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Prima Roma, poi la Camera: il ritorno degli esuli in patria

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Ci sono momenti in cui la storia si incarica di intrecciare i binari della trama in un gomitolo di simboli. E la storia politica italiana non si è sottratta, negli ultimi giorni, a questo imprevedibile esercizio alchemico. Chi mai avrebbe potuto pensare che, nello stesso giorno in cui Gianfranco Fini si fosse insediato come terza carica dello Stato alla presidenza della Camera dei deputati, Gianni Alemanno avrebbe fatto lo stesso in Campidoglio? Pochi, pochissimi, forse nessuno. Proviamo a guardare nella loro ravvicinata sequenza questi due eventi, dall’enorme peso politico e – passatemelo – iconografico, dal punto di vista della destra italiana e della sua storia tormentata.

Persino Pietrangelo Buttafuoco, prendendo congedo da questa storia, ha voluto idealmente rendere omaggio ai protagonisti dell’oggi con un pezzo sul Foglio perché, quando certe cose accadono, non ci si può sottrarre da un confronto, anche doloroso, anche corpo a corpo, con la forza dirompente delle storie che diventano Storia grazie a ciò che Alain Badiou chiama gli “eventi”.

È un’astuzia del destino, più che della ragione, che Gianfranco Fini si presenti davanti alla Camera che si accinge a governare, con un discorso volutamente sobrio e aperto al dialogo. Chi ha sofferto l’emarginazione, e porta – di solito con grande riserbo – le ferite di generazioni passate, non può che essere naturalmente portato a gettare ponti verso l’avversario, non a bruciarli. Si discuterà molto del riconoscimento del 25 aprile come festa di tutti gli italiani, certo, e non sempre il registro delle analisi sarà quello giusto, epperò Fini l’ha dovuto fare, ha dovuto e voluto dimostrare che il processo di ricostituzione di un minimo (minimo ma reale) comun denominatore della nostra memoria storica nazionale è un cammino che procede per addizioni e non per cumuli di fratture.

L’hanno detto in tanti ma conviene ripeterlo, perché così è: l’arrivo di Fini al picco istituzionale di Montecitorio è un atto, coagulato nel potere dell’istante, che riconsegna nella sua pienezza la storia della destra italiana alla storia della democrazia italiana. Gli esuli in patria, termine abusato epperò utile in questo ragionamento, hanno finito di girovagare alla ricerca di un posto nel filo narrativo su cui si snoda la nostra identità nazionale. Senza bisogno che qualcuno chiedesse altri strappi, altre rimozioni, altri gesti dolorosi e inutili. Il primo Presidente di destra della Camera dei deputati chiude i giochi del Novecento e ne apre altri, nella repubblica bipolare e forse tra un po’ bipartitica. E proviamo a sommare l’evento della mattinata di ieri, dal forte contenuto pubblico ma dall’immensa valenza per la storia della destra italiana, con quello del pomeriggio, la consegna simbolica ad Alemanno delle chiavi del Comune di Roma. Non è esagerato affermare che, per l’imprevedibilità, la repentinità e la carica iconica dell’evento, la vittoria romana del 2008 è paragonabile solo alla vittoria berlusconiana del 1994. Non è esagerato, viste le conseguenze che questo ha generato tanto nel centrosinistra (lo sgomento per una sconfitta inattesa e terribile, la crisi delle radici di potere della leadership veltroniana, lo scacco del Partito Democratico) quanto nel centrodestra (la definizione di un asse Roma-Milano di una possibile “modernizzazione da destra”, il riequilibro dei rapporti di forza con la Lega, la liberazione del centrodestra romano dal peso di un’egemonia divenuta insopportabile), affermare che Gianni Alemanno, il candidato partito tra i pernacchi degli alleati e finito a urlare slogan di pacificazione a una folla ubriaca di gioia, è già entrato nella storia politica italiana. Se saprà restarci, non solo come una meteora gravida di promesse e avida di risultati, non lo possiamo sapere. Sta a lui dimostrare che il primo sindaco della Capitale non (solo) di destra, ma che viene da destra, non è una parentesi anomala, un intoppo, uno scherzo momentaneo delle bizze del fato, ma una scommessa che può mettere radici anche in una Roma che pareva troppo impigrita dalla convivenza con l’alleanza di potere rutellian-veltroniana per poter pensare, anche solo un istante, a cambiare in una corsa pazza il suo cavallo più rappresentativo. Solo un anno fa, qualcuno, anzi più di qualcuno, si divertiva a scrivere, e a commentare, e a comunicare, e a decidere che la destra italiana era solo un cumulo di macerie, un caravanserraglio di ex camerati gettati come carne da cannone nella furia balistica di  una storia dove erano destinati a ingrigirsi nel ruolo di comparse. Troppi hanno scritto così, qualcuno ha fatto anche piccola e triste fortuna con qualche libello dedicato all’argomento, eppure gli stessi signorotti delle profezie arrugginite dovrebbero fermarsi, solo un attimo, e pensare dove hanno sbagliato. E poi leggeremo di Giorgio Almirante, e di Fiuggi, e della storia del Msi, e del dialogo a volte fecondo a volte no tra la destra e le istituzioni, e leggeremo dei giornalisti a caccia di qualche ricordo inedito per infiocchettare con luccicanti gossip la calendarizzazione del momento. Noi ci accontentiamo di essere cronisti di qualcosa che stava già scritto, da qualche parte, quando un gruppetto di semiclandestini decide di fondare il Msi. E questo basta, per oggi.  

