Prodi sposta sulle nuove generazioni i costi della previdenza

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Prodi sposta sulle nuove generazioni i costi della previdenza

17 Luglio 2007

Il Governo Prodi e l’ala massimalista del sindacato stanno approfittando della generosità delle nuove generazioni. Il sistema previdenziale è emblematico della discriminazione anagrafica. Le bacchettate di Bruxelles e di Bankitalia non sembrano ridurre la pressione di Rifondazione comunista e della Cgil. A poco servono gli atteggiamenti “giovanilistici” del sindaco di Roma, Walter Veltroni.

Lo scalone, come indicano i dati elaborati dal Nucleo di Valutazione della spesa previdenziale, è solo il primo passo verso un riallineamento tra le generazioni, in quanto solo con un’età di pensionamento superiore ai 62 anni si raggiunge un’equità tra padri e figli. I calcoli evidenziano che, con l’introduzione del sistema contributivo, i giovani lavoratori pagano contributi che coprono per intero il loro ipotetico periodo di pensionamento, ma riceveranno meno di quanto gli viene sottratto in busta paga.

Le generazioni precedenti, al contrario, pagano contributi che coprono soltanto una parte della loro pensione, insomma ricevono più di quanto versato. Questa ingiustizia raggiunge livelli inaccettabili per i giovani con contratti di lavoro a tempo determinato, i parasubordinati, che dopo la stangata in Finanziaria, rischiano di subire un ulteriore aumento dell’aliquota contributiva, si tratta di risorse di cui non goderanno mai. Gli anni di pensione coperti dal montante contributivo sono, infatti, la cartina tornasole di questa ingiustizia e della tendenza a spostare sulle spalle delle nuove generazioni i costi della previdenza.

I giovani maturano un montante maggiore ma hanno meno diritti. Chi è entrato nel mercato del lavoro negli anni ‘80, andando in pensione a soli 58 anni, cumula un montante contributivo che su 25 anni (calcolati come vita residua) copre soltanto 19,5 anni del periodo di godimento della pensione, i restanti 5,8 sono in omaggio. L’eventuale applicazione dello scalone introdotto dalla riforma Maroni riduce questo regalo a 3,7 anni. Stesso ragionamento, ma con un regalo di anni di contribuzione superiore (circa 8,7 anni), è valido per i dipendenti pubblici. Diversamente un lavoratore che è entrato nel mercato del lavoro nel 2000, quindi un giovane, coprirà interamente, la quasi totalità, ben 24,3 anni, del periodo pensionistico con il suo montante contributivo.

I figli pagano senza ricevere, i padri ricevono pagando in parte. Non applicare lo scalone significa non ristabilire l’equità tra le generazioni. I giovani, e qualcuno a sinistra inizia ad intuirlo, non potranno scioperare, perché non sindacalizzati, ma al momento del voto sapranno rendere il colpo subito.