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Processo Olivetti, giudice riesamina casi di morte per amianto

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Novità nel processo Olivetti. La giudice Elena Stoppini ha ordinato infatti la revisione dei campionamenti biologici per i 12 ex lavoratori degli stabilimenti di Ivrea che sarebbero morti per malattie riconducibili all'esposizione ad amianto. Viene quindi messa alla prova ancora una volta la correttezza delle diagnosi. Tra gli imputati del processo, Carlo De Benedetti, il fratello Franco e l'ex ministro Corrado Passera.

L'iniziativa presa dalla giudice Stoppini è stata interpretata con favore dalla maggior parte dei difensori, che da sempre sostengono l'assoluta mancanza di responsabilità da parte degli alti organi dirigenziali della Olivetti rispetto alle patologie che colpirono i lavoratori. Gli avvocati ribadiscono che l'azienda fece tutto il possibile per scongiurare i rischi per la salute dei dipendenti. Nel corso dell'udienza di ieri il medico legale della difesa ha affermato che uno dei lavoratori morì per una occlusione intestinale e non per un mesotelioma pleurico.

Nelle scorse settimane una squadra di polizia giudiziaria, su mandato della dottoressa Stoppini, aveva già raccolto i vetrini istologici - custoditi in diversi ospedali - consegnandoli al reparto di anatomia patologica dell'istituto clinico Humanitas di Rozzano, dove saranno riesaminati alla luce delle migliori tecnologie attualmente disponibili. "E' un accertamento che completa il quadro probatorio", dice il procuratore capo Giuseppe Ferrando. Le indagini della procura di Ivrea si sono basate sull'analisi delle cartelle cliniche.

I processi di smaltimento dell'amianto e di bonifica dell'amianto sono metodi "radicali" che comportano procedure speciali in grado di garantire la sicurezza degli operatori addetti, di chi si trova nei pressi dei luoghi di smaltimento e durante il trasporto eventuale dei materiali.

Che cos'è l'amianto? L'asbesto, o amianto, è un insieme di minerali. La prima nazione al mondo a mettere in guardia dalla natura cancerogena dell'amianto fu la Gran Bretagna negli anni Trenta, mentre negli anni Quaranta la Germania riconobbe che questi materiali potevano rivelarsi dannosi per i lavoratori, prevedendo forme di risarcimento.

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