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Prodi prende il posto di Mastella e cerca di rianimare l’Unione

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Clemente Mastella non fa marcia indietro.  E il giorno dopo il grande show-down politico-giudiziario, il leader dell’Udeur conferma le sue dimissioni e la sua uscita dal governo Prodi. All’esecutivo resta l’appoggio esterno del Campanile e una sopravvivenza legata al filo sottile di pochi voti. “Nel governo” dice Mastella “non ci siamo così come non ci siamo in Campania dove la situazione andrà ridiscussa. È la crisi del sistema, non del governo. Per quanto mi riguarda non indicherò alcun nome a Prodi per la carica di ministro della Giustizia".

La risposta del presidente del Consiglio è morbida, attestata sui toni tipici da “rianimatore” a cui Prodi è costretto a ricorrere a cadenza quasi quotidiana per tenere insieme una coalizione costantemente in pericolo di vita.

“Profonda, piena e affettuosa solidarietà a Clemente Mastella e al suo partito, i Popolari Udeur, sul cui appoggio il governo ha contato in passato e conta in futuro». Due ore prima del suo intervento a Montecitorio il premier aveva parlato con il Capo dello Stato e il presidente della repubblica aveva firmato il decreto con il quale accettava le dimissioni di Clemente Mastella da ministro della Giustizia e affidava l'interim del dicastero al presidente del Consiglio Romano Prodi. Un raddoppio degli oneri governativi che Prodi interpreta esclusivamente come un incarico a tempo in attesa del ritorno del leader dell’Udeur.

“L’interim è il segnale di un'attesa: che dalla magistratura arrivi un chiarimento forte perchè Mastella possa riprendere il suo posto" dice il premier. "Mi impegno fin d'ora in qualità di Guardasigilli a proseguire una politica di indipendenza della magistratura e di tutela delle persone, in particolare della presunzione di innocenza" dice Prodi in aula, annunciando inoltre che sarà presente all'inaugurazione dell'anno giudiziario e che uno degli obiettivi centrali dell'esecutivo sarà quello di garantire l'efficienza della magistratura.

L’emiciclo della Camera, rispetto al giorno prima e all’accorato intervento di Mastella, ha però una reazione differente e molto più blanda. Il discorso di Prodi, infatti, viene applaudito solo dai deputati che siedono nei banchi centrali del centrosinistra, in particolare quelli del Pd. I deputati della sinistra radicale e quelli del centrodestra non si muovono.

E Silvio Berlusconi condanna duramente l’appoggio esterno al governo dei Popolari-Udeur annunciato da Clemente Mastella, una posizione "che non sta in piedi, nei confronti di un governo che ha una politica giudiziaria opposta a quella che lui ha evocato come giusta ieri in Aula, dove c’è un ministro come Di Pietro che si è scagliato con una violenza verbale assoluta contro Mastella e le sue dichiarazioni. Romano Prodi deve prendere atto che l’esperienza di questo Governo è finita non tanto per le sue responsabilità personali - dice il Cavaliere - quanto per il fallimento di una alleanza divisa da posizioni politiche e programmatiche insanabili".

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E sulla prospettiva di un possibile ingresso del leader dell’Udeur nel Popolo delle Libertà, Berlusconi non chiude la porta. “Non sono io a doverlo accogliere, è la gente. In questo partito possono starci tutti quelli di cui la gente ha fiducia". La pressione sul governo, insomma, inizia a crescere. E anche Pier Ferdinando Casini rompe la tregua e chiede a Prodi di dimettersi per poi fare un governo di solidarietà nazionale che porti il paese alle urne.

Alzano i toni e lasciano trapelare crescenti malumori Alleanza Nazionale e l’Italia dei Valori, con Antonio Di Pietro che giudica “giuste” le dimissioni dell’ex collega di governo. Replicano i gruppi parlamentari dell’Udeur: "Le parole e gli atteggiamenti dell`on. Antonio Di Pietro e del suo gruppo rischiano di allontanare definitivamente il già fragile rapporto esistente all`interno della maggioranza: la misura politica comincia ad essere colma".

Il clima politico, insomma, con il passare delle ore si va surriscaldando con i Socialisti che già chiedono “un chiarimento” alla maggioranza. Il problema, in prospettiva, è anche quello di dover gestire l’appoggio esterno di un partito, l’Udeur, da mesi critico verso il governo e ora privo di un’ancora e di una poltrona governativa.

Ieri è circolata con insistenza l’ipotesi che Mastella possa essere sostituito dal capogruppo Mauro Fabris. Circola anche la voce che Fabris possa sedere su un altro scranno, come la Difesa o i Beni Culturali. Questa eventualià, però, è tutt’altro che gradita a Prodi perché farebbe sostanzialmente scattare quel rimpasto da lui sempre negato. Quel che è certo è l’interim non potrà durare all’infinito. E Di Pietro fa già sapere che “la giustizia non può attendere il ritorno di Mastella al dicastero, perchè questo è incompatibile con l’azione di governo”.

Il nuovo scontro fratricida, interno all’Unione, insomma è già iniziato. E questa volta la “missione sopravvivenza” appare davvero ai limiti dell’impossibile.

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