Primo sì all’immunità, si va verso la modifica del blocca processi

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Primo sì all’immunità, si va verso la modifica del blocca processi

Primo sì all’immunità, si va verso la modifica del blocca processi

11 Luglio 2008

Con 309 voti a favore e 236 contrari ieri la Camera dei Deputati ha dato il via libera al lodo Alfano, il provvedimento che prevede l’immunità per le quattro più alte cariche dello Stato.

A votare contro Pd ed Italia dei Valori, mentre l’Udc ha deciso di astenersi. Una scelta, quest’ultima, che come ha spiegato Pierferdinando Casini è stata “l’unica posizione che potevamo assumere visto che Di Pietro ha talmente squilibrato tutto”. Il testo adesso passa al Senato che dovrebbe nel giro di una settimana licenziare definitivamente il provvedimento. Tempi, quindi, molto rapidi, così come aveva voluto il premier il quale per ora ha preferito non  commentare ufficialmente l’avvenuta approvazione del lodo (fonti interne di Forza Italia fanno sapere che il presidente del Consiglio sarebbe rimasto molto soddisfatto, convinto che “adesso possiamo cominciare ad essere un paese normale”). Irritazione, invece, sarebbe giunta per le frasi pronunciate in mattinata alla Camera da Massimo D’Alema il quale avrebbe chiesto al premer di rinunciare alle “leggine” e di “farsi processare”. Frasi inopportune, secondo il Cavaliere, il quale avrebbe anche spiegato ai suoi che quando nel mirino di certi giudici erano finiti i Ds nessuno di Forza Italia ha cavalcato certe ondate giustizialiste.

Intanto Berlusconi ha anche rassicurato il presidente della Repubblica, che in questo momento rimane il suo più importante riferimento sulle questioni riguardanti la giustizia, con una lunga telefonata. Ufficialmente si sarebbe parlato di temi internazionali ma il colloquio telefonico avrebbe toccato anche i problemi legati alla giustizia, lodo Alfano in primis ma pure il decreto sicurezza con l’emendamento “blocca processi” che oggi dovrebbe essere riformulato e presentato in Consiglio dei Ministri.

Tornando al testo approvato dalla Camera rispetto al provvedimento presentato in Consiglio dei Ministri il lodo non ha subito modifiche tranne che per quanto riguarda un emendamento del Pd, che è stato accolto dall’Aula con il voto contrario dell’Idv, il quale stabilisce che la sospensione dei processi non si applichi nel caso di successiva investitura in un’altra delle cariche o delle funzioni tutelate dal lodo. In pratica se Berlusconi dovesse diventare presidente della Repubblica non potrebbe avvalersi nuovamente dello “scudo” del lodo Alfano.

Soddisfatto per il lavoro svolto si è detto il  ministro della Giustizia, Angelino Alfano precisando che “Silvio Berlusconi, dopo aver brillantemente vinto le elezioni, merita di governare serenamente questo Paese. E il Paese ha bisogno di essere governato”. Approvazione che però ha tenuto a chiarire Alfano non porterà ad uno scambio con la norma “blocca processi”: “Non c’è stato un baratto con il cosiddetto lodo che sospende i processi per le quattro alte cariche dello Stato”. Chiarimento a parte, il Guardasigilli ha ribadito che il governo sta lavorando ad una modifica dell’emendamento: “Crediamo – ha detto – che il testo non potrà essere criticato nei termini in cui è stato criticato in questi giorni”. Più in specifico il testo che sarà presentato oggi terrà “comunque fermo il principio che i reati di maggiore allarme sociale vanno contrastati rapidamente”.