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2 COMMENTS

  1. Habemus parlamento, collaterali et sindaco della capitale
    “Habemus governo et collaterali……”
    Il nuovo e sempre troppo affollato Parlamento si è riunito e dopo una votazione “democratica”, dettata dalla coscienza e da profonde riflessioni, gli eletti hanno a loro volta eletto i Presidenti di Senato e Camera.
    Che spettacolo commovente!!! Che espressione di alto senso della politica !!!
    I cittadini,dopo aver “liberamente” scelto i loro rappresentanti, hanno potuto vedere questi eleggere, “altrettanto liberamente”, i due Presidenti.
    Davanti ai televisori abbiamo aspettato, con ansia, di conoscere la seconda e la terza carica dello Stato. Non sapevamo a chi sarebbero andati i voti. I nomi sono stati per tutti una sorpresa. Il destino ha voluto che tutti i votanti, con piena libertà e potere di scelta, facessero confluire i loro voti sui due candidati che i partiti avrebbero voluto, senza però aver mai tentato di influenzare i votanti o comunque lasciarsi scappare i loro nomi prima delle votazioni.
    Che bello!!! Che fortunata coincidenza !!!
    E’ importante, in questo momento di bisogno di uomini nuovi, vedere dei volti non inflazionati nel teatrino della politica. Una carica di novità e di voglia di cambiamento che darà certamente i suoi frutti.
    Che bello!!!! Come sono fortunati gli Italiani!!!%21
    Quasi contemporaneamente si è consumata un’altra incomprensione politica nella capitale: un ex sindaco, ex candidato premier, ex leader di partito, ex vice-presidente del Consiglio dei Ministri non veniva rieletto perché gli veniva preferito un esponente dell’altro schieramento, anche lui ex ministro, ex deputato e anche ex Alleanza Nazionale.
    Quando si dice la Casta !!!!
    E’ stato uno spettacolo poco promettente vedere il candidato sindaco perdente andarsi a sedere, il giorno successivo alla sconfitta, nell’aula di palazzo Madama e vedere il candidato sindaco vincente, in quanto eletto anche onorevole deputato, partecipare alla elezione del presidente della Camera,.
    Ma allora, loro non perdono mai? Possono accaparrarsi contemporaneamente più posti importanti e poi scegliere quello che gli piace? Avere comunque lauti introiti da più parti, salvo poi dichiarare che non lo sapevano, quando vengono scoperti, e affermare che tanto avrebbero dato tutto in beneficenza, per opere di bene o per progetti culturali.
    Che bravi!!! Ci toccano il cuore !!! Non chiamateli Casta e soprattutto non fate sapere di queste appropriazioni a quei tanti giovani e meno giovani che non riescono a trovarne neanche uno di lavoro. Potrebbero non capire.
    E che dire della forte coalizione che ha vinto le elezioni. Un’alleanza tra uomini che si amano e si ammirano, che hanno in comune l’interesse del Paese e non perdono tempo a discutere sulla spartizione delle poltrone di ministro.
    “Decida liberamente e serenamente il Presidente”.
    L’importante è governare bene. Se aveva pensato alla sua squadra di Ministri, già prima di vincere le elezioni, e ne aveva messo a conoscenza gli alleati, il Presidente può ora tranquillamente salire al Quirinale e comunicare i nomi.
    Nessun cambiamento di nome o di poltrona. Tutto già stabilito. Tutto sotto controllo. Nessuna protesta o ambizione dell’ultima ora. Le persone giuste al posto giusto.
    Bravi !!! Così si comportano gli alleati fedeli. Senza bisogno di scomodare eserciti di parte ed armi calde.
    Che bella Italia abbiamo consegnato al nuovo millennio. Cosa leggeranno, se sapranno ancora leggere, i nostri posteri sui libri di storia, se ci saranno ancora i libri di storia?
    ilFustigador

