Processo breve, il Pd è passato dalle grandi promesse alla solita opposizione

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Processo breve, il Pd è passato dalle grandi promesse alla solita opposizione

14 Gennaio 2010

Doveva essere una grande battaglia sul merito del provvedimento. Invece il Pd si è imbarcato, in compagnia dell’Italia dei Valori e dell’Udc, nel più classico dei filibustering per ostacolare il disegno di legge sul cosiddetto processo breve sul quale il Senato ha avviato ieri sera la discussione.

Sulla questione giustizia le opposizioni stanno giocando tutte le poche munizioni rimaste in canna. Il provvedimento che dovrebbe portare alla "ragionevole durata dei processi", prevedendo tempi meno incerti ma non troppo abbreviati rispetto agli attuali, è un favore o una pretesa che il presidente del Consiglio pretende per sé? Le attuali procedure giudiziarie sono un favore enorme, pari almeno al danno, di cui beneficiano ogni anno circa 400 mila italiani. Tanti infatti sono i processi che cadono in prescrizione con le norme attuali. Con il disegno di legge che il Senato dovrebbe licenziare mercoledì 20 gennaio, a quei 400 mila processi prescritti se ne dovrebbe aggiungere un altro 1-2%. In questa quota aggiuntiva potrebbero essere ricompresi i processi che riguardano il Cavaliere. Ma con quella quota aggiuntiva verrebbe resettato il sistema giudiziario costretto a sforbiciare i tempi processuali per rendere una giustizia

E’ una legge "ad personam"? Forse. Ma le norme processuali attuali consentono o no l’esercizio arbitrario dell’azione penale in nome di una sua obbligatorietà che sconfina nella discrezionalità? Sicuro.

Al Senato c’è stato il tentativo della maggioranza di coinvolgere le opposizioni in un confronto senza steccati. Il relatore del provvedimento, il senatore Giuseppe Valentino, ha accolto non pochi spunti emendativi presentati dal Pd. Ha innalzato da due a tre anni il tempo necessario per il primo grado di giudizio, a decorrere dalla conclusione delle indagini preliminari. E gli iniziali sei anni previsti nel disegno originario per i tre gradi di giudizio (primo grado, appello, Cassazione) sono complessivamente arrivati a 10 anni.

Circostanza commentata con sarcasmo dal premier: sarebbe questo il processo breve? Dieci anni sono un tempo biblico. Se utilizzati tutti per arrivare a una sentenza certa, si sarebbe comunque in presenza di un’ingiustizia. Il primo requisito per definire una giustizia degna di un Paese civile è la durata di un processo: più essa è lunga e più sicuro è che la sentenza definitiva, quale che sarà, sarà ingiusta. Un’assoluzione o una condanna non significano nulla se arrivano a dieci anni dalla consumazione del reato.

Si tratta di considerazioni di buon senso, ben presenti a molti parlamentari dell’opposizione. Cosa impedisce di tradurle in atti legislativi se non la necessità di tenere in piedi la trappola giudiziaria e cercare la scorciatoia o il passaggio a Nord-Ovest che consenta di cacciare Berlusconi?

Qualche giorno fa, Ottaviano Del Turco, più amareggiato che sollevato dalla piega che sta prendendo la sua vicenda giudiziaria, confidava a un amico incontrato al Senato che il Pd, tutto sommato, era rimasto fermo alla filosofia giustizialista del 1993. "E sì – chiosava l’ex governatore dell’Abruzzo – che sono passati quasi vent’anni …". "Sicuro che siano passati?", è stata la replica dell’interlocutore.

Questo è il dramma in cui si dibatte il Pd ma al quale è nel complesso impiccata la politica italiana. A dieci anni dalla morte di Craxi, si fa strada un dubbio inquietante: la politica italiana si è mai staccata dai fantasmi di Tangentopoli? Sono davvero passati vent’anni dalle tragedie giudiziarie d’inizio anni novanta? Oppure la vicenda politica ha compiuto soltanto un movimento apparente per restare in realtà inchiodata a quei drammi? Ecco perché la vicenda giudiziaria che riguarda Berlusconi non è una "vicenda personale". Essa ha assunto una forza simbolica straordinaria fino a trasformarsi nella "vicenda italiana". Passa da lì lo snodo principale per uscire da Tangentopoli. Il Pd deve trovare il coraggio di seppellire questo passato che non passa se non vuole restarne schiacciato.