Sul fronte delle opposizioni non sono mancate le critiche e i toni pensanti che in più di qualche occasione hanno surriscaldato la discussione. Come quando Francesco Barbato (Idv) ha chiesto di “estendere il lodo anche a Mario Landolfi”, deputato del Pdl, che secondo lui sarebbe stato eletto con i voti della camorra. Immediata la reazione del Popolo delle Libertà e dello stesso Landolfi che ha annunciato “querela” nei confronti di Barbato definito dall’ex presidente della Vigilanza “cane rabbioso”. Parole dure che sono risuonate anche nell’intervento di Antonio Di Pietro tutto diretto contro il premier bollato dall’ex pm il “signor presidente del consiglio contumace”. Per il leader dell’Idv il lodo Alfano è “immorale” ed è “un pasticcio giuridico che verrà dichiarato incostituzionale dalla Consulta”. Inoltre Di Pietro ha anche puntato il dito contro gli stessi deputati del Pdl che “per la troppa fregola di difenderla, caro signor presidente del Consiglio contumace hanno sbagliato ancora una volta la legge per metterla al riparo”.

Toni accesi anche per quanto riguarda Massimo D’Alema che oltre a chiedere a Berlusconi di farsi processare ha spiegato che “questa legge serve solo a bloccare in modo sbrigativo e rozzo il processo per corruzione in cui il presidente del Consiglio è coinvolto e forse per evitargliene un altro. La verità è questa, e le finzioni non aiutano”.

Sulla stessa linea anche il leader del Pd, Walter Veltroni per il quale “il lodo Alfano è obiettivamente una legge per una persona”. Critico anche sulla scelta di puntare ad una legge ordinaria anziché costituzionale. Opzione dettata, secondo Veltroni, dalla “necessità di andare velocemente e fare presto, tanto che si è anche fatta un’inversione con il blocca processi”. E non è mancata la stoccata finale sui tempi di approvazione visto che “per fare una norma a favore dei non autosufficienti ci si è messo 6 anni, per questa 48 ore. Quando si tratta di questioni che riguardano qualcuno c’è una grande velocità, quando invece riguardano il Paese c’è un’estrema lentezza”.

Rilievi critici rispediti al mittente dal mittente dal Pdl dove il capogruppo Fabrizio Cicchitto ha spiegato che “è venuto il momento di prendere il toro per le corna ed eliminare l’uso politico della giustizia. Solo così avremo una legislatura costituente, altrimenti si ripeterà quanto sta accadendo dal 1992 ad oggi. Sul terreno della giustizia va fatta una operazione globale. Siamo di fronte a una questione decisiva per il futuro della legislatura”. Nel suo intervento, però, Cicchitto non ha risparmiato stoccate al Pd ed in particolare all’Idv indicando come “il Pd non è fortunato con le alleanze. L’Idv ha creato un gruppo autonomo e poi ha organizzato la manifestazione di martedì. Il Pd si è alleato con un partito forcaiolo e volgare. Oggi il discorso di Di Pietro è stato lugubre e inquietante”. Più sfumata, invece, la posizione della Lega che ha tenuto a ribadire di aver dato “un sì disincantato”. Voto favorevole che come ha spiegato la deputata Carolina Lussana è stato dato ad un tema che “non è una priorità per i cittadini, ma è giusto affrontarlo adesso, per ripristinare la serenità necessaria per governare il Paese, a tutela non del singolo ma della funzione ricoperta”. In particolare la leghista ha evidenziato come “per dieci anni vicende estranee a questa Camera hanno condizionato le Aule e dettato l’agenda”. Da qui la necessità di “trovare una soluzione, che senza tornare alla vecchia immunità (non sarebbe capita dai cittadini), salvaguardi il risultato elettorale” evitando nei fatti che “resti in balia delle iniziative di qualche magistrato”.

Incassato il voto favorevole della Camera quindi ora gli occhi sono puntati sul Senato dove come detto la prossima settimana potrebbe giungere il via libera definitivo al provvedimento, ma soprattutto al Consiglio dei Ministri di oggi che dovrebbe varare la modifica dell’emendamento “blocca processi”. Una modifica, quest’ultima, che dovrebbe andare lungo la strada auspicata dal presidente della Repubblica facendo così riprendere il cammino del dialogo sulle riforme.