  2. Autoflagellazioni
    Siamo l’unico popolo che riesce ad autoflagellarsi ed ad incaponirsi nel ricercare oscure tame ovunque. Ma cos’è la politica se non un confronto di idee ed una mediazione continua e ragionata, condotta secondo i fili logici ed ideologici delle proprie convinzioni? Quando si esauriranno i grilli che intorpidiscoon la società Italiana cercando di sminuire e svilire lo svolgimento delle mansioni ufficiali delle istituzioni governative e parlamentari? Le discussioni ed i confronti per determinare i ruoli e gli incarichi non sono necessariamente sempre un mercimonio di poltrone ed una spartizione di potere, sono atti ufficiali ed indispensabili per la vita stessa delle nostre istituzioni. Il commentatore precedente sa forse spiegare come si possono assegnare le cariche senza un confronto tra le persone che hanno vinto le elezioni e quindi avuto mandato dal popolo per svolgere esattamente quel lavoro???? È assurdo ma finchè in Italia esisteranno ottenebratori di coscenze o coscenze ottenebrate al pari dell’autore del commento sopra pubblicato non usciremo mai dalla retorica dell’autoflagellazione e del discredito gettato generosamente su noi stetti come Popolo e come Nazione Italiana. Considero l’elezione di 2 esponenti della destra italiana a due cariche così importanti come una vittoria dell’equilibrio parlamentare. Certo tanti uomin sono da cambiare, inserire e valorizzare ma oggi l’italia ha rimarginato l’indegnità politica di una parte del suo tessuto cicatrizzando una volta per sempre una ferita da cui troppo pus è uscito dalla fine del fascismo ad oggi. Una moderna nazione ed una piena democrazia ha bisogno di riconoscere e di poter stabilire le estremità del proprio pensiero politico con pari forza, pari libertà e pari dignità d’intenti. Agli elettori è da ora in avanti concesso di portare avanti un progetto che potrà passare attraverso vittorie e sconfitte e spostarsi ora a destra , domani a sinistra consentendo e stimolando due schieramenti pienamente consapevoli delle proprie identità e delle proprie scelte nel bene e nel male. Non si crucci infine l’autor della velenosa missiva sopra esposta della capacità di lettura delle nuove generazioni, esse sono molto più critiche, molto più indipendenti e molto più disincantate di quanto egli si sforzi di immaginarle; s”se sapranno ancora leggere!?” ma chi pensa di essere per dare giudizi sulla genie futura nostra? I libri di storia ci saranno sempre, si tranquillizzi pure, forse non ci saranno ricordati i nomi di Fini ed Alemanno ma sicuramente non ci sarà il suo…. per fortuna e grazia di Dio. Un Marinaio di questa vita

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