Processo a Karadzic: assente l’imputato, madri di Srebrenica protestano
26 Ottobre 2009
di Redazione
Si è aperto in assenza dell’imputato e tra le proteste delle "Madri di Srebrenica" il processo a Radovan Karadzic, l’ex leader politico dei serbi di Bosnia Erzegovina chiamato alla sbarra per rispondere delle accuse relative a fatti risalenti alla guerra scoppiata in Bosnia dopo la proclamazione di indipendenza dalla Federazione jugoslava nel 1992.
Un gruppo di un centinaio di manifestanti, parenti di alcune delle circa 8mila vittime trucidate dagli uomini che rispondevano agli ordini di Ratko Mladic, il comandante militare dei serbi di Bosnia, ha chiesto "che finalmente venga fatta giustizia per vittime e sopravvissuti", gridando "Europa, vergogna", e "genocidio". Contro Radovan Karadzic sono stati presentati 11 capi di imputazione per crimini di guerra e crimini contro l’umanità. A fianco dell’imputato, che ha scelto di difendersi da solo, lavora una squadra di 27 persone che si limita però ad assisterlo nella sua difesa.
"Prendo atto del fatto che Mr. Karadzic non è presente", ha dichiarato questa mattina il giudice Kwon ÒGon in apertura dell’udienza chiedendo che l’imputato sia in aula domani, quando i procuratori inizieranno a presentare l’atto di accusa nei confronti dell’ex leader dei serbi di Bosnia. Il giudice ha poi ricordato che l’imputato, avendo scelto di difendersi da solo, avrà la possibilità di rivolgersi alla corte una volta terminata la presentazione dei capi d’accusa a suo carico. Ma se continuerà a rifiutarsi di presentarsi in aula, perderà il suo diritto ad interrogare i testimoni – cosa che farebbe invece in veste di difensore – ha specificato ancora la corte. Karadzic però riceverà comunque in questo caso le trascrizioni delle udienze continuando così ad aessere informato.
La parola è passata poi al pubblico ministero, Hildegard Uertz-Retzlaff, che ha chiesto alla Corte di ammonire ufficialmente Karadzic per il suo tentativo di impedire lo svolgimento del processo. Se l’imputato non dovesse presentarsi ancora in aula, ha concluso, il Tribunale dovrà nominare un avvocato d’ufficio. Ricordando che Karadzic aveva annunciato la sua assenza giustificandosi con l’impossibilità di esaminare tutte le carte del processo in tempo per l’apertura del caso, il pubblico ministero ha anche sottolineato come l’imputato avesse scritto: "Appena sono pronto, sarò lieto di informarne la corte con un preavviso di alcune settimane. In altre parole, il processo può iniziare solo quando l’imputato lo decide".
I giudici, ha quindi aggiunto, hanno ora due possibilità: assegnargli un avvocato d’ufficio o lasciare che continui a boicottare il processo. Anche se l’imputato non si presentasse in aula, i giudici potrebbero comunque consentire ai procuratori di fare le loro dichiarazioni iniziali. Se tuttavia decidessero di nominare un legale di ufficio, potrebbe esservi un rinvio in attesa che il nuovo legale si aggiorni sul caso.
L’ex leader dei serbi di Bosnia è stato trasferito all’Aja dopo la sua cattura, su un autobus nel centro di Belgrado nel luglio 2008. Una cattura che metteva fine alla fuga durata 13 anni, diversi dei quali, si è poi scoperto, trascorsi a Belgrado dove sotto falsa identità e camuffato da una folta barba, andava praticando la medicina alternativa. Cresciuto dalla madre nel villaggio di Savnik in Montenengro, Karadzic si trasferì a Sarajevo nel 1960 per studiare medicina, quindi alla Columbia University di New York.
Oltre agli studi di medicina, poi sfociati nella professione di psichiatra, aveva la passione per la poesia. È sposato a una piscoanalista, Ljiljana Zelen, da cui ha avuto due figli. Nel 1989 l’abbandono della medicina per iniziare la sua carriera politica: dopo aver fondato il Partito democratico serbo di Bosnia Erzegovina, l’autoproclamazione a presidente dei serbi di Bosnia nel 1992, incarico poi mantenuto per tutti gli anni della guerra e lasciato solo nel 1996, costretto dalle pressioni internazionali. Quelle che lo hanno fatto poi sentire autorizzato a rivendicare un diritto all’immunità che – ha sostenuto davanti ai giudici dell’Aja – gli sarebbe stata promessa dal negoziatore americano a Dayton, Richard Holbrooke, in cambio del suo impegno a lasciare la scena politica.
