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Sicurezza sul lavoro

Prevenire le morti bianche non è solo questione di regole

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Sei operai morti a Mineo, una comunità di circa 5000 anime nel Catanese. L’ipotesi più verosimile è che causa del decesso sia stata l’esalazione di sostanze tossiche nella vasca del depuratore del Comune, ma si attende l’esito dell’autopsia.

Salvatore Tumino, Salvatore Smecca, Giuseppe Palumbo, Giuseppe Zaccaria, Salvatore Pulici e Natale Giovanni Sofia sono morti abbracciati, probabilmente nel tentativo di salvarsi la vita a vicenda. Ancora un’altra tragedia che si consuma nei luoghi di lavoro e nella medesima giornata non è un caso isolato: si sono infatti registrate altre quattro morti sul lavoro a Modena, Alessandria, Nuoro ed Imperia.

Un dramma sconcertante, di fronte al quale non può essere spesa alcuna parola se non di cordoglio e compassione per le famiglie delle vittime. In un Paese come il nostro, condizionato da una idea robusta di sicurezza sociale sviluppatasi nel secondo dopoguerra, che conferisce centralità alla persona umana, è sconfortante ammettere che si può ancora morire di lavoro.

Solo tre mesi fa piangevamo le cinque vittime della Truck Center di Molfetta e senz’altro non scorderemo mai la strage della ThyssenKrupp.

Bisogna innanzitutto stare attenti a non commettere il grave errore di abituarsi a questi tragici accadimenti e di giungere perfino alla terribile conclusione che essi rientrino “nell’alea normale” del rapporto di lavoro. Ma per evitare che ciò accada di nuovo e, in ogni caso, per ridurre drasticamente  il rischio di ulteriori morti bianche, è indispensabile individuare il baricentro della questione, diffidando dai soliti, fuorvianti, feticci ideologici.

Questo non è un problema di norme, ma bensì di prospettiva culturale. La tutela della salute e sicurezza nell'ambiente di lavoro, la prevenzione e la gestione dei rischi sono tutti elementi che devono essere condivisi dalle imprese e dai lavoratori mediante una solida campagna di prevenzione e di alfabetizzazione culturale. La cultura della prevenzione è un concetto dinamico: la via della cristallizzazione in legge non è sufficiente. Si possono intensificare le prescrizioni di legge, si possono inasprire le sanzioni ma questo non assicura la loro puntuale osservanza, né l’evitabilità degli incidenti stessi.

Intervistato da Il Messaggero, edizione del 10 dicembre dello scorso anno, Michele Tiraboschi, professore ordinario di diritto del lavoro presso l’Ateneo di Modena e Reggio Emilia, rispondendo alla domanda del giornalista sulle misure da adottare al fine di affrontare la questione delle morti sul lavoro, ha affermato: «Incidendo sui comportamenti sia di chi fa impresa che dei lavoratori e promuovendo una cultura della prevenzione. Se noi pensiamo che sia una questione di regole, ci illudiamo. Anche perché spesso queste leggi non vengono fatte rispettare».

È dello stesso avviso il Ministro del Lavoro Maurizio Sacconi che ieri pomeriggio alle 16:30 ha incontrato tutte le Parti sociali, al fine di predisporre un piano straordinario per diffondere condizioni di sicurezza ottimali in tutti i luoghi di lavoro, investendo prioritariamente in prevenzione, formazione e informazione.

Sacconi ha evidenziato la necessità di creare una condivisa struttura di monitoraggio che serva a garantire un ambiente sicuro, affidando allo Stato e alle Regioni il compito di potenziare le attività di controllo e vigilanza, anche se è pienamente consapevole che le attività ispettive e le regole, da sole, non bastano.

I sindacati, dal canto loro, invocano all’unisono l’intangibilità del Testo unico sulla sicurezza e chiedono di non attenuare le sanzioni previste. Nell’incontro di ieri non si è però parlato di alcuna modifica della normativa varata dal Governo Prodi ma solo di eventuali integrazioni che saranno oggetto di dibattito tra le (sole) Parti sociali. Peraltro, a detta di Bonanni il piano potrebbe essere finanziato ricorrendo ai 12 miliardi di avanzi di gestione dell'Inail accantonati dal 2000; le parole del segretario nazionale della Cisl raccoglieranno senza dubbio consensi presso viale dell’Astronomia, visto che circa tre mesi fa, durante la querelle sui contenuti del Testo unico, Confindustria aveva avanzato la medesima proposta per finanziare le azioni di prevenzione.

In conclusione, è illusorio pensare che la sola legiferazione rappresenti un totem per la salute dei lavoratori. Un impianto sanzionatorio repressivo e un corpo normativo satollo di inutili formalismi, rischiano di distrarre imprese e lavoratori dalle questioni più incisive. Una ridda di adempimenti burocratici non può che comportare esiti e risultati aleatori. I principi guida sono altri: prevenzione e formazione. Evitiamo dunque di guardare il dito e di lasciarsi sfuggire, invece, la luna.

