dei due candidati più moderati, l'ex capo della Lega araba Amr Mussa e il filo islamico Abdel Moneim Abul Fotouh.

Al ballottaggio del 16 e 17 Giugno prossimi dovrebbero andare Morsi e Shafiq. Per i dati definitivi, però tuttavia, occorrerà attendere domenica.

Chiunque dovesse vincere, al secondo turno, dovrà in primis affrontare delle enormi sfide di carattere economico. Un collasso sotto gli occhi di tutti: tracollo del turismo, diminuito nel 2011 del 33% e investimenti stranieri in picchiata (meno 90% sempre nel 2011), tanto per citare due degli aspetti principali della catastrofe egiziana in corso.

Infine, la questione dei Copti - i Cristiani d’Egitto mai convertitisi all’Islam -. E’ di mercoledì 23 Maggio un bel reportage di Lorenzo Cremonesi sulle colonne del Corriere della Sera, in cui viene approfonditamente evidenziato il timore dei Cristiani che, dopo l’exploit delle legislative, possa risultare nuovamente vincitore il fronte della Fratellanza.

“Abbiamo bisogno di un leader energico per far fronte ai radicali islamici e il migliore è Shafiq. Ha un ottimo rapporto con l’esercito, l’unica forza in grado di garantire la stabilità dello Stato e i diritti delle minoranze”, ha dichiarato un Copto al giornalista del quotidiano di via Solferino. Ciò dimostra il dramma di una 'rivolta egiziana' oramai da considerarsi a tutti gli effetti islamica. I Cristiani d'Egitto lo sanno, e per difendersi non possono che guardare al candidato Shafiq, uomo di Mubarak. Purtroppo uno sguardo rivolto tragicamente al passato.

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