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Primarie Usa, dem spaccati tra Biden e Sanders, con Trump spettatore vittorioso

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567 milioni di dollari evaporati. È questa la notizia, dopo il Super martedì delle primarie dem in Usa, per individuare quale sarà lo sfidante di Trump alle prossime presidenziali. Sono i soldi investiti da Bloomberg, per la sua campagna elettorale, dilapidati, per non vincere in nessuno Stato in cui martedì si è votato, nessuno dei tredici, nei quali Biden ha sì rialzato la testa, ma dovrà confrontarsi con Sanders, più vivo che mai. A ben vedere, tuttavia, i caucuses hanno mostrato una spaccatura radicale nel partito democratico, poiché se da una parte il moderato Biden («sleepy Joe», nell’appellativo di Trump), negli Stati dove si è votato, ha ottenuto 566 delegati – con Buttigieg e Klobuchar ritirati, e Bloomberg che lo ha fatto immediatamente dopo, annunciando che d’ora in poi appoggerà Biden – il socialista Sanders ne ha presi 501, che, se sommati a quelli di Warren – altra radical dem – 61, fanno 562. Solo quattro di meno del vice di Obama, che ora ha lanciato un sito internet per chiedere che venga rivisto il gerrymandering, la modalità in cui vengono disegnate le circoscrizioni elettorali, addebitando il sistema al partito Repubblicano, mentre invece fu ideato da Eldbridge Gerry, nel 1812 leader del partito democratico-repubblicano,. Inesattezze politiche a parte, per Trump la sfida è sempre più in discesa, se è vero il detto “divide et impera”, anche se, in questo caso, Trump non sta dividendo ciò che, invece, è già diviso da sé.

Il ritorno di Biden, infatti, se da un lato galvanizza i democratici riformisti, da tempo senza riferimenti, dall’altro approfondisce il solco che spacca la sinistra: gli attacchi durissimi lanciati l’altro ieri sera contro Biden da un Sanders deluso, lasciano spazio a un possibile remake del 2016, con i fan del candidato socialista scatenati contro Hillary Clinton durante le primarie e poi non disposti a votarla a novembre anche a costo di dare via libera a Trump. Sembrava che, dopo quattro anni di «The Donald», uno scenario simile fosse impensabile. Dunque appare impossibile che «Bernie», nel caso dovesse cedere terreno contro Biden, sia disposto ad un endorsement per Biden. Lo stesso, viceversa.

Come pure, tra l’altro, non appare certamente scontato che i voti di Warren, quando deciderà di ritirarsi – visto che la senatrice ha perso anche nel suo Stato, il Massachusetts – saranno dirottati su Sanders. Uno scenario dimostrato anche dalle chat dei sostenitori di Bernie, già piene di invettive contro Biden e di spiegazioni del perché non voteranno mai per lui: il leader più radicato in quell’establishment democratico che la nuova guardia della sinistra radicale ha deciso di abbattere a tutti i costi. Una sfida all’Ok Corral, uno scontro all’ultimo sangue, tra i due, che non potrà che trasformarsi per un lasciapassare al secondo mandato per Trump. Che già dipinge Sanders come la vittima di una congiura democratica. Bernie continuerà a combattere ma sa che, se non la spunta su Biden, lo manderà indebolito al confronto con un presidente che anche egli considera un pericolo mortale per l’America. Per la cronaca, martedì scorso hanno votato anche nei caucuses repubblicani e in tutti gli Stati Trump ha trionfato.

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