Tante care cose

Priebke, 100 anni di un assassino. Veneziani: “Non è male assoluto”

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Il ritratto di Erich Priebke offerto oggi su Il Giornale dallo scrittore Marcello Veneziani è fastidiosamente nauseante. Priebke è un criminale che ha partecipato all’uccisione di 335 civili – e chissà quanti altri – e il quadretto del povero vecchio fatto dal giornalista è fuori dalla realtà. Proviamo invece a immaginarci cosa ci sarebbe accaduto se ci fossimo trovati al posto dei carabinieri Aversa e Frignani, quelli che arrestarono Mussolini, e che poi vennero fucilati nelle Fosse Ardeatine. Al posto di Ettore Ronconi che si trovava a Roma per vendere del vino a una fraschetta e che verrà ammazzato per raggiungere il numero di dieci italiani ogni tedesco morto in via Rasella. Tra i corpi che vennero trovati con lievi ferite sul corpo e quindi lasciati morire agonizzanti. Tra i settantacinque ebrei uccisi perché tali senza nemmeno essere mai passati una volta da via Rasella (del resto il Duce aveva già dichiarato guerra a più di quarantamila italiani con le Leggi razziali). Tra le 15 persone in più che i tedeschi uccisero perché avrebbero potuto raccontare quanto successo. Tra quelli appena arrivati a Roma, come un conterraneo di Veneziani, Antonio Pisino, pugliese, colpevole solo di essere sbarcato nella capitale durante il repulisti dei nazi-fascisti. Al posto del capitano dell'Esercito Renato Villoresi, o al posto di Candido Manca, brigadiere dei Carabinieri o al posto di tutti quei romani, migliaglia di persone, buttati nelle periferie di Roma, per far spazio alle parate militari dell’Impero e ripulire l’Urbe da questa "sporcizia". Luoghi come Borgata Gordiani, un’infinita baraccopoli con una fontana ogni dieci catapecchie e con il cesso fatto di compensato con la porta tagliata sotto, per far controllare meglio ai nazi-fascisti chi era in bagno.

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2 COMMENTS

  1. Ma Veneziani coglie una verità
    Francamente non capisco lo scandalo. Il tono dell’articoletto di Veneziani è provocatorio, in linea con la sua rubrica, peraltro. Non è Priebke il vero soggetto del suo articolo. Quello che Veneziani si chiede è come mai quast’oscuro subalterno, Priebke, sia diventato quasi una personificazione del male. E dietro a questo fenomeno vede un’ipocrisia di fondo. Mi sembra difficile negare che qualcosa non quadri in tutta questa faccenda. Una persona “posata” e “liberale” come il vecchio – pardon, l’anziano – ex direttore del Giornale Mario Cervi ha scritto pure lui in questi giorni un articolo assai controcorrente sulla figura di Priebke.
    D’altronde di stragi e arbitri come quello delle Fosse Ardeatine la seconda guerra mondiale ne conta – malauguratamente – un’infinità. Non solo le stragi naziste, ma anche quelle di colore diverso. Come, per esempio, il massacro della foresta di Katyn, dove 22.000 prigionieri di guerra polacchi furono fucilati in massa dai sovietici. Per quel massacro nemmeno i capi pagarono, figuriamoci i subalterni. E pensiamo allora al massacro di Srebrenica, così vicino al nostro tempo nel quale trionfano i diritti umani: non mi sembra che i tribunali internazionali siano andati a cercare i colpevoli di quegli ottomila morti tra sergenti o capitani. Quanti Priebke ci furono a Srebrenica? Non settanta anni fa ma meno di venti anni fa? Dei quali nessuno s’interessa?

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