Prevenire le morti bianche non è solo questione di regole

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Prevenire le morti bianche non è solo questione di regole

13 Giugno 2008

 

Sei operai morti a Mineo, una comunità di circa 5000 anime nel Catanese. L’ipotesi più verosimile è che causa del decesso sia stata l’esalazione di sostanze tossiche nella vasca del depuratore del Comune, ma si attende l’esito dell’autopsia.

Salvatore Tumino, Salvatore Smecca, Giuseppe Palumbo, Giuseppe Zaccaria, Salvatore Pulici e Natale Giovanni Sofia sono morti abbracciati, probabilmente nel tentativo di salvarsi la vita a vicenda. Ancora un’altra tragedia che si consuma nei luoghi di lavoro e nella medesima giornata non è un caso isolato: si sono infatti registrate altre quattro morti sul lavoro a Modena, Alessandria, Nuoro ed Imperia.

Un dramma sconcertante, di fronte al quale non può essere spesa alcuna parola se non di cordoglio e compassione per le famiglie delle vittime. In un Paese come il nostro, condizionato da una idea robusta di sicurezza sociale sviluppatasi nel secondo dopoguerra, che conferisce centralità alla persona umana, è sconfortante ammettere che si può ancora morire di lavoro.

Solo tre mesi fa piangevamo le cinque vittime della Truck Center di Molfetta e senz’altro non scorderemo mai la strage della ThyssenKrupp.

Bisogna innanzitutto stare attenti a non commettere il grave errore di abituarsi a questi tragici accadimenti e di giungere perfino alla terribile conclusione che essi rientrino “nell’alea normale” del rapporto di lavoro. Ma per evitare che ciò accada di nuovo e, in ogni caso, per ridurre drasticamente  il rischio di ulteriori morti bianche, è indispensabile individuare il baricentro della questione, diffidando dai soliti, fuorvianti, feticci ideologici.

Questo non è un problema di norme, ma bensì di prospettiva culturale. La tutela della salute e sicurezza nell’ambiente di lavoro, la prevenzione e la gestione dei rischi sono tutti elementi che devono essere condivisi dalle imprese e dai lavoratori mediante una solida campagna di prevenzione e di alfabetizzazione culturale. La cultura della prevenzione è un concetto dinamico: la via della cristallizzazione in legge non è sufficiente. Si possono intensificare le prescrizioni di legge, si possono inasprire le sanzioni ma questo non assicura la loro puntuale osservanza, né l’evitabilità degli incidenti stessi.

Intervistato da Il Messaggero, edizione del 10 dicembre dello scorso anno, Michele Tiraboschi, professore ordinario di diritto del lavoro presso l’Ateneo di Modena e Reggio Emilia, rispondendo alla domanda del giornalista sulle misure da adottare al fine di affrontare la questione delle morti sul lavoro, ha affermato: «Incidendo sui comportamenti sia di chi fa impresa che dei lavoratori e promuovendo una cultura della prevenzione. Se noi pensiamo che sia una questione di regole, ci illudiamo. Anche perché spesso queste leggi non vengono fatte rispettare».

È dello stesso avviso il Ministro del Lavoro Maurizio Sacconi che ieri pomeriggio alle 16:30 ha incontrato tutte le Parti sociali, al fine di predisporre un piano straordinario per diffondere condizioni di sicurezza ottimali in tutti i luoghi di lavoro, investendo prioritariamente in prevenzione, formazione e informazione.

Sacconi ha evidenziato la necessità di creare una condivisa struttura di monitoraggio che serva a garantire un ambiente sicuro, affidando allo Stato e alle Regioni il compito di potenziare le attività di controllo e vigilanza, anche se è pienamente consapevole che le attività ispettive e le regole, da sole, non bastano.

I sindacati, dal canto loro, invocano all’unisono l’intangibilità del Testo unico sulla sicurezza e chiedono di non attenuare le sanzioni previste. Nell’incontro di ieri non si è però parlato di alcuna modifica della normativa varata dal Governo Prodi ma solo di eventuali integrazioni che saranno oggetto di dibattito tra le (sole) Parti sociali. Peraltro, a detta di Bonanni il piano potrebbe essere finanziato ricorrendo ai 12 miliardi di avanzi di gestione dell’Inail accantonati dal 2000; le parole del segretario nazionale della Cisl raccoglieranno senza dubbio consensi presso viale dell’Astronomia, visto che circa tre mesi fa, durante la querelle sui contenuti del Testo unico, Confindustria aveva avanzato la medesima proposta per finanziare le azioni di prevenzione.

In conclusione, è illusorio pensare che la sola legiferazione rappresenti un totem per la salute dei lavoratori. Un impianto sanzionatorio repressivo e un corpo normativo satollo di inutili formalismi, rischiano di distrarre imprese e lavoratori dalle questioni più incisive. Una ridda di adempimenti burocratici non può che comportare esiti e risultati aleatori. I principi guida sono altri: prevenzione e formazione. Evitiamo dunque di guardare il dito e di lasciarsi sfuggire, invece, la luna.