Home News Primarie dem, in tv tutti contro tutti, con Trump che twitta: «Il peggior dibattito della storia!»

Verso le elezioni Usa

Primarie dem, in tv tutti contro tutti, con Trump che twitta: «Il peggior dibattito della storia!»

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Il vero avversario dei dem non sembrava essere Trump, ieri sera, durante l’incontro che si è tenuto davanti alle telecamere della Msnbc, tra i sei candidati alla nomination del Partito Democratico, di cui uno tenterà di sfidare l’attuale inquilino della Casa Bianca. Il vero avversario dem era Bloomberg, anche se poi lo stillicidio si è scatenato in un tutti contro tutti. Persino il moderato, ex sindaco di South Bend, nell’Indiana, Buttigieg, qualche spruzzatina di veleno l’ha inoculata, quando ha tartassato Klobuchar, alla sua sinistra, per non essersi ricordata, in un’intervista, il nome del presidente del Messico. Tuttavia il bersaglio preferito da Warren e Sanders, in primis, e poi da Biden, è stato l’ex sindaco di New York. Un fuoco di fila in cui gli hanno addebitato di tutto, come lo «stop and frisk», il «ferma e fruga (o perquisisci)», adottato da Bloomberg per cercare di arginare la criminalità quando era il primo cittadino della Grande Mela, rinfacciato dal «socialista» Sanders, mentre Warren, che gli era a fianco, a sinistra, ha incalzato più volte il magnate dell’informazione finanziaria (l’agenzia Bloomberg è sua). «How many, how many?», «Quante, quante?», gli ha chiesto rivolgendosi verso Bloomberg, a proposito delle accuse di molestie o di discriminazione avanzate da diverse donne per fatti accaduti nel gruppo editoriale fondato da Bloomberg. «Alcune di loro sono state messe a tacere con degli accordi stragiudiziali. Perché non rende tutto pubblico, stasera, in tv?», ha insistito la senatrice. È stato il momento più imbarazzante per Bloomberg, al suo primo confronto pubblico con i rivali.

Tant’è che è sembrato irrigidirsi, per poi replicare che «sono state intese sottoscritte volontariamente e che resteranno riservate». Insomma, una serata, sugli schermi televisivi americani, proseguita con questi toni, fino a quando i sei contendenti hanno capito che l’avversario da battere è Trump, con Sanders che ha evocato con la solita eloquenza sanguigna «il movimento», evocando il «99% della popolazione contro l’1% dei milionari e miliardari»: il vento del «socialismo democratico alla danese» (l’ha presa da Buttigieg), che nei piani di Sanders e del socialismo in salsa Usa dovrebbe spazzare via il regime delle grandi corporation, «dando voce, finalmente, ai lavoratori». Dichiarazioni che hanno ghiacciato Bloomberg, che gelidamente ha osservato: «Ma che cosa stai dicendo? Questa conversazione è semplicemente ridicola. Se Sanders sarà il candidato dei democratici, andremo incontro a una sicura sconfitta contro Trump. E non possiamo permettercelo. Io lo posso battere».

Per il resto, niente colpi ad effetto o soprese. I sei hanno ribadito proposte già annunciate. Sanders ed Elizabeth vogliono sanità pubblica per tutti e tassazione per i più ricchi; Buttigieg, Biden e Klobuchar, difendono, sia pure con sfumature diverse, l’Obamacare. Sul resto, cioè energia, investimenti, educazione, immigrazione, non ci sono state differenze inconciliabili. Solo che, nella serata di ieri, ci si sarebbe aspettata qualche domanda sulla politica estera, visto, tra l’latro, che venerdì si voterà in Iran, e prossimamente anche in Israele. Ora, in attesa del Super martedì, quando anche Bloomberg si misurerà nei caucuses, gli appuntamenti dem sono per il 22 febbraio, in Nevada, e per il 29, in South Carolina, due Stati dove pesano molto le minoranze rispettivamente dei latinos e degli afroamericani. Gioco facile, per Trump, il commentare, attraverso un suo tweet, il confronto dem in tv: «Il peggior dibattito della storia!», ha cinguettato.

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