Procura di Milano ricorre contro la Corte d’Appello
01 Agosto 2008
di Redazione
La Procura Generale di Milano ricorre in Cassazione contro il provvedimento con il quale la Corte d’Appello civile aveva autorizzato il padre di Eluana Englaro a sospendere l’alimentazione e idratazione artificiale per tenere in vita la figlia, in stato vegetativo permanente da 16 anni. La stessa Procura generale, contemporaneamente, richiederà di sospendere l’esecutività della sentenza della Corte d’Appello.
Il ricorso è stato accolto con soddisfazione nella maggioranza di Governo e nell’Udc. "Siamo soddisfatti – afferma Eugenia Roccella, sottosegretario con delega alle tematiche sulla vita – per la decisione d Abbiamo ritenuto che quella sentenza fosse poco documentata sul piano medico (la letteratura scientifica più aggiornata non definisce lo stato vegetativo come sicuramente irreversibile) e che rappresentasse un pericoloso precedente sul piano giuridico: se fosse stata applicata, infatti, Eluana sarebbe morta prima di ottenere una sentenza definitiva".
Nel rispetto dei ruoli e della distinzione dei poteri – fa eco il Vicepresidente dei senatori Pdl Gaetano Quagliariello – riteniamo un fatto importante che il dubbio al quale abbiamo provato a dare corpo con gli strumenti a nostra disposizione si stia manifestando anche all’interno dello stesso ordine giudiziario. Ci sembra davvero un buon segno. Abbiamo sempre sostenuto che la sentenza della Cassazione avesse ampiamente travalicato, su un tema delicatissimo come quello della vita e della morte, i confini della discrezionalita’ giudiziaria e della potesta’ interpretativa dei giudici. La nostra iniziativa di sollevare un conflitto di attribuzione ha preso le mosse proprio da questa constatazione’".
Analoga la soddisfazione in casa Udc. "Apprendiamo con sollievo -commenta Luca Volontè- il ricorso della Procura che sospende il decreto di condanna a morte di Eluana Englaro. In queste tre settimane siamo stati i soli, sin dall’inizio, a chiedere un intervento rapido in grado di scongiurare gli effetti della prima sentenza omicida della Repubblica italiana per salvare una persona sfortunata ma comunque ancora viva. Ci auguriamo ora che le ‘coscienze parlamentari’, contrarie a sollevare il conflitto di attribuzione con la Corte di Cassazione, riflettano con maggiore serenità sull’inviolabilità della vita umana".
fonte: APCOM
