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Prodi (per ora) salva il governo ma riapre la partita con Veltroni

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“Dai nemici mi guardo io, dagli amici mi guardi Dio”. Superati con qualche fibrillazione i primi due giorni di Finanziaria al Senato, il nuovo groviglio in cui l’Unione sembra destinata ad avvilupparsi è ben raffigurato da questa summa della saggezza popolare. L’ansia di tirare a campare e la convinzione di essersi riassicurato il sostegno di Dini ha infatti indotto Prodi a rafforzare l’asse di ferro con l’ala radicale della coalizione (lo dimostrano la trattativa sui precari della pubblica amministrazione e la riscrittura del decreto sulla sicurezza),  e questa ulteriore sterzata a sinistra ha impresso una brusca accelerazione al conto alla rovescia in vista dello scontro con Walter Veltroni e il suo Pd.

E’ proprio su questo fronte che il sismografo dell’Unione ha fatto registrare nelle ultime ore le impennate più significative, e non è un caso che mentre il confronto a distanza si consumava, qualche solerte “esorcista” abbia provato a parare il colpo di un emendamento di Rossi e Turigliatto sostenuto dalla Cdl e respinto per un solo voto soffiando a “La Stampa” affermazioni catastrofiste attribuite al capogruppo forzista Renato Schifani che nessun senatore azzurro ha in realtà mai sentito pronunciare.

L’immediato futuro chiarirà molti interrogativi. Ma sovrapponendo fatti e circostanze alcuni scenari iniziano a delinearsi con una certa evidenza. Non è un caso, infatti, che mentre Prodi si barcamena in Senato, il segretario del Partito democratico, pur col suo fare che l’arguto Geminello Alvi definisce “medusaceo”, abbia dichiarato di voler riaprire dopo l’(eventuale) approvazione della manovra un canale di comunicazione con il centrodestra in merito alle riforme istituzionali. Un po’ per smarcarsi definitivamente da Prodi, un po’ – probabilmente – per intercettare gli appetiti di quanti, fra i partiti dell’opposizione, intravedono nella possibile sopravvivenza dell’esecutivo una ghiotta occasione per tentare di emarginare Forza Italia e riaprire la partita della leadership.

In questo quadro magmatico, le date hanno la loro importanza. Ed è un fatto che per il 16 novembre, giorno che nelle speranze dell’Unione dovrebbe sancire il momentaneo “scampato pericolo”, la fondazione “Italianieuropei” animata da Massimo D’Alema abbia messo in calendario un convegno sulla legge elettorale, ospite d’onore proprio il sindaco di Roma. In quella sede, sempre che il governo sia sopravvissuto per davvero, è probabile che il Pd proverà a riproporre sul tavolo della trattativa una convergenza sul sistema tedesco, aprendo la porta alle forze minori del centrodestra che accarezzano l’idea delle “mani libere”. In tal caso, è evidente che D’Alema otterrebbe in cambio da Veltroni l’inevitabile rinuncia alla sua idea di partito leaderistico e senza tessere, in sostanza ad un’entità plasmata a sua immagine e somiglianza.

Siamo dunque in uno stato di fibrillazione continua. Ed è anche per questo che dalle parti della Casa delle Libertà si continua a ritenere che l’incidente, per il governo, resti sempre dietro l’angolo.

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