Processo breve, Casini voterà contro. Anche Bersani dichiara guerra al Cav.

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Processo breve, Casini voterà contro. Anche Bersani dichiara guerra al Cav.

13 Novembre 2009

Clima teso nei palazzi della politica sul disegno di legge che accorcia i tempi dei processi. Il termine dei due anni per ogni grado di giudizio e la distinzione tra incensurati e pregiudicati incassa le critiche dell’opposizione e dell’associazione nazionale dei magistrati, nonostante dalla prescrizione processuale siano esclusi i procedimenti per mafia, terrorismo o grave allarme sociale (compreso il reato di immigrazione clandestina). Se la capogruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro ieri ha sbattuto il testo del Pdl (sottoscritto anche dalla Lega) presentato a Palazzo Madama contro la parte della sala stampa, oggi il leader dell’Udc Pierferdinando Casini lo ha definito “una porcheria” perché “l’effetto sarà quello di sfasciare il sistema giudiziario”. Meglio presentare “al più presto” un nuovo lodo Alfano ma “come legge costituzionale”, ha suggerito il leader centrista annunciando che comunque il suo partito voterà contro la legge di iniziativa parlamentare della maggioranza.

Nel centrodestra è il vicepresidente dei senatori del Pdl Gaetano Quagliariello a stoppare quelle che senza giri di parole considera “menzogne” perché “non si può dire che questa legge cancella processi come Parmalat, Cirio e Thyssen, così si dicono delle falsità e si rende un cattivo servizio non solo all’Italia ma anche al Parlamento”. La realtà è ben diversa, specifica, tanto è vero che “questa legge era stata presentata la scorsa legislatura da alcuni esponenti della sinistra. E nel loro testo non erano nemmeno previsti quei restringimenti che noi invece abbiamo inserito proprio per evitare che processi come Thyssen, Cirio e Parmalat, di cui si parla a vanvera" possano estinguersi rimarca Quagliariello che ribadisce il sì al confronto in Parlamento ma un netto no “alla criminalizzazione di una legge”. Per il sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano, il processo breve è “una norma di civiltà che dice a una parte della magistratura che esistono delle regole che valgono per tutti e vanno rispettate”. In sostanza, si tratta di una proposta che “non incide neanche sul termine delle indagini, ma punta a stabilire limiti temporali certi per le varie fasi del giudizio. E’ una norma di civiltà che va nella direzione di non lasciare il cittadino appeso nelle mani dell’arbitrio di chi intende adoperare il tempo del processo per accelerare o frenare a seconda di esigenze che nulla hanno a che fare col mondo della giustizia”. Mantovano ricorda inoltre che la lettura del ddl consentirà di “mettere da parte ogni timore con riferimento a reati particolarmente gravi e odiosi. Non soltanto quelli di mafia o di terrorismo, ma anche quelli che incidono di più sulla sicurezza di tutti e sulla sua percezione”.

Alle accuse di Casini replica il portavoce del Pdl Daniele Capezzone che stigmatizza il “giudizio liquidatorio” del leader centrista sul ddl al quale aggiunge una sorta di “sentenza costituzionale  anticipata e fai da te. In particolare, è una sorpresa negativa il fatto che l’Udc, sempre attenta alle questioni della riforma della giustizia, rischi di confondersi, per posizioni e argomenti, con il resto delle opposizioni”. Non a caso Capezzone ricorda che Casini “sembra dimenticare che questa legge serve a tutti gli italiani, dopo anni in cui il nostro Paese ha conquistato il poco invidiabile record delle condanne nelle sedi internazionali proprio a causa dell’abnorme durata dei processi”. Infine ribadisce che la norma è inserita nel quadro di una “riforma complessiva della giustizia di chiara impronta liberale e garantista, nell’interesse di tutti i cittadini”.

Sandro Bondi difende le ragioni del ddl affermando che se il ddl non dovesse passare “l’Italia sarebbe destinata all’ingovernabilità, all’impossibilità di tradurre in riforme la volontà popolare”. Il ministro e coordinatore nazionale del Pdl mette in evidenza un aspetto: c’è  un governo ha una larga maggioranza e che è stato votato dagli italiani per fare le grandi riforme. Ragion per cui “questa deve essere la legislatura delle riforme: istituzionali, della giustizia, dell’economia”. E sulla necessità di ridurre i tempi dei procedimenti ricorda come il gap del nostro sistema stia proprio nella loro durata eccessiva “quasi biblica”, al punto che “il processo stesso finisce per diventare una pena aggiuntiva per chi abbia la disavventura di subirlo”.

Bondi  snocciola i dati delle sanzioni comminate all’Italia dalla Corte europea dei diritti dell’uomo rilevando come il nostro paese alla fine abbia dovuto pagare “circa 15 milioni di euro nel 2007, 25 nel 2008 e 16 nei primi 6 mesi del 2009” e ribadisce che si tratta di un “problema grave, che riguarda i diritti dei nostri cittadini, e credo sia una questione della quale anche una forza come la sinistra dovrebbe farsi carico. Se una riforma come questa va a vantaggio di tutti i cittadini e guarda caso va a vantaggio anche del presidente del Consiglio, credo che non ci sia niente di male”.Anche perché il punto fondamentale oggi è “la legittimità del potere politico. Il primo dilemma di fronte al quale ci troviamo è se la guida di questo Paese la decide il popolo attraverso le libere elezioni o la decide l’ordine giudiziario. L’Italia ormai da oltre 16 anni vive questa invasione di campo da parte della magistratura nei confronti della politica, della democrazia. I magistrati determinano ormai da decenni il destino della politica”. Un aspetto che secondo il coordinatore del Pdl “maggioranza e opposizione dovrebbero affrontare” perché “riguarda proprio la vita di una democrazia sana e funzionante".

La risposta all’auspicio di Bondi arriva a stretto giro, prima da Casini poi dal leader Pd Perluigi Bersani che chiude la porta al dialogo e annuncia che il suo partito in Parlamento farà un’opposizione “molto netta” con l’obiettivo di “queste norme e sottolineare ancora una volta che questo Paese è sempre nel tritacarne dei problemi di Berlusconi, e questo non va bene. Il paese merita di potersi occupare dei problemi veri”. Insomma, almeno per ora, del dialogo sulla riforma della giustizia non c’è alcuna traccia.