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4 COMMENTS

  1. E’ vero che manca la cultura
    E’ vero che manca la cultura della sicurezza, ma è anche vero che molti operai, pur avendo assimilato il concetto di sicurezza sono costretti a lavorare in ambienti dove la sicurezza e l’igiene non esistono e, se “osano” reclamare un proprio diritto, quello di poter lavorare in sicurezza, subiscono tali ripercussioni da parte dei datori di lavoro o da parte di quelle persone che sono a stretto contatto con questi ultimi, al punto tale che si è costretti ad abbandonare il lavoro o addirittura si viene licenziati. La mia esperienza si è conclusa col licenziamento. Ero rls, ho chiesto ai superiori che i luoghi di lavoro e le macchine che noi operai usavamo fosso messe a norma ma non sono stato mai ascoltato. Sono stato costretto a fare convocare l’impresa in un colloquio col sindacato e con un rappresentante dell ‘associazione imprenditoriale alla quale i datori erano associati, Confindustria. Pur avendo portato in visione fotografie che dimostravano ciò che io sostenevo, pur avendo una lettera, firmata da tutti i lavoratori, in cui si evidenziavano i principali rischi presenti, sia i rappresentanti di Confindustria, sia i consulenti dell’ impresa che gli impresari stessi hanno negato fino all’ ultimo l’evidenza sostenendo che nemmeno utilizzando le più avanzate tecnologie questi rischi potevano essere eliminati. Ecco quali erano i rischi evidenziati: pale gommate senza freni, escavatori con sedili praticamente inesistenti , con vetri rotti e perdite di oli minerali in cabina, impianto di frantumazione e cave privi di sistema di abbattimento delle polveri, locali di lavoro con temperature che si aggiravano intorno ai 4o-45 gradi e cantieri permanenti esistenti da più di trenta anni sprovvisti di servizi igienici, spogliatoi, docce e lavabi… Non credo che serva l’utilizzo di tecnologie avanzate per eliminare questi fattori, basta volerlo. Non siamo riusciti ad arrivare ad un accordo fino a quando l’impresa non è stata oggetto di una ispezione del personale della Gestione Cave il quale ha elevato le dovute sanzioni e ha destinato a demolizione sei macchine operatrici obsolete(pale gommate ed escavatori)che venivano continuamente utilizzate per lavorare. Solo dopo le sanzioni è stato firmato l’accordo in cui l’impresa si impegna ad adeguare alla normativa i luoghi di lavoro, ma siccome i datori sono convinti che l’ispezione l’abbia sollecitata io, hanno, utilizzando la scusa della mia condizione fisica, deciso di licenziarmi facendo firmare al rappresentante sindacale, la promessa che io non avessi impugnato il licenziamento. Ho accettato perché sono in attesa di riconoscimento che la mia patologia è dovuta alla “causa di servizio” e che mi venga riconosciuta quindi come malattia professionale. Ora i miei ex colleghi potranno lavorare in ambienti più salubri e sicuri. Ciò che non sopporto è l’atteggiamento dei rappresentanti di Confindustria che ,in occasioni di precedenti incontri avuti col sottoscritto, discutendo di sicurezza hanno sempre sostenuto la tesi che le imprese a loro associate rispettano completamente le norme e che se fossero venuti a conoscenza che un impresa fosse stata inadempiente l’avrebbero immediatamente espulsa… Le prove le abbiamo portate, l’impresa risulta essere sempre associata… Ora presso i loro cantieri c’è un gran movimento di mezzi che e operai che stanno cercando di rendere i luoghi ed i mezzi sicuri…la cultura dei datori però non è cambiata, la sicurezza rimane solo un gravoso adempimento burocratico…ora si stanno muovendo perché si sentono osservati dal sindacato e perché temono ulteriori controlli e magari maggiori sanzioni se non addirittura condanne, visto l’entrata in vigore del nuovo sistema sanzionatorio… sempre che qualcuno non abbia intenzione di smantellarlo… cosa che in piccole parti si è già avverata come ad esempio:
    L’ultima infornata è arrivata venerdì scorso con l’approvazione di un nuovo “milleproroghe”. Tredici rinvii che si aggiungono a quelli inseriti nella manovra estiva (Dl 112) e agli altri disseminati nei provvedimenti urgenti varati a partire dal Consiglio dei ministri tenuto a Napoli il 21 maggio scorso .

    Un tema su cui il Governo ha preso una pausa di riflessione è quello che ha investito il nuovo Testo unico in materia di sicurezza sul lavoro (Dlgs 81/2008), approvato agli inizi di aprile dal Governo Prodi. Sempre al 1° gennaio 2009 slittano le sanzioni sulle mancate comunicazioni degli infortuni e le visite mediche. Differimento, questo, la cui portata è stata nel fratte

  2. Non c’è pericolo…
    Sono un’ architetto responsabile della sicurezza per un impresa edile.

    Vorrei segnalarvi un video che dei colleghi mi hanno mostrato, spero possa essere di vostro interesse ……….

    Troverete il video su You Tube si chiama
    “Non c’è pericolo”
    E’ un video dedicato alla memoria dei caduti sul lavoro e a di chi di lavoro soffre.

  3. Basta morti bianche
    Ci sono troppe persone che muoino per il pane, persone ch eaccettano lavori pericolosi perchè voglionocampare in maniera decente e potersi permettere di mandare i figli a scuola, e magari passare le vacanze al mare…..
    Il lavoro è un diritto, ma è un diritto anche non morire per lavorare, ho fatto un tributo ad una vittima di questa spirale dannata: http://www.it.respectance.com/Marco_Friello , invito a commentare o a creare tributi per chi perda la vita lavorando, per levare un voce all’unisono…
    Federico

  4. Contro le morti bianche
    Ci sono troppe persone che muoino per il pane, persone ch eaccettano lavori pericolosi perchè voglionocampare in maniera decente e potersi permettere di mandare i figli a scuola, e magari passare le vacanze al mare…..
    Il lavoro è un diritto, ma è un diritto anche non morire per lavorare, ho fatto un tributo ad una vittima di questa spirale dannata: http://www.it.respectance.com/Marco_Friello , invito a commentare o a creare tributi per chi perda la vita lavorando, per levare un voce all’unisono…
    Federico

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