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Primarie Usa: Michigan banco di prova per i repubblicani

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Archiviati i caucus dell'Iowa e le primarie del New Hampshire, primi due round nella lunga corsa per la Casa Bianca, la partita si sposta in Michigan, dove i democratici non corrono.

Sul fronte repubblicano, il voto di domani rappresenta per il senatore dell'Arizona John McCain, forte dei sondaggi che lo danno in vantaggio di otto punti sull'ex governatore dell'Arkansas Mike Huckabee, la possibilità di staccare l'ex governatore del Massachusetts Mitt Romney, che nelle due precedenti consultazioni ha ceduto la vittoria a Huckabee e McCain.

Per i democratici, che hanno penalizzato il Michigan per avere anticipato il voto di un mese rispetto al calendario consueto, l'appuntamento di domani è puramente simbolico, motivo per cui i contendenti guardano già al successivo test elettorale, in Nevada il 19 gennaio.

In casa democratica il fine settimana è stato infiammato dalle polemiche, scatenate dai commenti dell'ex first lady all'indirizzo del senatore di Chicago, che aveva paragonato se stesso a Martin Luther King, e che hanno riportato in primo piano la questione "razziale" nella campagna elettorale. La senatrice, a quanto pare, cercava solo di sottolineare la presunta poca concretezza del rivale, le cui "belle parole" non farebbero seguito ad un azione politica concreta. Clinton sembra pagare lo scotto delle sue dichiarazioni: secondo un sondaggio Rasmussen, a livello nazionale, il 66% degli afroamericani voterebbe per Obama, solo il 16% per Clinton. Inversa la tendenza tra i bianchi, il 41% dei quali sarebbe a favore dell'ex first lady, mentre il 27% sarebbe con Obama.

Per tentare di gettare acqua sul fuoco, la senatrice è oggi a New York per partecipare all'evento in memoria del leader del movimento per la difesa dei diritti civili degli afroamericani in occasione dell'anniversario del suo compleanno, che cade domani. Il vero test per Clinton saranno tuttavia le primarie in Carolina del Sud, dove il voto degli afroamericani è fondamentale poiché rappresentano circa la metà dell'elettorato che si reca a votare. Mentre i riflettori saranno puntati su Obama e Clinton, la sorpresa in questo stato, dove i democratici votano il prossimo 26 gennaio e i repubblicani il 19, potrebbe essere l'ex senatore della Carolina del Nord John Edwards, che è originario della Carolina del Sud e che qui vinse le primarie nel 2004 quando era in corsa per la vicepresidenza. Per entrambi i parti il vero banco di prova sarà il "super tuesday", il 5 febbraio, quando si voterà in oltre venti stati. Tra questi lo stato di New York, finora feudo elettorale della senatrice Clinton.

Obama nel corso del fine settimana si è detto determinato a strappare la vittoria all'avversaria proprio dove gioca in casa, mettendo a segno un risultato che gli spianerebbe la strada per i successi appuntamenti e potrebbe spalancargli le porte verso la nomination.

Prima di arrivare al super tuesday la strada è comunque lunga: prima si voterà il 19 gennaio in Nevada, quindi il 29 gennaio in Florida e l'1 febbraio in Maine. Il Nevada, stato chiave dell'ovest del paese, è abitato da una larga comunità ispanica e i sindacati dei lavoratori rivestono un ruolo fondamentale. Settimana scorsa, Barack Obama ha ottenuto l'importante appoggio dei sindacati Service Employees International e Culinary Workers, i cui 60.000 membri rappresentano lo zoccolo duro della forza lavoro di hotel e casinò a Las Vegas e potrebbero essere l'ago della bilancia nei caucus di sabato.

(Apcom)

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