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Sette risposte per sette domande/1

Primavera araba, Cina e crisi: arriva il ‘questionario geopolitico’

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La primavera araba si sta rivelando uno degli eventi più sconvolgenti degli ultimi decenni. Qual'è la sua analisi in proposito?

I recenti moti politici che hanno interessato l'area del nord Africa ed in particolare Tunisia, Egitto, Libia costituiscono senza dubbio uno degli eventi più interessanti dal punto di vista politico degli ultimi decenni;infatti stiamo assistendo al tentativo di instaurare regimi democratici in un'area che per tradizioni storiche e costumi politici ne era estranea.

Nell'analisi della primavera araba occorre sottolineare alcuni punti importanti ossia valutare le cause scatenanti il movimento di protesta e cercare di individuare i possibili sviluppi anche a livello di equilibrio politico regionale dell'area;senza dubbio possiamo ricondurre alla maturazione delle opinioni pubbliche anche grazie alla rivoluzioni delle comunicazioni che permette a più persone di comunicare ed interagire,un ruolo importante nello scatenamento dei moti.

Resta comunque primario il bisogno e l'urgenza di liberarsi di regimi politici corrotti,anti democratici e repressivi;occorre anche ricordare che in particolare l'area nord africana in primis Egitto,Algeria, Libia hanno cercato in epoca di guerra fredda di percorrere vie nazionali secondo utopici modelli di sviluppo come nel caso del “socialismo arabo”nel caso dell'Egitto nasseriano e del modello sovietico per quanto riguarda l'Algeria.

Per quanto riguarda la Libia la “rivoluzione Verde” di Gheddafi del 1 settembre 1969 nel corso degli anni ha perso la spinta propulsiva iniziale per divenire un regime corrotto a conduzione familiare e repressivo nei confronti del popolo come gli ultimi eventi hanno dimostrato.

Partendo da questi dati iniziali possiamo individuare alcune caratteristiche peculiari che caratterizzano i moti dei paesi nord africani;semplificando in maniera eccessiva si sono etichettati i moti sotto la denominazione di primavera araba senza considerare le dinamiche dei singoli paesi.

Infatti se in Egitto si è assistito ad una rivolta delle aree rurali nei confronti di quelle urbane,non possiamo dire la stessa cosa della Libia dove la rivolta ha visto l'appoggio decisivo di parte delle forze armate e della Tunisia dove la spinta decisiva è stata il decennale e repressivo regime di Ben Ali.

Dopo aver valutato gli elementi   scatenanti diamo ora uno sguardo ai possibili sviluppi   della primavera araba non senza aver fatto alcune considerazioni di carattere generale;come dicevo all'inizio l'area interessata ai moti di protesta è stata per tradizione poco propensa alla ricezione del modello politico occidentale basato sugli ideali di democrazia, libertà,uguaglianza.

Questo accade perché l'area in questione come tutto il mondo mussulmano storicamente non ha avuto quell'evoluzione anche a carattere rivoluzionario come è avvenuto in occidente con le rivoluzioni francese ed americana che hanno determinato una concezione del potere secolarizzato separando l'aspetto religioso da quello politico e dell'individuo garantiti i suoi diritti di libertà,di autodeterminazione,di opposizione al potere costituito.

Niente di questo si è verificato nelle aree soggette al dominio islamico dove si è rimasti fermi ad una concezione del potere assolutista ed ad un ruolo dell'individuo assorbito dalla “Umma”comunità islamica senza possibilità alcuna di avere garantiti i suoi diritti di libertà,uguaglianza,democrazia.

Ecco allora sorgere dubbi sulla reale compatibilità dell'islam con la democrazia e quindi il successo della primavera araba anche se le nuove generazioni in virtù della rivoluzione delle comunicazioni globali sembrano aver assunto una nuova consapevolezza del proprio ruolo al fine di determinare regimi politici più democratici nei rispettivi paesi.

Non ultimo occorre considerare il ruolo del fondamentalismo islamico e di un possibile sviluppo in senso fondamentalista dei moti nord africani;il pericolo c'è fino a quando non verranno eliminate le condizioni di indigenza nelle quali vivono parte delle popolazioni ed anche i recenti eventi libici con il tentativo di voler imporre la “sharia”sembrano rafforzare questi timori anche alla luce del rifiuto del modello occidentale,ritenuto materialista, corrotto da parte di alcuni settori delle opinioni pubbliche nazionali.

Fine prima domanda. Continua...

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