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Primarie Pd, dopo quattro giorni ecco i risultati definitivi: Renzi passa dal 70% al 69,2%

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Dopo quattro giorni di attese e polemiche, la Commissione Congresso del Partito Democratico ha finalmente reso noto i dati definitivi della primarie di domenica che hanno riconsegnato la segreteria a Matteo Renzi.

La percentuale inizialmente assegnata all'ex premier viene leggermente ridotta. E così dal 70%, Renzi passa al 69,2% (1.257.091 i voti ottenuti). Andrea Orlando, che sin da subito aveva contestato la percentuale a lui assegnata etichettando come “troppo renziani” i dati diffusi a caldo, guadagna lo 0,5% e sale al 20% con con 362.691 voti. Il dato per Michele Emiliano, invece, rimane stabile al10,9% (con 197.630 voti).

Confermato anche il netto calo dell’affluenza rispetto alla tornata del 2013: gli elettori sono stati 1.839.000, circa un milione in meno. Calo maggiormente visibile nelle “regioni rosse” dove gli elettori ai gazebo si sono dimezzati rispetto alle scorse primarie. Nelle Marche si registra il crollo più forte: -51%. La netta vittoria consegna a Renzi un’Assemblea nazionale del Pd, che domenica 7 maggio dovrà ratificare il voto delle primarie e proclamarlo formalmente segretario, davvero blindata. L’ex premier potrà contare su 700 delegati, eletti su base regionale, contro i 212 di Orlando e gli 88 di Emiliano.

Tuttavia, oltre al calo dell’affluenza, ulteriore elemento di riflessione per Renzi e la sua segreteria è il dato diffuso da Ilvo Diamanti ieri su Repubblica, secondo cui ai gazebo del Pd quattro votanti su dieci erano over 65. Ciò significa che la base del partito invecchia e la sinistra perde quota soprattutto tra i giovani. E anche se Martina sostiene che aver ricevuto il voto dei pensionati “è stimolante”, ciò che è certo è che Renzi non è più il leader onnipresente capace di attrarre elettori di diversa estrazione sociale. Insomma, per farla breve, tutti, probabilmente, hanno capito con chi hanno a che fare. 

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