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Democrazia e virus

Presidenziali in Polonia, la battaglia legale e politica

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In Polonia le elezioni Presidenziali previste per il 10 maggio non si sono tenute, dopo una lunga e accesa schermaglia fra maggioranza e opposizione si è deciso di non confermare l’appuntamento elettorale, ma di posticiparlo a quando l’emergenza coronavirus consentirà di espletare regolarmente le procedure di voto.

Da settimane il parlamento di Varsavia si era impantanato su una diatriba sul come svolgere le elezioni per evitare la procedura di slittamento.

La volontà del governo era quella di procedere egualmente al voto, anche in ragione di un impossibilità costituzionale di rinvio, un ostacolo non da poco, che è stata comunque contestata dalle opposizioni, ma anche da formazioni minori della stessa maggioranza. Eguale sorte è toccata alla proposta avanzata in un secondo momento dallo stesso governo, di procedere al voto via posta, ma lo sciopero di massa minacciato dai postini ha finito per ostacolare anche quest’ultimo tentativo, di evitare il rinvio.

Ad infiammare il dibattito politico si è aggiunto successivamente l’intervento del Presidente della Corte Suprema l’uscente Małgorzata Gersdorf, la quale si è spinta a definire un eventuale svolgimento delle elezioni una “farsa”, suscitando ulteriori polemiche nel mondo politico polacco. Difatti a pesare molto sulla decisione di dar seguito al rinvio è stata anche l’impossibilita, di procedere ad una modifica del sistema di voto, in quanto – scioperi e proteste a parte – la Costituzione polacca impedisce modifiche alla legge elettorale nel semestre precedente la data delle elezioni.

Non è un caso che sia stata anche ipotizzata un’astensione di massa, auspicata in prima battuta dalle opposizioni, fermo restando poi che il tutto si è risolto con la decisione di posporre le elezioni in estate, con la speranza che l’emergenza coronavirus passi, o almeno diventi gestibile al fine di riconsentire un graduale ritorno alla vita democratica, che a quanto pare sembra essere una vittima prediletta del virus. Infatti uno dei problemi che ha alimentato il dibattito è stata dall’inizio la scelta dell’esecutivo di non dichiarare lo Stato di emergenza, cosa che avrebbe consentito il rinvio automatico delle elezioni, bloccando sul nascere ogni polemica sul come votare.

Soprattutto con un’ opinione pubblica che secondo i rilevamenti effettuati era sin dall’inizio a favore del rinvio del voto. Alla fine la maggioranza dei partiti di governo che sostengono il Presidente Duda, ha annunciato il nuovo accordo e il Presidente della Camera bassa ha annunciato la nuova data in cui 30 milioni di polacchi saranno chiamati alle urne. Si voterà infatti il 5 di luglio. Il partito Diritto e Giustizia, ha intuito la volontà delle opposizioni di posporre le elezioni a data da destinarsi, con l’intenzione di poter contare sulle previsioni negative per l’economia polacca – cosa comune a tutti i paesi interessati dall’emergenza Covid-19 e quindi da tutto il globo terraqueo- sperando cosi di annullare il vantaggio del Presidente Duda e del partito Diritto e Giustizia, ma anche e soprattutto del tradizionale consenso di cui godono i leader di governo durante le emergenze.

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